Lotto XXIV, Casa modello 9

L’intervento si caratterizza nell’accento dato al ruolo della quinta su strada dove le scale esterne scavano il volume edilizio.Gli ingressi delle abitazioni centrali sono marcati da due elementi aggettanti ad L rovesciata, che per la loro astrattezza ricordano il neoplasticismo olandese. Entrambe le scelte architettoniche donano al prospetto forti chiaroscuri e segnalano in facciata le singole unità abitative. E’ da notare che la stessa tipologia, contenente due alloggi sovrapposti, utilizzata singolarmente a risolvere l’angolo del lotto sulla piazza (case modello 4 e 8), è qui duplicata ed aggregata alle abitazioni centrali, di due piano con scala interna, per formare un’unità, nell’edificio a sei alloggi.

Oggi il prospetto risulta modificato per le personalizzazioni fatte nel tempo dai residenti e qualcosa dell’immagine originaria è andata perduta.

( Pietro Fumo )

Lotto XXIV- Casa modello 13

Organismo architettonico complesso, è posto come testata sulla piazza a risolvere l’angolo acuto del lotto e a fare da sfondo alla veduta interna del giardino. Sembra radunata qui in un solo edificio una concentrazione di elementi propri di un intero bordo della campagna romana: il prospetto principale rimanda a quello di una casa isolata, sui fianchi si aprono i portici che riparano gli ingressi degli appartamenti al piano terra e dietro si trovano le scale esterne che salgono agli alloggi del primo piano. In totale sono sei appartamenti ma gli alloggi sul prospetto principale sono più grandi, sviluppati su due piani e con scala interna.

Nella distribuzione la casa rispetta gli standard richiesti dal concorso: scale esterne per i piano superiori con ingressi indipendenti, cucine in alcova armadi a muro e ripostigli.

La lunga linea del marcapiano segna i prospetti sino a piegare lungo i parapetti delle scale esterne. L’aspetto murario e tradizionale svela piccoli dettagli quali il portico a pilastri binati e le finestre troppo vicine all’angolo testimoni di un’attenzione all’architettura moderna che assume il linguaggio rurale per esprimere la semplificazione delle forme.

Questa piccola casa è l’unica nata fuori concorso, perché  progettata come la planimetria generale del lotto, da Plinio Marconi unico tra gli architetti invitati ad essere interno all’ICP. Essa è infatti più vicina delle altre al linguaggio di gran parte delle case della Garbatella. L’uso dell’intonaco con tinte tradizionali la differenzia dalle altre case del lotto. dove invece si sono sperimentati il colore bianco razionalista e i materiali di rivestimento in pietra e cortina di mattoni.

(Maria Paola Pagliari, Antonella Bonavita)

 

Lotto XIII- Edifici Gemelli, casa modello 2-6

Siamo di fronte a due dei più eleganti edifici della Garbatella: costruiti accanto a quello dei Bagni pubblici sui due lati contrapposti dell’isolati, formano con esso la sequenza di facciate più interessanti e ricca del quartiere. L’uso della partitura classica nei diversi piani sovrapposti, il rafforzamento degli angoli con bugne, i prospetti pieni con una serie variata di bucature e decorazioni, le nicchie ovali da cui si affacciano teste femminili e maschili sono elementi con cui l’autore gioca con maestria.

Gli alloggi sono sfalsati di mezzo piano per cui la scala centrale serve ad ogni pianerottolo due appartamenti. Tale sfalsamento realizzato ponendo un piano seminterrato di cantine nel volume sul fronte stradale, rafforza la volotà dell’autore di dare caratteri diversi e autonomi ai due fronti che compongono l’edificio.

Imponente, più alto, con un basamento in bugnato di finto peperino e un piano a soffitte di coronamento della partizione centrale della facciata quello su strada, il fronte urbano. Più basso ma non meno imponente quello vero l’interno del lotto, con i due volumi laterali che si protendono nel giardino caratterizzati da ampie superfici cieche e da profondi bugnati che si contrappongono al fronte loggiato della parte centrale. Oggi chiusi da finestre in alluminio, i percorsi loggiati rappresentano una soluzione distributiva e architettonica particolarmente efficace e interessante all’interno della sperimentazione di questo tipo edilizio.

