Case ICP a Testaccio
Quadrio Pirani, Giovanni Bellucci
Via Rubattino, Roma, RM, Italia, 1911-1917

L’intervento operato da Quadrio Pirani e Giovanni Bellucci prevede il completamento di due lotti e l’edificazione di altri due interi isolati con fabbricati destinati all’edilizia abitativa popolare. Si tratta di un intervento che denota un atteggiamento diverso rispetto alla logica speculativa che negli anni precedenti aveva guidato l’urbanizzazione del Testaccio, infatti non sono più fabbricati concepiti per occupare come un monolite l’intero isolato, ma si articolano in più unità, lasciando spazi liberi e zone verdi. Gli edifici, accomunati tutti e quattro dalla volontà dei progettisti di consegnare al popolo case solide, funzionali e dignitose, rappresentano tuttavia differenti soluzioni tipologico-distributive. L’edificio eretto tra Lungotevere Testaccio e via Romolo Gessi è un corpo a C, svuotato agli angoli, che completa l’isolato accostandosi ad un edificio preesistente, formando una corte interna. L’assetto planimetrico è simmetrico rispetto all’ingresso di via Gessi e si ripete uguale per i cinque livelli fuori terra che compongono l’edificio. Un secondo edificio, costruito tra il Lungotevere Testaccio e via Rubattino, presenta un corpo a “C” che addossandosi ad un edificio sempre di case popolari, progettato da C. Tonelli ed edificato nel 1887 ripropone il completamento della corte. Le cantonate in questo secondo fabbricato sono trattate in maniera differente: l’angolo infatti viene segnato da paraste, che scandiscono il ritmo dell’intero edificio, mentre arretra e si abbassa di un livello (quattro piani anziché cinque) la porzione centrale della facciata, ponendo in maggiore evidenza le soluzioni angolari. Due ingressi simmetrici sui lati corti dell’impianto, danno accesso alla corte, dalla quale si giunge alle cinque scale, ognuna delle quali serve quattro o cinque appartamenti per piano. Oggi solo uno dei due ingressi, quello su Lungotevere Testaccio, permette l’accesso degli inquilini allo stabile, mentre l’altro è stato chiuso e trasformato in garage. Un terzo edificio fu costruito su Lungotevere Testaccio tra i due precedenti. Ha un impianto a corte aperta, formata da corpi edilizi separati. Il profilo della corte avanza in corrispondenza dell’angolo e arretra nei lati, così da permettere una migliore illuminazione degli affacci sulla corte interna. Gli appartamenti, 27 per ogni piano, articolati intorno a 9 scale, presentano una distribuzione funzionale di vani e servizi tale da connotare l’articolazione della facciata. L’ingresso alla corte e quindi a ciascuna scala è reso possibile da un ampia arcata che si apre sulla facciata principale di Lungotevere Testaccio, e da due cancelli in corrispondenza delle aperture della corte sui fronti laterali. Il quarto edificio fu progettato con le stesse caratteristiche di quest’ultimo, ma in maniera speculare, ponendo quindi l’arco di ingesso sulla piazza S. Maria Liberatrice, insieme a piazza Testaccio, sola piazza del rione. In tutto l’intervento Pirani e Bellucci fanno ricorso all’uso dei materiali tradizionali, per la capacità di resistere al tempo e azzerare le spese di manutenzione. Ciò nonostante conferiscono un inedito decoro alle case degli operai. La decorazione non è però qualcosa di aggiunto a posteriori, ma è insita nella tecnologia costruttiva. Il basamento, che sorregge l’intero peso dell’edificio, è definito da elementi di travertino disposti ad opus incertum, a significare la solidità delle fondamenta. Per quel che riguarda le aperture, la necessità statica si traduce in decorazione: archi e piattabande permettono di eliminare materia dall’apparecchiatura muraria, introducendo molteplici variazioni all’interno di ogni tema. La disposizione degli arconi che permettono l’accesso alle corti interne e delle piattabande che inquadrano le finestre, segue l’andamento delle forze di scarico del peso, mentre singoli conci di travertino sono utilizzati a risolvere i punti della struttura in cui si concentrano maggiormente le spinte (terzi medi e chiave di volta). E’ importante evidenziare due aspetti di natura insediativa. Il primo è che le premesse tipologiche e stilistiche di questi edifici siano da ricercarsi nelle realizzazioni del quartiere ICP di San Saba (1907-1914) e della “Piccola Londra” in via B. Celentano al Flaminio (1909). La seconda riguarda le precise relazioni tipologiche e stilistiche con altri complessi costruiti da Quadrio Pirani in a Roma, ed in particolare con le “Case per gli Impiegati dello Stato” (1920-1926) di via Sebino- Via Chiana, via Tagliamento (Trieste Salario) e con quelle IRCIS (1920) realizzate a via L. Settembrini al quartiere Prati. Questo fatto descrive il carattere paradigmatico delle realizzazioni di Testaccio, la cui qualità tipologico-distributiva le rende reiterabili ed adattabili a diverse circostanze urbane ed alle differenti committenze cui si rivolge.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

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X, X (a cura di). Romagenda. a cura di Agenzia Il SegnaLibro – Associazione Mirabilia Urbis. Roma: Edizioni Universo Editoriale, 2005.

MAGALDI, Vincenzo. Il nuovo gruppo di case al Testaccio dell'Istituto per le Case Popolari in Roma. Roma: Istituto Case Popolari, 1917.