Casa del Maresciallo
Federico Gorio
Via dei Monti Parioli, 21, Roma, RM, Italia, 1954-1957

Il Progetto di Federico Gorio che dà vita, nel 1957, alla “Casa del Maresciallo” nasce dalla ristrutturazione del Casale Gomez, un fabbricato di modeste dimensioni sito in Via dei Monti Parioli a Roma. Il suddetto casale, un tempo struttura di servizio annessa a villa Balestra, era soggetto a regole urbanistiche che imponevano un vincolo di conservazione volumetrica, escluso il fronte su via Ammannati che doveva essere arretrato a filo marciapiede. Questa che potrebbe sembrare una imposizione sfavorevole, in realtà, grazie all’allineamento degli altri edifici, regala alla residenza una vista prospettica sia su villa Balestra che su villa Borghese.

A causa delle ridotte dimensioni del casale, Gorio progetta una casa in cui gli ambienti sono disposti secondo livelli sfalsati di mezzo piano, disposti intorno al corpo scala centrale. Nel livello inferiore viene collocata la zona notte: camera dei genitori che si sviluppa verticalmente fino al secondo livello, camera dei figli pensata come un unico spazio per il gioco e divisibile in 3 parti nel momento del riposo. L’ingresso si trova sul livello intermedio, mentre le zone giorno vengono collocate nei livelli superiori secondo il sistema: soggiorno – zona pranzo – studio – biblioteca. L’articolazione degli ambienti interni è proiettata all’esterno tramite uno sfalsamento delle coperture e sulle facciate tramite marcapiani in cemento granigliato scuro che corrispondono alle quote dei solai. La libertà di gestione degli spazi interni è resa possibile tramite l’introduzione di una struttura portante puntiforme che, grazie alle ridotte dimensioni, permette di usufruire di tutto lo spazio a disposizione.

Per rispettare il vincolo urbanistico, che impediva un ampliamento volumetrico, la struttura muraria esterna non viene alterata. L’aggiunta di una struttura secondaria di pilastri e carpenterie in acciaio leggere e poco ingombranti che sorreggono l’edificio, lascia ai setti murari esistenti il compito di sostenere i soli carichi periferici. Il vecchio involucro di mattoni a faccia vista diventa una sorta di pelle che ricopre l’intera struttura, in cui l’uso dei materiali e la disposizione delle finestre, suggeriscono l’idea che sia lavorata come se fosse un bassorilievo: l’architetto stesso parla di “stiacciato”, riferendosi alla tecnica toscana usata nel ‘400. Coerentemente con quanto detto, le bucature, dimensionate a seconda dell’organizzazione funzionale interna, svuotano gli angoli volume e lo tagliano, come la grande finestra a timpano del soggiorno o come l’asola orizzontale dello studio. Bruno Zevi rivede nei giochi di livelli l’impronta di Adolf Loos, ma Gorio smentisce quest’affermazione dichiarando di aver visto le opere di Loos solo dopo aver progettato l’opera. Il progettista classifica la “Casa del Maresciallo” come “neoempirista” riferendosi ad un movimento sviluppatosi nei paesi scandinavi, contrapponendosi alle astrattezze del Razionalismo.


DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

Archivio del progetto
Fondo "Federico Gorio"/Archivio del Moderno e del Contemporaneo - Accademia Nazionale di San Luca, Roma, dove sono conservati gli elaborati grafici di progetto : dagli schizzi iniziali ai disegni esecutivi e le fotografie del cantiere nelle varie fasi di realizzazione.


BIBLIOGRAFIA

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Zevi, Bruno. I tuguri dei ricchi. In: L'Espresso. 1959, n. 4 ottobre, p. 16.

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