Casa Steiner
Adolf Loos
St.-Veit-Grasse 10, Vienna, -1910

La casa, che fu commissionata a Loos dalla pittrice Lilly Steiner, incarna l’ambiguità tra classico e moderno, al punto da poter essere eletta come manifesto del linguaggio della differenza: il Negativo, ovvero il Moderno, nella facciata, liscia e priva di ornamenti; il Positivo, ovvero il Classico, nella progettazione degli interni, decorati e opulenti. Tale contrasto trovava fondamento nella filosofia dell’architetto, che sosteneva che ˮverso l’esterno l’edificio dovrebbe restare muto e rilevare tutta la sua ricchezza all’internoˮ; la silenziosa freddezza dell’involucro doveva quindi contrastare con la calda accoglienza dello spazio racchiuso, per distinguere nettamente la sfera pubblica da quella privata. L’esterno appartiene alla città, l’interno all’individuo. Riguardo dunque l’ambiente esterno, l’edificio è inserito in un sistema urbano dalle caratteristiche costruttive tradizionali, in particolare per le notevoli coperture a falde; il prospetto dovette essere disciplinato dalle leggi edilizie, che prevedevano in quell’area periferica di Vienna la costruzione di case a un solo piano. Loos adottò allora lo ˮstratagemma del tettoˮ, con forma a quarto di cerchio che avrebbe mediato tra la facciata su strada a un piano, e quella su giardino a 3 piani. Il tetto in lamiera ricurvo fu però sostituito circa 20 anni dopo, con un tetto tradizionale, distruggendo l’unitarietà di Loos; venne poi reintrodotto dopo l’ultimo restauro. Le pareti esterne sono in semplice malta di calce, come le vecchie case viennesi; il prospetto principale ha una composizione classica, con una distribuzione simmetrica delle aperture (che per l’abitazione servivano solo per illuminare, non per la vista sull’esterno). La facciata su strada e quella sul giardino sono quasi simmetriche, così come le piante, ma è nell’utilizzo degli spazi interni che si rivela un’asimmetria estremamente moderna. Il volume ha un’impostazione cubica, da cui fuoriescono alcuni aggetti, e consta di tre livelli più uno interrato; sono collegati da una scala a chiocciola di servizio e da uno scalone a due rampe che collega il piano rialzato con il primo piano. Assecondando il suo pensero Intimista, non vi è alcuna corrispondenza tra interno ed esterno, tranne che per gli ambienti affacciati sul giardino, in cui non vi è necessità di nascondere. Il perno centrale della casa è il grande soggiorno, che si estende per tutta la lunghezza dell’edificio, in quanto Loos costruiva interni che fossero a servizio della vita sociale della famiglia; vi si accede sia dal giardino, con un sistema di scale addossate ai lati del prospetto, che dal prospetto su strada, con una scala centrale. Il piano interrato ospita il garage, le stanze dei domestici con ingresso separato, il locale caldaia. Nel primo piano invece sono collocate le camere da letto, i bagni, l’atelier di pittura. Infine, all’ultimo piano si trovano ambienti di servizio. Le stanze, per descrivere meglio il concetto di abitabilità e accoglienza, sono allestite con materiali e oggetti di estrema qualità, con tappeti orientali, mobili inglesi, travi a vista marrone scuro e una pannellatura in legno di quercia, mobili a incasso (panche, sedute ad angolo), e sedute senza precisa collocazione (tra cui gli sgabelli a tre gambe di ispirazione egizia). L’eterogeneità dei mobili era un fatto nuovo nella Vienna del 1910, ed implicava un’interpretazione anglofila dell’abitare; ma per Loos era essenziale che l’interno riflettesse il carattere del proprietario, in quanto il vivere in città si realizza all’interno della casa.


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DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

SARNITZ, August, P. GOSSEL (a cura di). Loos. Köln: Taschen, 2004, ISBN 9783822832806.

GRAVAGNUOLO, Benedetto, Angelo BRANZI (a cura di). Adolf Loos. Teoria e opere. Milano: Idea book, 1981, ISBN 9788870170146.