Casa Baldi
Paolo Portoghesi
Via Sirmione, 19, Roma, 00188 RM, Italia, 1959-1962

“In realtà nella collina dove sorge Casa Baldi esisteva una cava di tufo, che però era stata chiusa. Mi sono posto il problema di dare una risposta al luogo, caratterizzato sul versante verso il fiume da un’alta spalliera di tufo e dal protagonismo del rudere: i resti di un sepolcro dove si mescolavano parti di tufo rosso, che proveniva dalle cave vicine, e di quello giallo che era invece delle cave di Riano…” Paolo Portoghesi

Al chilometro 12 dell’antica via Flaminia, ormai fuori dal centro cittadino, la natura torna protagonista del paesaggio, mescolandosi con antiche tracce archeologiche, tra cui un antico sepolcro romano. Sul fianco di una collina tufacea utilizzata come cava, Paolo Portoghesi ha concepito la più interessante delle sue opere giovanili, trampolino di lancio per una brillante carriera internazionale. In questo ambiente suggestivo ha dato corpo, per la prima volta, a quella ricerca dell’anima dei luoghi che non implica semplicemente l’adesione a un’architettura di matrice organica, ma la volontà di inserire nel progetto architettonico segni e presenze non solo del dato naturale ma anche di quello storico e culturale, della tradizione nel senso più nobile del termine. Le pareti dell’abitazione si muovono come si muove la collina, alternando superfici concave (per gli esterni) a superfici convesse (per gli interni). Il muro di cinta si compone di blocchi di tufo delle stesse dimensioni di quelli dei ruderi del sepolcro, assemblati con la medesima tecnica dell’ “opera a sacco”, mentre per la casa vera e propria la pietra è stata utilizzata così come usciva dalla cava, in blocchetti di dimensioni regolari impiegati a pieno spessore. Dove la parete è concava i blocchi sono serrati l’uno all’altro, dove è convessa le intercapedini sono state colmate con cunei di tufo giallo di Riano. Le finestre non interrompono il ritmo delle pareti ma si inseriscono nei punti di convergenza dei setti parabolici, facendo fluire la luce all’interno con graduale continuità e al contempo conducendo dolcemente verso l’esterno chi si trova dentro le diverse stanze. In questa dimora in aperta antitesi con le tendenze architettoniche alla moda sul finire degli anni Cinquanta, si possono trovare innumerevoli richiami alla storia dell’architettura italiana ed europea, dall’amato Borromini al geniale Gaudì; Portoghesi rielabora gli insegnamenti dei maestri in un’opera che può essere considerata il fondamento concettuale della sua estetica, come afferma egli stesso dicendo che: “… questo edificio è nato con l’idea di conciliare la ricchezza dell’immaginario con il rigore della razionalità, e in definitiva questo atteggiamento contraddittorio e conflittuale me lo sono portato dietro in tutto il mio itinerario di architetto…”.


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Casa Baldi può essere considerata, come esplicitato in Inibizioni dell'architettura moderna, il manifesto della "poetica dell'ascolto" di Paolo Portoghesi. Quando nel 1959 ha visto per la prima volta il terreno sul quale avrebbe dovuto costruire Casa Baldi, Portoghesi racconta che soffiasse una forte e gelida tramontana "da rendere difficile e innaturale l'abbandono contemplativo". Nonostante ciò, o forse grazie proprio alla forza contrastante del vento, l'incontro con il "luogo" fu per lui emozionante perché egli sentiva che quella parte di terra possedeva una sua specifica e profonda vocazione. Accanto alla casa, sopra un terrazzamento di tufo che si solleva dalla valle del Tevere ci sono ancora oggi i resti di un sepolcro romano, che il passare dei secoli aveva reso simile ad un "tronco attorniato da un gigantesco impianto di radici". Casa Baldi ha origine dal processo rovesciato che dall'architettura porta al rudere. In Casa Baldi i muri si aprono sotto la spinta del vento, creando una geometria inflessa e le finestre diventano accordo tra le superfici, attraverso il quale si coglie il paesaggio. L'accostamento di due muri inflessi è "l'accordo grammaticale" che nasce dal rapporto dell'architettura con la natura e con la memoria barocca. "Il procedimento sintattico" invece, ha una matrice neoplastica. Ma mentre nella casa Schroder, Rietveld organizza uno spazio omogeneo di densità costante, il vettore parete che Portoghesi utilizza per curvare la parete gli consente di ottenere una dilatazione dello spazio orientato e "pulsante", che era il suo vero obiettivo.


BIBLIOGRAFIA

ROSSI, Piero Ostilio. Roma. Guida all'architettura moderna 1909-2011. Roma: Laterza, 2012.

GOTTARDO, Francesca. Paolo Portoghesi architetto. Roma: Gangemi Editore spa, 2011.

SEMINARIO, Gioia. Paolo Portoghesi: L’architettura come riflesso dell’anima. Napoli: Edizioni ESA, 2009.

DI STEFANO, Cristina, Donatella SCATENA. Paolo Portoghesi architetto. Roma: Diagonale editore, 1999.

PORTOGHESI, Paolo. Le inibizioni dell'architettura moderna. Roma-Bari: Laterza, 1974.