Casa dei Ferrovieri
Giulio Magni
Via di S. Croce in Gerusalemme, 1-4, Roma, RM, Italia, 1908-1915

Dirimpetto all’area che tutt’oggi ospita i resti del palazzo Sessorio, fatto costruire da Settimio Severo nel III° sec. d.C., nel 1908 inizia la costruzione delle case economiche per i ferrovieri su disegno di Giulio Magni.

Con la pianta a forma di C, il fabbricato che oggi è una signorile palazzina residenziale, si apre verso piazza S. Croce in Gerusalemme su un elevato di cinque piani i cui marcapiani dividono proporzionalmente la stereometria in tre parti separando così il basamento dai piani superiori che a loro volta si trovano in un rapporto di 2:3, così da conferire dinamismo all’alzato. L’edificio, quinta di un disegno prospettico lungo via S. Croce in Gerusalemme, risulta classico nell’organizzazione simmetrica dell’impianto ma emerge per originalità nelle modanature. Le paraste che disegnano i contorni dell’opera donandole unità, sono sormontate da triglifi che si liberano dal loro significato originario essendo interpretati qui dall’autore come coronamento: una rottura delle regole di stile che sembra anticipare la rivoluzione del XX° sec. che divide il significato dal suo significante delocalizzandolo. Le cornici delle finestre, caratterizzate da timpani disegnati in assonanza alle linee dei triglifi delle paraste, si alternano in verticale con morfologia prima piena poi più snella con una eleganza tale da donare all’alzato un ritmo differenziato ma regolare. Come rileva l’indagine di Portoghesi sottolineata anche da G. Strappa, il linguaggio dell’architetto rispecchia in qualche modo le incertezze e gli esperimenti generosi dell’architettura romana a cavallo del XIX secolo, manifestandosi come una parabola crescente tanto da raggiungere dopo il primo periodo un successivo sviluppo formale coerente, che trova nelle ultime opere romane la sua maturità. Artibani contestualizza il progetto dell’architetto in questo modo: «Alla Roma che si espande (Giulio Magni) fornisce risposte che stanno oltre la pura addizione edilizia: al tono pur sommesso e dignitoso degli edifici popolari (Testaccio e S. Croce in Gerusalemme), fa riscontro un tipo insediativo articolato ed unitario; un pezzo di città che tende a restituire forma a quella espansione». È così infatti che continua descrivendo l’attitudine dell’uomo “sensibile” dei primi anni del XIX sec.: «Una natura ridotta a “materiale”: questo il prodotto dell’uomo illuministicamente divenuto “fine” che nei suoi gesti creativi fa la natura a pezzi nella pittura di paesaggio, ancor più nella “natura morta” fino, con l’ausilio dell’impulso estetico pittoresco, a nasconderne accuratamente “la forma totale”», e continuando: «L’idea di “luogo” espressione del patrimonio genetico della cultura romantica, trova rispondenza nell’abbandono di quell’universalismo architettonico figlio della cultura umanistica rivendicando di contro la messa a punto di architettura di matrice nazionale ed ancor più regionale». Il positivismo dagli intenti classificatori divide tipi e ambienti; lo sviluppo tecnologico in seno alla società industriale consente il rimodellamento di intere porzioni di natura: l’idea di paesaggio fornisce il corollario estetico alla migrazione stessa della natura. “Souvenir de grand tour”. Come di interi paesaggi stilistici.


BIBLIOGRAFIA

ARTIBANI, Mauro. Giulio Magni (1859-1930). Opere e progetti. Roma: Edizioni Kappa, 1999.

PORTOGHESI, Paolo. L’Eclettismo a Roma 1870 – 1922. Roma: De Luca, 1968.