Chiesa di Nostra Signora di Bonaria
Francesco Berarducci, Giorgio Monaco e Giuseppe Rinaldi
Via Nostra Signora di Bonaria, Ostia, RM, Italia, -1982

La costruzione della chiesa è legata al concorso bandito nel 1967 dalla “Pontificia Opera per la Preservazione della Fede e la Provvista di nuove chiese in Roma” in seguito alla nuova Riforma liturgica introdotta con il Concilio Vaticano II. Il bando aveva evidenziato quattro aree periferiche nei quadranti di Roma Nord, Sud, Est e Ovest in cui era necessario un intervento di riqualificazione che comprendesse la costruzione di una nuova chiesa per circa 1200 fedeli. Le nuove chiese, oltre ai normali locali di supporto alle attività liturgiche, dovevano contenere un oratorio, magazzini con servizi igienici, attrezzature sportive e ricreative, senza superare il limite di spesa di circa 250 milioni di lire. Per la zona di Ostia era già stato predisposto un intervento di riqualificazione con il Piano di Zona n. 55, secondo cui oltre alla chiesa, sarebbero sorte scuole, mercati e altre infrastrutture di servizio. La nuova parrocchia doveva dunque non solo considerare le nuove esigenze liturgiche introdotte dalla Riforma, ma anche l’alta densità edilizia prevista dal PdZ. Le previsioni del PdZ, ad oggi quasi del tutto disattese, sono indispensabili per comprendere l’idea progettuale della chiesa di Nostra Signora di Bonaria.

Il progetto vincitore, degli architetti Francesco Berarducci, Giorgio Monaco e Giuseppe Rinaldi, rifiuta il tradizionale ruolo della chiesa come emergenza volumetrica, ma considera il vuoto l’unica soluzione possibile in mezzo ai numerosi “pieni” edilizi che avrebbero dovuto circondare l’area.

Gli architetti progettano un edificio-piazza, con tanto di copertura calpestabile, inclinata verso il mare per favorire la visuale in quella direzione. Sotto la copertura, in parte scavati nel terreno, sono presenti tutti gli spazi liturgici e i servizi parrocchiali, connotati da un differente impianto planimetrico. Gli ambienti destinati alla liturgia sono organizzati in forme circolari, mentre il quadrato è la matrice geometrica degli ambienti di servizio.

Le due sale per le funzioni liturgiche sono divise da una stretta fessura-lucernario e sono caratterizzate da lucernari di forma tronco-conica incastrati nella copertura che, oltre ad essere segni distintivi, creano suggestivi contrasti chiaroscurali. Questi volumi, come i muri, le pavimentazioni e la copertura, sono realizzati in cemento armato a vista e, assieme agli arredi, conferiscono alla chiesa un carattere piuttosto austero, richiamo alla povertà e alla semplicità delle chiese cistercensi.

Un successivo ampliamento della chiesa ha profondamente alterato il prospetto orientale.


DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

Eseguita solo parzialmente per limitazioni di carattere economico


BIBLIOGRAFIA

ROSSI, Piero Ostilio. Roma, Guida all’architettura moderna, 1909-2011. 4 Roma: Editori Laterza, 2012.

CRETI, Luca. Il Lido di Ostia. Roma: Istituto Poligrafico della Zecca dello Stato, 2008.

BENEDETTI, Sandro. L'architettura delle chiese contemporanee: il caso italiano. Milano: Editoriale Jaca Book, 2000.

BARBERA, Lucio Valerio. Francesco Berarducci architetto. Roma: Gangemi, 1994.