Casa del Fascio di Latina
Oriolo Frezzotti
Corso della Repubblica, 287-295, Latina, LT, Italia, 1939-1942

La Casa del Fascio è stata una delle massime espressioni architettoniche del regime fascista, fulcro delle città di nuova fondazione. La costruzione di queste ultime, Littoria, Sabaudia, Pomezia, Aprilia e Pontinia è un’operazione non solo strutturale ma anche propagandistica del regime stesso che si proponeva di dimostrare il suo carattere rivoluzionario e la sua capacità di farsi interprete della necessità di “dare la terra ai contadini”, soprattutto a quelli reduci dalla guerra mondiale. I nuovi “comuni rurali”, come Benito Mussolini voleva che fossero chiamati, dovevano servire a dimostrare la scelta “anti-urbana” del fascismo, l’intenzione cioè di bloccare l’espansione della grande città, ripopolare le campagne e favorire in tal modo una forte crescita della popolazione senza un proporzionale aumento delle richieste dei beni di consumo. Le Case del Fascio erano sedi dei fasci di combattimento; queste “Case Littorie” avevano il compito di fornire ai cittadini un sistema di strutture di servizio capace di servire capillarmente tutta la popolazione, sia in campagna, sia in città.

Latina, la prima delle nuove città, sorta con il nome di Littoria, fu fondata nel 1932; incaricato di eseguirne il piano fu l’architetto Oriolo Frezzotti che segue un modello planimetrico centrale e radiocentrico. Nella stesura del piano l’architetto Frezzotti si attiene alla lettera alle indicazioni provenienti “dall’alto”, che volevano in quel luogo, dapprima, un piccolo borgo rurale, che riprendesse le caratteristiche tipiche dei borghi sorti durante una prima bonifica.
Mussolini dovette però ben presto contraddirsi, quando si rese conto che la fondazione delle città nuove costituiva una straordinaria propaganda per il Regime e che quindi non ci si poteva limitare ad interventi che miravano alla creazione di un borgo rurale, ma doveva essere realizzata un’ opera che facesse sembrare il Regime “grande” sul panorama della scena politica del periodo. Perciò i lavori iniziati nel ’32 e che procedevano velocemente, subirono una virata. Il piano andava revisionato e Frezzotti si mostra disponibile ad assecondare ogni scelta che di volta in volta viene imposta. E’ così che si da avvio a tutta una serie di costruzioni mirate a rendere “grande” la nuova città. Accolta la certezza dell’impianto planimetrico di tipo radiocentrico, le variazioni si sovrappongono senza alterarlo, ma andando ad esasperare la rigidezza attraverso la monumentalizzazione degli assi, e sulla città si interviene con la logica degli “sventramenti”. Un sistema di piazze sostituirà il centro del borgo rurale, enormi colonnati si accosteranno a bassi porticati intonacati. Un risultato “eclettico” che accosterà due anime: quella rurale e quella monumentale. La piazza del Littorio sarà il nucleo politico amministrativo della città, dove si trovano oltre al Municipio la Caserma dei CC, il palazzo delle poste e telegrafi e un albergo e da cui poi si svilupperanno a raggiera tutti gli altri edifici principali della città stessa. A Frezzotti stesso è dovuta buona parte della realizzazione degli edifici pubblici del centro.

Il progetto per la sede della Casa Del Fascio faceva parte di un programma più ampio e vasto, che prevedeva la realizzazione del “Foro Mussolini”. Questo complesso era composto dalla Casa del Fascio, la caserma GIL e una piazza porticata, mai realizzata, di collegamento tra corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele III. Il progetto modella il volume a formare planimetricamente una “M”, iniziale del cognome del Duce. L’edificio era segnato in origine da un’alta torre in travertino in corrispondenza del fronte, di una scala principale e di un ambiente absidato sul retro. L’edificio così composto assume chiari intenti celebrativi, sottolineati inoltre dal previsto rivestimento della torre: in marmo verde, porfido rosso e travertino, a realizzare il tricolore. Gli eventi bellici e i conseguenti danni hanno però portato l’interruzione della costruzione della torre, con notevoli modifiche della parte centrale del complesso rispetto al progetto originario.

L’edificio a doppio corpo strutturale, è realizzato in muratura portante e il prospetto principale viene scandito da un ritmo costante di bucature e sull’asse centrale si prevede una doppia scalinata. I prospetti laterali presentano una parete ritmica rivestita in laterizio, caratterizzata dalla ripetizione seriale di bucature ad asola. Anche il retro è caratterizzato dalla stessa ripetizione ritmica dei prospetti laterali. Tutta la superficie è trattata ad intonaco.


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La bonifica integrale dell'Agro Pontino cominciò nel 1924, con l’istituzione del Consorzio di Bonifica di Piscinara che avviò la canalizzazione delle acque del bacino del fiume Astura, dando avvio ad una bonifica “idraulica”. Nel 1926 fu varato un regio decreto, che istituì due consorzi: il preesistente Consorzio di Piscinara e il Consorzio di Bonificazione dell’Agro Pontino. I due Consorzi erano costituiti dall’unione dei latifondisti privati e dello Stato, ma in seguito alla legge Mussolini (Legge 24 dicembre 1928, n. 3134), i terreni improduttivi o abbandonati potevano essere espropriati quando i proprietari non avessero aderito ai Consorzi e ne avessero comunicato la cessione allo Stato tramite la prefettura; quindi gran parte delle aree bonificate passò sotto il controllo diretto dello Stato, che lo delegò all’Opera Nazionale Combattenti. Quest’ultima si occupò della gestione dei terreni e dei poderi che venivano via via costituiti nei terreni bonificati, affidandoli in concessione a coloni provenienti per la stragrande maggioranza dalle regioni del Veneto, del Friuli e dell’Emilia. Ai nuovi coloni veniva dato un terreno coltivabile di 18 ettari, una casa nuova e con annessa stalla. Al centro dei vari poderi, venivano costruite delle case coloniche ,molte delle quali tuttora abitate dai discendenti dei “pionieri”. In seguito, il territorio fu suddiviso in comprensori facenti capo ciascuno ad un borgo.I borghi, con una struttura urbanistica in molti casi simile, con la chiesa, la casa del fascio, il credito agricolo, la scuola avevano in origine la funzione di fare da centri di raccordo fra i vari poderi e di provvedere alla necessità dei coloni. La bonifica idraulica, grazie ad un complesso sistema di canali, ebbe finalmente successo e fu esaltata dalla propaganda fascista come uno dei meriti più straordinari, forse il più straordinario, del regime.Da qui la volontà di Mussolini di ampliare l’opera di bonifica fondando dei nuovi nuclei abitativi.


BIBLIOGRAFIA

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