Acquario Romano
Ettore Bernich
Piazza Manfredo Fanti, Roma, 00185 RM, Italia, 1881-1887

L’idea di costruire un acquario con stabilimento di piscicoltura all’ Esquilino si deve all’ittiologo comasco Pietro Garganico, la cui idea di progetto mescolava funzioni scientifico-didattiche con destinazioni più propriamente ricreative da offrire alla emergente borghesia cui era inizialmente destinato il quartiere. L’edificio, realizzato nel 1887, rientrava nel progetto di ammodernamento della capitale ad opera di Quintino Sella e si sviluppava coerentemente con l’idea di rendere Roma un centro della scienza. All’ architetto Ettore Bernich si deve la fisionomia ultima, individuata da un impianto tipologico che, sebbene rimandi al Pantheon per la composizione di una sala a pianta centrale con un avancorpo d’ingresso, era stata ricavata dall’associazione di una sala ad anfitreatro con un arco trionfale, il che rendeva la struttura pienamente rispondente ai criteri contemporanei della sala teatrale e del museo. Ettore Bernich sviluppò il progetto dell’edificio ad impianto centrale e del giardino adiacente, dividendo l’area destinata al progetto in due zone simmetriche contraddistinte l’una, dal pieno del fabbricato, l’altra, dal vuoto dell’acqua di un laghetto dal quale far emergere scenograficamente i resti archeologici delle mura serviane; il tutto racchiuso all’interno di un pittoresco giardino. L’edificio è formato da tre elementi ben definiti e relazionati tra loro: un corpo cilindrico di base ellittica, un pronao parallelepipedo con arco a nicchione centrale ed un basamento su cui i due elementi dell’organismo edilizio sono collocati. La sala ellittica interna, racchiusa da un involucro realizzato con pietrame di tufo romano e malta, è a tutt’ altezza ed illuminata da un ampio lucernario dodecagonale in ferro e vetro di diametro esterno di m.16, il cui aspetto è oggi in parte modificato rispetto all’assetto originale. La facciata principale presenta una ricca decorazione interamente ispirata a temi acquatici, quali le sculture in stucco de “La Pesca” e “La Navigazione” nelle edicole ai due lati dell’ingresso ed il gruppo a coronamento dell’edificio con il motivo del carro di Venere trascinato da un tritone e una nereide. Il tema marino ispira anche le decorazioni pittoriche dell’edificio opera di G. Toeschi e S. Silvestri. La grande sala interna, che conteneva 22 vetrine destinate agli acquari, è caratterizzata da una pavimentazione in mosaico e da un doppio ordine di colonne in ghisa a sostegno della galleria superiore e della copertura. A seguito del fallimento della società anonima dell’Acquario che era subentrata al Garganico e lo aveva estromesso dal progetto, nel 1891 il Comune torna proprietario del terreno e del fabbricato. Fino al 1930 la struttura è soggetta agli usi più disparati, come sede di esposizioni agroalimentari o artistiche, concorsi pubblici, palestre per le scuole di quartiere, sala di spettacolo, magazzino per gli scenari del Teatro dell’Opera. L’edificio, oggetto di ulteriori ipotesi d’uso mai portate a termine, come la demolizione totale per trasformare l’intera area in giardino o come terminal delle linee regionali, verrà utilizzato come deposito fino alla fine del 1984. Nel 2003, a seguito di lavori che permettono il recupero quasi totale della fisionomia originale dell’Acquario e di un accordo con il Comune di Roma, l’edificio viene destinato a Casa dell’Architettura e sede degli uffici dell’Ordine.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

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