Casa della GIL a Trastevere
Luigi Moretti
Largo Ascianghi, 5, Roma, 00153 RM, Italia, 1933-1936

La Casa Balilla, commissionata a Moretti dall’ONB (Opera Nazionale Balilla), doveva concentrare al suo interno più funzioni e spazi diversi, come uffici di rappresentanza, spazi per attività ginniche e ricreative, attività assistenziali e lavorative.

L’edificio, concepito inizialmente come una giustapposizione di volumi differenti, è costituito dall’accostamento di due parallelepipedi destinati alle palestre e al teatro e di un cilindro che determina l’articolazione interna.

Le funzioni sono così organizzate: il centro organizzativo e di rappresentanza è collocato nella torre; il centro sportivo e ricreativo è collocato nel corpo delle palestre all’aperto; il centro assistenziale-sanitario e il centro di lavoro giovanile che include aule, teatro e uffici scolastici, si collocano nel basso volume adiacente all’edificio preesistente.

La concentrazione di diverse funzioni si riflette, a livello compositivo, in un linguaggio particolare in cui si alternano volumi geometrici rigidi e forme sinuose, come la terminazione delle palestre sovrapposte o la scala elicoidale interna, e tale sperimentalismo è dovuto anche al fatto che la GIL corrisponde a una tipologia edilizia del tutto nuova. All’interno, gli spazi si articolano come un flusso ininterrotto in cui mancano vere e proprie delimitazioni e chiusure, ma piuttosto gli ambienti si differenziano per scarti, dislivelli, restringimenti e dilatazioni collocati spesso nei punti più critici di raccordo o intersezione. Tale fluidità è dovuta all’impiego del cemento armato e alle sue caratteristiche tecnologiche, ma ciò non impedisce a Moretti di rapportarsi con il linguaggio classico attraverso il rivestimento in travertino della torre e della parte basamentale dell’edificio.

L’accesso alla GIL, su Largo Ascianghi, avviene attraverso una scalinata a terminazione circolare e un portone collocato al centro della Torre Littoria:  è qui reso evidente un tema cruciale per la composizione interna, la presenza di sequenze prospettiche: si scorgono infatti in secondo piano il corpo delle palestre e l’edificio che ospitava gli uffici.

La torre, alta 30 metri, è rivestita in travertino ed è maggiormente slanciata attraverso una correzione ottica che prevede a partire dalla dodicesima lastra di rivestimento una rastremazione di un grado degli spigoli. Varcato il portone, uno spazio di passaggio conduce alla porta di accesso vera e propria, oltre la quale si apre un ampio vestibolo da cui partono due percorsi: il primo, longitudinale, attraversa la Sala d’Onore e l’Area Esposizioni, fino ad arrivare a un’altra area di sosta, che da un lato immette al piano terreno alla zona delle grandi palestre e al cinema-teatro, e dall’altro, al primo piano, alla Sala delle Riunioni e alla Biblioteca; il secondo percorso, verticale, dal vestibolo conduce ai livelli superiori dove si trovano la Biblioteca, gli uffici, fino a arrivare alla sommità della Torre Littoria.

Elementi di qualità all’interno di questa architettura sono molteplici: i corpi scala, la trasparenza e la permeabilità, il susseguirsi di scorci prospettici, la ricchezza di relazioni. I corpi scala non sono mai celati e contribuiscono a rendere più armoniosa la composizione configurandosi come una vera e propria modalità per organizzare sequenze, sia in verticale che in orizzontale. La gestione dello spazio interno è improntata su una grande permeabilità per cui gli ambienti sono separati attraverso dislivelli, scarti o deviazioni. Ciò produce scorci prospettici mutevoli facendo percepire il legame tra l’architettura e il fluire del tempo. La trasparenza dei prospetti rappresenta l’adozione di un linguaggio diverso che si avvale della lezione del razionalismo europeo opponendosi alla massività delle superfici della tradizione architettonica italiana: nel volume delle palestre diviene mancanza di ogni sorta di tamponatura o di infisso, oppure nel corpo degli uffici trasparenza significa superfici vetrate, come nella parete che ospita l’ascensore e il corpo scala che conduce alla torre.


DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

La casa dei Balilla a Trastevere si colloca all’interno di un programma di rinnovamento e modernizzazione della città voluto dallo stato fascista, il cui scopo era quello di creare una rete di infrastrutture efficiente in cui inserire le nuove funzioni sociali per attuare il programma del regime e questo edificio ospitava le attività di formazione culturale e fisica di bambini e adolescenti. Tuttavia Roma, nonostante i numerosi progetti che erano stati elaborati da Enrico Del Debbio negli anni precedenti, non era ancora dotata di una sede dell’Opera Nazionale Balilla. In tale scenario Luigi Moretti, appena ventiseienne, venne incaricato da Renato Ricci, presidente dell’ONB, di progettare la nuova sede romana. Nel 1933 il progetto di Moretti venne esibito alla V Triennale di Milano e iniziò immediatamente la fase costruttiva che si concluse nel 1936, e il 5 novembre 1937 si ebbe l’inaugurazione come “Casa della GIL”.
Durante la fase dei lavori il progetto venne mantenuto pressoché identico a quello originario, con alcune piccole variazioni: nella torre che si affaccia su Largo Ascianghi, l’arco di ingresso venne sostituito da una apertura a vetro.
In seguito alla caduta del regime fascista, venendo meno la funzione originaria dell’edificio, quest’ultimo ha ospitato altre attività con la conseguente modifica degli spazi interni per ragioni di utilità, annullando la fluidità degli spazi e l’importanza dell’elemento della luce. In generale sono stati aggiunte pareti divisorie, opacizzate le pareti vetrate e inserite tamponature.
Nel 2005 è stato avviato un intervento di ripristino dell’edificio, per quanto riguarda la porzione di proprietà della regione Lazio, con una particolare attenzione agli ambienti della Galleria d’Onore, della Sala delle Memorie e della Torre Littoria.


BIBLIOGRAFIA

STORNELLI, Francesco, Luigi PRISCO. Le architetture del Novecento a Roma, Luigi Moretti e la Casa della GIL a Trastevere. Lo spazio ritrovato. Roma: Palombi Editori, 2010.

ROSTAGNI, Cecilia. Luigi Moretti 1907-1973. Coll. Architetti Moderni. Milano: Mondadori Electa, 2008.

MONTEVECCHI, Luisa (a cura di). Moretti visto da Moretti. Roma: Palombi Editori, 2007.