Chiesa di San Gregorio VII
Mario Paniconi e Giulio Pediconi
Via Gregorio VII, 6, Roma, RM, Italia, 1958-1962

La chiesa di San Gregorio VII fu edificata all’inizio degli anni ’60 su progetto dello studio Paniconi e Pediconi. L’edificio, a pianta rettangolare a navata unica, si sviluppa ortogonalmente all’omonima via Gregorio VII nel quartiere Aurelio, ai tempi zona periferica a sud del Vaticano, e in stretta prossimità con il sovrappasso ferroviario e la stazione di San Pietro.

I progettisti Paniconi e Pediconi, al momento dell’incarico, sono reduci dalla collaborazione con l’EREE (Ente per la Ricostruzione dei beni ecclesiastici distrutti dalla guerra), che li ha visti dedicarsi ad un gran numero di progetti di ricostruzione fin dal 1943 e sviluppare numerosi temi e soluzioni spaziali che caratterizzeranno tutta la loro successiva produzione di edifici religiosi.

Esteriormente l’edificio riprende i canoni della basilica francescana con facciata a capanna, in una declinazione a metà tra il classicismo scandinavo e il modernismo della coeva scuola romana, lavorando sul contrasto timbrico tra le nervature in cemento armato a vista della struttura ed il rosso-arancio dei rivestimenti in laterizio. Sui fianchi della chiesa il ritmo struttura-tamponatura viene spezzato da due fasce di vetrate policrome, la prima delle quali interrotta dai dieci contrafforti in cemento rastremati verso l’alto, la seconda continua, a sottolineare il distacco dell’impaginato verticale dal gioco della copertura. Quest’ultima vede sovrapporsi all’archetipico tetto a capanna una serie di abbaini triangolari su due ordini sfalsati; i timpani sono tamponati da pannelli in cemento arancione forati, con un motivo a losanghe che lascia entrare la luce dall’alto all’interno della fabbrica.

In facciata l’accesso è sotteso alla fascia bianca di un basso pronao, segnata esteriormente come una grande trave reticolare e rivestita in pietra di Assisi, al centro della quale è posto un pannello con la raffigurazione di San Gregorio VII ad opera di Antonio Biggi. Sul fondo del portico i ricorsi in laterizio si schiudono, lateralmente al portale di accesso, negli altorilievi realizzati da Luigi Venturini, raffiguranti episodi legati all’ordine francescano (a sinistra Onorio III concede la Regola ai Francescani, a destra il Sogno di Innocenzo III); sui fianchi dell’antro di ingresso, invece, sono scolpiti i bassorilievi Alfio Castelli. Superiormente, le partiture verticali scandite da quattro contrafforti sono decorate da sottili croci bianche e il grande timpano forato è percorso diagonalmente da cordoli in cemento che lo suddividono in quadrati e triangoli.

In contrasto con il netto porsi dell’edificio all’esterno, l’interno della chiesa si presenta come un susseguirsi di nervature, a partire dai dieci pilastri a sezione cruciforme che si allargano verso l’alto, separando la parte centrale della navata dai deambulatori laterali e sorreggendo il fitto e complesso incrocio delle travi della copertura; lunghe e inclinate travature reticolari sorreggono le falde della copertura principale e i corsi longitudinali delle basi degli abbaini più grandi, mentre le catene di collegamento orizzontali, incrociate ad X sul piano della linea di gronda, si prolungano verso l’esterno a connettersi con l’ordine inferiore di abbaini.

Le pareti interne riflettono la scansione in tre ordini dell’esterno, con i primi due separati dalla fascia vetrata inferiore; le rifiniture sono in laterizi a vista diversamente modulati. La pseudo navata laterale di sinistra si apre in una serie di confessionali incassati nei muri ed è bucata in corrispondenza dell’uscita secondaria verso via dei Cottolenghi e di una piccola cappella denunciata esteriormente; a quella di destra è annesso un corpo basso in mattoni che ospita il battistero, una cappella contenente un presepe napoletano del ‘700 donato alla chiesa nel 1964 e la lunga cappella feriale, illuminata da una serie di feritoie verticali.

Sul fondo dell’aula il presbiterio è leggermente rialzato, dando respiro all’altare della cripta sottostante, ed è abbracciato sui tre lati da pannelli in cemento decorati dagli affreschi policromi di Luigi Mentanarini; il pannello centrale raffigura l’apoteosi del santo patrono. Sospeso sull’altare è, invece, il gruppo bronzeo del crocifisso realizzato da Pericle Fazzini. Gli ambienti di servizio sono posti in un corpo alle spalle dell’altare.

La pavimentazione dell’aula è costituita da intarsi di marmi raffiguranti episodi biblici, e fu realizzata da Adriano Alessandrini su disegno di Paniconi e Pediconi. A destra dell’altare, infine, superato l’organo, una scalinata conduce al piano della cripta, ambiente unico dall’estetica più grezza e severa, e ad ulteriori ambienti di servizio.

Il campanile è un oggetto a sé stante, estromesso dalla struttura dell’edificio: posto sul lato nord-est, si configura come un obelisco scarnificato, realizzato con uno scheletro in cemento armato con sette solai intermedi che raggiunge, con la croce bronzea, i 40 metri di altezza.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

Finelli, Luciana, Fiorella Foà Di Castro (a cura di). Giulio Pediconi: un testimone imparziale. Roma: Edizioni Kappa, 2001, ISBN 88-7890-400-7.

Muntoni, Alessandra. Lo studio Paniconi e Pediconi (1930-1984). Roma: Edizioni Kappa, 1987.