Case a Torre in Viale Etiopia
Mario Ridolfi, Wolfgang Frankl
Viale Etiopia, Roma, 00199 RM, Italia, 1949-1955

Le Torri di Viale Etiopia sono un simbolo dell’Italia del dopoguerra in fervente ricostruzione. L’intervento è stato definito da Paolo Portoghesi “il capolavoro dell’architettura italiana del dopoguerra” probabilmente perché le torri rappresentano l’espressione più compiuta del neorealismo in architettura. In quest’opera Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl superano il carattere sostanzialmente antiurbano del progetto al Tiburtino, portando ad una piena maturazione le precedenti esperienze sulla casa alta elaborate per la Mostra dell’Abitazione e gli studi sui tipi edilizi predisposti per l’UNNRA e per l’INA Casa. Nel secondo dopoguerra, inoltre, Roma subisce grandi trasformazioni e una consistente espansione, dovuta anche all’immigrazione di masse contadine attratte dal mito e dalle opportunità di lavoro offerte dalla capitale. In questo modo si instaura un forte legame tra l’architettura dell’epoca e gli immigrati che rappresentavano forza lavoro e allo stesso tempo erano i principali beneficiari di interventi di edilizia economico-popolare. Ridolfi e Frankl si dimostrano particolarmente attenti alle questioni emergenti del “benessere psicologico” ma anche al controllo del progetto in ogni sua fase ed in ogni suo elemento, gestendo un processo edilizio scarsamente meccanizzato ma con grande disponibilità di manodopera. L’intervento è un investimento immobiliare dell’INA-Assicurazioni e non è riconducibile pertanto ai piani INA-Casa. Ai progettisti viene affidato il compito di realizzare il massimo della cubatura consentita nei 12.000 mq disponibili, con limiti di altezza di 31 m. La tipologia a torre garantiva un’alta densità, mantenendo un soleggiamento adeguato e degli ampi spazi verdi. Le unità abitative sono composte da un numero variabile di camere (da 1 a 3 + camera di servizio) ed hanno soggiorni che affacciano sempre su una loggia. Le torri sono otto grandi corpi di 9 e 10 piani che si inseriscono nella città negandola, non allineandosi con essa, con un impianto libero dai vincoli del lotto, seguendo gli insegnamenti di Bruno Zevi, amico e collaboratore di Mario Ridolfi nell’Apao e nella redazione di Metron. Su via Neghelli il fronte stradale viene chiuso da una fascia di negozi alta un piano. Il verde interstiziale segue i principi del giardino alla romana di Raffaele de Vico. La struttura è in calcestruzzo armato ed è pensata allo scopo di sfruttarne ed ottimizzarne le potenzialità, al contrario di molti edifici coevi pensati in muratura e realizzati in c.a. Le torri sono corpi rettangolari profondi 14 m e lunghi 23,3 m e 33 m nelle due varianti ed hanno spigoli smussati e tetto a falde, ogni piano ospita quattro appartamenti nelle torri grandi e tre in quelle piccole. La disposizione delle unità abitative è regolare su tutti i livelli, tranne il 5° e il 10° che sono arretrati rispetto al filo di facciata, il piano seminterrato ospita le cantine mentre il coronamento, costituito dai caratteristici spioventi, accoglie le lavanderie e i terrazzi-stenditoi. Il piano terra è rialzato di circa un metro in modo da poter ospitare anch’esso alloggi. I pilastri sono lasciati a vista in facciata e subiscono una rastrematura di 5 cm per piano, ingrossandosi nei 2 piani rientrati per non perdere peso visivo. In quest’opera si nota come il disegno per i due autori sia uno strumento di controllo assoluto dell’edificio e favorisca la perfetta esecuzione di ogni sua parte. I blocchi di tamponatura sono in muratura tradizionale molto spessa (41,5 cm), comprendono l’intercapedine e sono interrotti dalla fascia verticale che alloggia la finestra, il cassettone per l’avvolgibile e una lastra in cemento rivestita da piastrelle di maiolica. Queste ultime vanno a combinarsi in 14 disegni diversi che vengono più volte ripetuti creando una grande varietà cromatica nella composizione. La copertura ha un’inclinazione di circa 55° ed è costituita da piani di calcestruzzo armato e laterizi rivestiti con lastre quadrate di eternit. Le scale interne sono illuminate da elementi circolari di vetrocemento mentre le cantine da finestre a bocca di lupo. Molta attenzione è stata dedicata al disegno degli infissi -presenti in ben otto variabili- e alle ringhiere, piegate in modo da poter alloggiare i vasi.


DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
LE CASE-TORRI INA-ASSICURAZIONI
Fonte

ALTRE INFORMAZIONI

Gli appartamenti dovevano essere affittati al prezzo di 9.000 lire all'anno per locale utile, mentre era previsto un canone molto più contenuto per i funzionari dell'istituto.


BIBLIOGRAFIA

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