Chiesa di S. Valentino al Villaggio Olimpico
Francesco Berarducci
Via Germania, 13, Roma, RM, Italia, 1983-1986

Il complesso parrocchiale di S. Valentino si trova all’ interno del quartiere del Villaggio Olimpico. Il quartiere, nato per ospitare gli atleti partecipanti ai Giochi Olimpici di Roma del 1960, fu realizzato secondo il Piano particolareggiato del 1959, attuato dall’ Istituto per la Case degli Impiegati dello Stato (INCIS), ed in seguito trasformato in vero e proprio quartiere residenziale per 6.500 nuovi abitanti. Nel 1979 Francesco Berarducci fu incaricato della realizzazione del progetto dell’ attuale chiesa. La scelta ricadde su questo architetto in quanto in passato si era occupato di rendicontare le attività edilizie dell’ Opera Pontificia a Roma, rilevando approcci progettuali non omogenei e difficilmente classificabili tipologicamente e affermando la necessità del ritorno ad un linguaggio formale più lineare e pacato che mettesse in risalto la serenità spirituale. Il modello di riferimento non è più l’ architettura romana dei marmi e degli stucchi, ma quella romantica delle rovine dei monumenti. L’ impianto planivolumetrico si basa su un modulo cubico di 2,20 m di lato, con una complessa articolazione che nella varietà altimetrica delle murature vuol suggerire il carattere aperto, non finito o parzialmente demolito della costruzione e si articola lungo un percorso interno, largo un modulo, che attraversa longitudinalmente l’ interno complesso. Il percorso, che costituisce la navata laterale della chiesa, ad ovest, è affiancato da un corpo alto due piani e largo due moduli contenente spazi cellulari e ambienti di servizio, ad est mette in collegamento una successione di cinque recinti alternati tra scoperti e coperti: il sagrato d’ ingresso, l’ aula della chiesa, il vuoto che divide quest’ ultima dalla canonica, la canonica ed il grande vuoto per il gioco dei ragazzi. Oltre agli ambienti liturgici il complesso comprende una serie di aule didattiche e una grande sala attrezzata per il teatro e le proiezioni. Anche lo spazio e la luce rivestono un ruolo significativo all’ interno del progetto. Lo spazio interno presenta una grande varietà di soluzioni come risultato della sommatoria di elementi modulari cubici in parte in muratura, in parte in vetro e acciaio. L’ aula della chiesa è attraversata in copertura da un percorso luminoso principale, che conduce il fedele dalla porta verso l’ altare. Questa chiesa, pur non abbracciando in pieno alcune della peculiarità del Villaggio Olimpico, come ad esempio la permeabilità visiva e funzionale del piano terra attraverso l’ utilizzo dei pilotis, mantiene un legame con la storia ed il contesto. Del quartiere in cui è inserita, la costruzione fa proprio il rapporto tra spazi interni e spazi esterni e la dimensione “a misura d’ uomo“. Antonio Alfani definisce il progetto come un piccolo laboratorio di verifica dell’ idea di una nuova città, una città bassa, esclusivamente pedonale, dove anche il campanile della chiesa si commisura alla dimensione del pedone. Per Franco Purini “Berarducci rivendica la misura della ragione come misurazione dei limiti della stessa ragione“. L’ edifico, pur conservando caratteristiche tipiche degli edifici cultuali, si arricchisce di qualità spaziali di matrice razionalista, in continuità con gli edifici circostanti. Una serie di aperture sia nel recinto perimetrale che nell’ involucro della chiesa permettono di guardare all’ esterno e allo stesso tempo di farsi osservare come in una casa di vetro. La struttura portante è in mattoni lasciati a vista sia all’ esterno che negli ambienti interni, scanditi da fasce e da blocchi di testata in travertino. Ne deriva l’ immagine di un edificio apparentemente più antico del resto del quartiere, ridotto quasi a rudere e riportato a nuova vita attraverso una copertura trasparente sostenuta da travature metalliche che permettono alla luce di penetrare all’ interno. Il pavimento della chiesa e del sagrato è costituito da lastre di peperino intervallate da elementi di travertino, ed è attraversato da una fascia processionale variamente decorata che dall’ esterno arriva fino all’ altare.


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DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

Il progetto originale del Villaggio Olimpico degli architetti Vittorio Cafiero, Adalberto Libera, Luigi Moretti, Vincenzo Monaco e Amedeo Luccichenti, che costituisce un’icona della pianificazione urbanistica italiana sia per l'omogeneità e la qualità dell'edilizia, sia per il rapporto tra ambiente costruito e spazi verdi, prevedeva la realizzazione di un edificio per il culto lungo l’asola verde di via della XVII Olimpiade all’altezza di Piazza Jan Palach, ma non fu mai realizzato. Nel 1962 venne eretta la parrocchia del nuovo quartiere in un capannone prefabbricato collocato alla testata nord dei blocchi di abitazione, in adiacenza ad altri servizi di quartiere e venne intitolata a San Valentino vista la vicinanza del sito alle catacombe del martire.


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