( Antonella Bonavita, Maria Paola Pagliari ) 

Lotto XIV, Residenza d’angolo casa modello 5

Posto all’incrocio delle due strade e con un lato prospiciente il mercato, l’edificio si presenta compatto ma articolato da piani verticali leggermente sfalsati, da una trabeazione accentuata e dall’ampia fascia marcapiano in corrispondenza del balcone d’angolo. Questi elementi danno carattere ai due spigoli in prossimità dell’angolo interno, dove si trova la scala, e il loro segno gira fino a disegnare la facciata su via Vittorio Cuniberti che inoltre si gonfia e si arretra nell’attico. Lo spigolo esterno smussato, è pieno e liscio.

Sebbene analoga a quelle adottate nella maggior parte degli edifici del quartiere, dove la sperimentazione architettonica si rifaceva alla lezione della tradizione romana, tale soluzione è unica e interessante.Una grande curva viene posta nella progettazione delle bucature che modulano e danno singolarità alle facciate con archi o rettangoli.

( Maria Paola Pagliari ) 

 

Lotto XXVIII- Casa “La Garbatella”

L’isolato triangolare progettato tutto da Trotta risolve con i suoi edifici d’angolo le due piazze lungo il tratto di viale Guglielmo Massaia che fronteggia gli alberghi suburbani, allora già realizzati Gli spazi interni e sterni al lotto sono definiti da edifici imponenti composti di volumi puri che caratterizzano i diversi fronti.

Questo fabbricato d’angolo risolve la costruzione di piazza Bonomelli. Simbolo della Garbatella, l’edificio ne riporta il nome (tratto dal toponimo di un vecchio vicolo che attraversa l’area prima della costruzione del quartiere) nella decorazione della facciata principale: un festone sotto un busto di donna che si affaccia sulla piazza.

La forma stereometrica, composta sulla bisettrice del lotto in quel punto, contiene due alloggi a piano serviti da un corpo scala. Il volume si sviluppa a partire da questo, affiancato dalle cucine e dai balconi arrotondati collegati al corpo rastremato delle camere. La grande loggia circolare solo su due piani rafforza la facciata concava che accoglie lo spazio della piazza, mentre sul fronte interno campeggia il volume cilindrico del corpo scala, chiuso come un silos, su cui aprono piccole finestre decorate. La finta cortina e la cornice del portone di ingresso staccano il volume della scala sulla parete piena della facciata intonacata.

 

( Antonella Bonavita, Maria Paola Pagliari ) 

 

 

Lotto XXVII, Casa a Scala

L’edifico, atipico nel panorama delle case della Garbatella, risolve un forte dislivello del terreno con la sua particolare volumetria e si distingue dalle altre costruzioni colorate con le terre naturali, per il bianco dell’intonaco. La sua forma caratterizza il disegno urbano con modalità peculiari, non costruendo il margine dell’isolato ma arretrando la facciata dalla strada per formare nello spazio interposto un ambito pubblico. L’edifico simmetrico e circondato da giardini, si compone su due assi ruotati e si presenta come un accesso al cortile sottostante. Ogni corpo scala serve quattro alloggi a piano e il forte dislivello genera soluzioni interessanti.

I due edifici, uniti in quota, lasciano a terra un passaggio coperto per l’ingresso al lotto. Il varco sovrastato da una loggia passante coperta da un portico a telaio, lascia intravedere al di là.

Nella semicorte di ingresso un basamento in mattoni rossi regge la massa superiore e le torrette dei due corpi scala, i propilei al varco con la lunga scala che conduce in basso, sembrano quasi due fari, alleggeriti in alto da finestre; altre ne svuotano l’angolo.

Rispetto agli edifici realizzati da Nicolosi nel 1929, poco distanti (scheda E 41), il linguaggio è completamente cambiato: i volumi mutano l’uno nell’altro secondo geometrie essenziali. Scomparse modanature, cornicioni, decorazioni che avevano segnato la fase precedente. L’autore fa sua l’estetica del razionalismo, ricerca la purezza geometrica, l’essenziale, il tutto reso raffinato da soli dettagli.

