Chiesa di San Giovanni Bosco
Giuseppe Vaccaro
Via Bartolomeo Maria Dal Monte, 16, Bologna, BO, Italy, 1963-1968

La chiesa di San Giovanni Bosco, il cui progetto vede l’inizio nel 1958 e la successiva realizzazione dal 1963 al 1968, è una delle ultime opere dell’architetto bolognese Giuseppe Vaccaro.

La costruzione della nuova chiesa parrocchiale dedicata al Santo Giovanni Bosco, s’inserisce all’interno del movimento bolognese per l’architettura sacra moderna guidato dal cardinale Lercaro.

Nel 1955 l’Arcidiocesi metropolitana di Bologna acquista venti terreni nella periferia della città, tra i quali quello destinato alla chiesa di Borgo Panigale e quello destinato alla chiesa di San Giovanni Bosco. Entrambi i progetti sono affidati direttamente all’architetto Vaccaro.

La chiesa, dall’impianto quadrangolare, anticipa e recepisce i postulati della partecipazione attiva dell’assemblea varati dal Concilio Vaticano II. L’impianto tipologico è quello di una grande aula che, attraverso la posizione avanzata del presbiterio rispetto alla parete di fondo, ha la forza di rimandare alla spazialità centripeta di una chiesa a pianta centrale.

L’operazione che fa Vaccaro, tutta iscritta nel moderno italiano (a tratti quasi contemporanea), è quella di deformare la spazialità classica dell’aula attraverso un’arbitraria azione di “piegatura” delle pareti perimetrali. Tale meccanismo formale, che genera in pianta nicchie più o meno profonde, è legittimato attraverso la giustapposizione dei poli liturgici che misurano gerarchicamente lo spazio ecclesiale dell’abside, delle cappelle feriali, degli altari minori e del fonte battesimale rispetto allo spazio assembleare.

Se esternamente l’architettura appare come una successione di prismi stereometrici, la differenziazione materica tra le parti, in realtà, nega questo assunto permettendo di individuare non una massa ma la costruzione di tre elementi: la copertura metallica, la facciata vitrea e il “piano piegato” in cortina.

Quest’ultimo interrompendosi, abbassandosi e innalzandosi fino a divenire captatore di luce, è il vero protagonista della spazialità interna ed esterna della Chiesa. E’ proprio questa contraddizione tra piano e massa che rende l’opera di Vaccaro iscrivibile anche nell’universo delle architetture contemporanee.

Nonostante ciò, la denuncia degli elementi della costruzione architettonica, come la reticolare della copertura e le travi metalliche che disegnano la facciata di vetro, ancorano saldamente l’opera all’interno di quel senso analitico proprio del moderno.

Internamente, oltre ai cannon lumière in cemento bianco, lo spazio è arricchito dall’intradosso della copertura costituito da una successione di lamelle metalliche che rimandano all’arte minimalista. Anche gli arredi liturgici e le altre opere di Padre Costantino Ruggeri aggiungono ricchezza a quel senso di austerità proprio di questa chiesa e analogamente di tutte le architetture scandinave di Lewerentz, Aalto e Eliel Saarinen.

In San Giovanni Bosco il paramento in cotto e la stereometria del campanile, che ricorda le torri felsinee e la facoltà d’ingegneria della città, divengono simbolo di tradizione classica e allo stesso tempo declinazione architettonica moderna (e contemporanea) di Vaccaro che F. Purini chiama “ferrea moralista metrica essenzialità”.

 

Il movimento bolognese per l’architettura sacra moderna

E’ il 14 Maggio del 1955, quando il cardinale Giacomo Lercaro, già Arcivescovo della arcidiocesi di Bologna dall’Aprile del 1952, durante un’omelia domenicale, lancia il “progetto delle nuove chiese per la pacifica conquista evangelica della periferia di Bologna”.

L’aspirazione di Lercaro è di dotare le nuove aree insediative della città di una propria identità urbana capace di trasmettere agli abitanti una coscienza umana, civica e comunitaria.

Per il Cardinale l’azione pastorale di evangelizzazione e acculturazione ecclesiale avrebbe potuto prendere forza solo se coadiuvata e iscritta entro un forte sentimento di civitas.

La creazione della “chiesa degli uomini” avveniva solo attraverso la costruzione della “città degli uomini”.

L’intuizione del Pastore fu quella di affiancare agli strumenti amministrativi comunali di controllo del territorio, altrettanti strumenti di sensibilizzazione comunitaria e di valenza operativa, come il “Centro di studio e informazione per l’architettura sacra”e l’ ”Ufficio tecnico diocesano Nuove chiese”.

La volontà di Lercaro di riformare lo spazio sacro dal punto di vista architettonico e urbano, assunse la portata di un vero e proprio “movimento moderno” capace di anticipare i principi del Concilio Vaticano II, e di avere un riconoscimento a scala internazionale.

Entro questa vicenda l’arcidiocesi di Bologna oltre ad arricchirsi di cinquanta nuove chiese, la più nota quella di Alvar Aalto a Riola di Vergato, coinvolse personalità di amplissimo spessore tra cui Le Corbusier e Kenzo Tange.

Quest’ultimo sarà presentato dallo stesso Lercaro all’amministrazione comunale per l’affidamento della pianificazione di Bologna Nord. Solo attraverso il Cardinale l’architetto asiatico realizzerà il distretto campionario per l’Ente Fiere della città bolognese.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

Casciato, Maristella , Giuliano Gresleri (a cura di). Giuseppe Vaccaro. Architetture per Bologna. Bologna: Compositori, 2007, ISBN 9788877945570.

Gresleri, Glauco, M. Beatrice Bettazzi, Giuliano Gresleri. Chiesa e quartiere. Storia di una rivista e di un movimento per l'architettura a Bologna. Bologna: Compositori, 2004, ISBN 9788877943927.

Basilico, Gabriele, Archivio Vaccaro (a cura di). Giuseppe Vaccaro moderno e contemporaneo. Roma: Peliti Associati, 2002, ISBN 978-8885121652.

Mulazzani, Marco (a cura di). Giuseppe Vaccaro . Milano: Mondadori Electa , 2002, ISBN 9788843595921.

Gresleri, Giuliano, Giancarlo Bernabei, Stefano Zagnoni. Bologna moderna, 1860-1980. Bologna: Patron, 1984.

Carpenzano, Orazio. Opere dal 1942 al '70. In: Edilizia Popolare. Roma: 1996, n. 243, Gennaio-Febbraio p. 56.