 

(Maria Argenti)

Art Institute of Chicago – The Modern Wing

Ottomilacinquecento disegni per venticinquemila metri quadri e trecento milioni di dollari. Nel 2009 la Modern Wing dell’Art Institute di Chicago, firmata da Renzo Piano, apre al publico.
Nel febbraio’99 lo studio “Renzo Piano Building Workshop” viene chiamato per la realizzazione di un importante ampliamento del museo, la Modern Wing. L’obiettivo era quello di aumentare del 30% gli spazi espositivi e del 100% quelli destinati alla didattica. Inaugurata il 16 maggio del 2009, si sviluppa all’angolo nord est del museo esistente – situato sulla South Michigan Avenue – e si affaccia sul Millennium Park.
Renzo Piano con la sua Modern Wing si pone perfettamente a metà tra tradizione e innovazione, ascolto del luogo e tecnologia, museo storico e città.
Un equilibrio reso esplicito tanto dal “contenitore” quanto dal suo “contenuto”. Il museo, infatti, si inserisce perfettamente nella maglia ortogonale della città, e la sua posizione segue proprio l’orientamento del tessuto urbano. I materiali utilizzati sono proprio quelli della tradizione di Chicago: pietra calcarea locale, la stessa del museo esistente, lastre di vetro laminato di 67 x 600 cm di altezza con sotto-struttura in alluminio per il prospetto nord. Vetro serigrafato e travi in acciaio, invece, costituiscono il complesso “pacchetto” della copertura. Vetro e acciaio, proprio come tutti gli edifici della Chicago post incendio. Quanto alle esposizioni, invece, recupera e reinterpreta i 130 anni di storia del Art Institute progettando degli spazi atti ad ospitare non solo le “classiche” esposizioni, ma anche digital art, exhibit fotografici, installazioni luminose, laboratori creativi e spazi flessibili altamente tecnologici. Un progetto che si basa sulla trasparenza, sulla luce e sulla sostenibilità, in cui l’arte è racchiusa al suo interno ma allo stesso tempo è proiettata all’esterno: la Modern Wing si specchia nel Millennium Park ed è a esso virtualmente e fisicamente collegato.
Due padiglioni di tre piani, accessibili da una nuova entrata in Monroe Street, si sviluppano attorno ai poli della Griffin Court che li mette in comunicazione; una scenografica passeggiata che crea un asse centrale portante, detto “main street”, che taglia l’intero edificio da nord a sud e che funge da “ponte” tra museo e tessuto urbano.
L’edificio a est ospita sale espositive e il nuovo centro didattico, ovvero aule e laboratori per studenti e visitatori e culmina, al terzo livello, in un suggestivo spazio espositivo illuminato da luce naturale; l’edificio ovest, invece, al piano terra è costituito dalla cosiddetta “hall”, compositivamente e concettualmente simile a quella del Paul Klee di Berna, che rappresenta un grande open space, un lungo corridoio ininterrotto da dove si può accedere ai servizi per il pubblico quali bookshop, caffetteria e alcuni spazi espositivi. Il primo piano espone le collezioni contemporanee, il secondo le opere d’arte moderna mentre al terzo vi è la grande terrazza. La Bluhm Family Terrace è una terrazza scenografica, di circa 3400 mq, che si affaccia sul parco offrendone una vista spettacolare. Poiché sala espositiva all’aperto, ospita installazioni temporanee e numerose sculture che incorniciano il paesaggio e diventano “ospiti” immobili del ristornate panoramico. Da qui, il Nichols Bridgeway, il continuum fisico tra parco e museo. Una passerella in acciaio bianco, lunga 190 metri e larga 3,6, raggiunge un’altezza di 18m e scende verso il parco con una pendenza del 5%.
L’elemento più affascinante, come spesso accade nei musei firmati da Renzo Piano, è sicuramente la copertura: un “tappeto volante” che fluttua a 2,6 m di altezza dai due parallelepipedi trasparenti e che aggetta diventando una tettoia ancorata al suolo da un colonnato di tubolari d’acciaio, dalle estremità rastremate a cono, alti quasi 20 m e dal diametro di soli 35 cm. Un “roof” di metallo e vetro dotato di lamine di allumino estruso e di sensori automatici di oscuramento che modulano l’ingresso della luce naturale all’interno delle sale espositive filtrando i raggi provenienti da nord e schermando quelli provenienti da sud; la luce diretta si trasforma in luce diffusa e l’opera diventa un “tempio di luce” così come lo ha definito il Chicago Tribune.
Un sistema tecnologico collaudato che consente la piena espressione dell’opera d’arte, la sua più completa percezione e fruizione e che consente di ridurre del 50% i costi di illuminazione e di climatizzazione degli ambienti interni.
Copertura filtrante che si trasforma in tettoia capace di schermare le pareti verticali vetrate, sistemi di oscuramento, meccanici e automatici, luce zenitale, diffusa, che non genera ombra e che non viene riflessa sulle opere espositive: un leitmotiv che loricorre ancora una volta quando si parla di Renzo Piano, o, meglio ancora, di un suo museo.

Sede ACEA

Si propone come volume articolato emergente, insieme alle rilevanti presenze monumentali, le stazioni ferroviarie e metropolitane, l’ufficio postale, intorno ad un vuoto occupato  al centro dalla porta Ostiense e dalla Piramide. Le sue qualità si rilevano nella capacità di aver saputo correttamente concludere l’invaso urbano e rapportare tra loro gli edifici intorno tutti eterogenei. La facciata principale, semplice espressione della struttura tipologica dell’impianto, si piega leggermente con le direttrici delle strade adiacenti.

(Guido Martini)

Lotto LI, Cinque edifici

Le soluzioni d’angolo, sempre diverse marcano la forma del lotto aprendosi in modo concavo verso l’esterno. I prospetti evidenziano l’assi di simmetria con piccole riseghe, fasce marcapiano e marcafinestre.

L’intonaco in due colori ha inserti in mattoni e grandi modanature o mensole alle finestre dei prospetti sulle strade esterne.

Disposti lungo il perimetro del lotto, quattro edifici lasciano spazi a giardino nei vuoti interconnessi. L’edificio più grande, formato da due volumi collegati, si apre su largo Giovanni Ansaldo e ospita l’ingresso all’interno del lotto: un passaggio conduce attraverso un piccolo cortile aperto prima e un atri coperto poi al giardino interno.

La pianta dell’edificio, apparentemente complessa, nasce dall’incastro di due volumi a T disposti simmetricamente sulla bisettrice del settore di cerchio che forma il lotto. Il tipo edilizio base, piuttosto diffuso alla Garbatella, viene utilizzato qui per realizzare il fronte principale del complesso: il prospetto sebbene arretrato rispetto alla strada e più basso degli edifici prospicienti, diviene protagonista dello spazio urbano antistante. Nel piano di facciata le partizioni piene sono fattore di monumentalità, contrapposte alla frammentazione del fronte arretrato sulla piccola corte aperta, parcellizzato dalle finestre qui concentrate.

( Maria Paola Pagliari )

Lotto XXVIII modello 14, Lotto XXXI modello 5

L’architetto Trotta, ogni volta che compone uno spazio complesso come questa piazza, modella le sue architetture e le adatta plasticamente a costruire il luogo. Semplici in pianta, gli edifici si articolano mediante l’inserzione dell’arco che unisce i volumi tagliandoli negli angoli. Ogni unità ha un corpo scala che conduce a due o quattro alloggi per piano per quattro piani.

Un’elegante scenografia definisce la piazza e accoglie chi giunge da via Rubino e chi risale dalle strade di fondovalle o dall’interno dei lotti. Gli edifici aprono sulla piazza percorsi che invitano all’affaccio o all’attraversamento: i due archi “monumentali” introducono ai lotto dove troviamo ad una quota più bassa gli ingressi agli edifici, mentre la gradonata centrale su via Angelo Orsucci scende ripidamente dando continuità al sistema di crinale. L’articolazione dei volumi realizzata differenziando le altezze dei corpi scala e digradando verso la piazza il corpo di fabbrica, crea una ricchezza volumetrica che si impone nella visuale del complesso per chi risale verso la piazza: una sort di rocca circondatadi verde.

In fondo alla gradonata centrale, su piazza Ricoldo da Montecroce, l’accesso al quartiere è segnato dalla famosa Fontana della Carlotta (opera di Innocenzo Sabbatini ) uno degli oggetti simbolici della Garbatella. Una piccola vasca dove un volto femminile getto uno zampillo d’acqua, è sormontata da un grande vaso in graniglia di cemento, simile alla terracotta.

( Antonella Bonavita, Maria Paola Pagliari )