Chiesa di Santa Maria del Priorato
Giovanni Battista Piranesi
Piazza dei Cavalieri di Malta, 4, Roma, RM, Italia, X sec-XVIII sec

Il sito

A picco sull’emporio del Tevere e in vista dell’isola Tiberina era ubicato qui nel X sec un monastero benedettino fortificato (ai tempi in cui l’istituzione eremitica organizzata in confederazioni godeva di una propria autonomia). Intorno all’anno mille il monastero passò ai templari e in seguito ai Cavalieri di Malta che vi insediarono il loro Priorato. Nel 1764 il nipote veneziano di Clemente XIII, cardinal Giovanni Battista Rezzonico (Camerlengo della Camera Apostolica che presiedeva in assenza del Papa la sede vacante e amministrava i beni temporali della chiesa) affidò a Giovanni Battista Piranesi la ristrutturazione del Priorato.

Piazza

Il tracciamento urbano del Piranesi  forma alla cerimonia dell’Armilustrium: in onore a Marte per purificare le armi, nel mese di Ottobre l’esercito, prima di essere acquartierato per l’inverno, mandava i soldati dopo la rivista al Circo Massimo all’Aventino per sacrificare al Dio. Lo spazio urbano è uno straordinario vestibolo a cielo aperto cinto da una coppia di mura alte che fanno da supporto ad una serie di edicole monumentali. Sulla piazza, oltre agli obelischi e ai trofei militari, si affaccia il portale che immette alle proprietà del Gran Priorato dell’Ordine e dal quale, accostando l’occhio al buco della serratura, si può vedere la cupola di San Pietro in una celeberrima prospettiva arborea.

La chiesa

Opera unica di Giovanni Battista Piranesi, la chiesa, a navata centrale con cappelle laterali, si compone di una facciata quasi a picco sull’attuale via Marmorata, per via dello stretto sagrato. Due coppie di lesene scanalate sostengono figurativamente la trabeazione e il timpano verso la sommità, ognuna di esse reca un anello in bassorilievo con una spada corta (gladio) e terminano in un capitello costituito da una coppia di sfingi alate contrapposte, fra le quali si interpone una torre quadrata.

Tra le lesene e il portale due fasce verticali decorate con elementi impilati: alla base uno strigile (usato dagli atleti per rimuovere il sudore e la polvere) un disco solare sormontato da una doppia pigna e un cartiglio con l’iscrizione FERT (Fortitudo Eius Rhodum Tenuit, attribuibile al motto Savoia dell’Ordine del Collare fondato nel 1364) sovrastato da una figura femminile alata. Il disco solare rimanda all’oro, alla luce in quanto vittoria sulle tenebre; la falce di luna all’argento, al pallore di Iside e poi della vergine Maria; la torre all’edificio, la forza del corpo materiale; la Sfinge all’ideale di saggezza; i serpenti ai culti mitraici, al male ma anche alle correnti telluriche della terra; l’uovo e la lancia ai poteri generatori e primigeni; la pigna e la conchiglia, come la melagrana, alla conoscenza e al sapere. L’aula è caratterizzata dalla piena e concreta costruzione di uno spazio totale in cui il magistero di Piranesi si esprime nell’unicum delle decorazioni stuccate. Splendida la controfacciata, nella quale campeggia la grande finestra termale che fa da contrappunto all’oculo del timpano. Il pavimento, con essenziali campiture centrali in marmo, è incorniciato da una leggera variazione cromatica della pietra, ribaltato sulle fiancate murarie dallo zoccolo dello stesso materiale che pareggia il pavimento dell’abside attraverso una inclinata, straordinario accorgimento prospettico, che avvicina all’assemblea la cattedra di San Basilio. In quest’aula a destra è posto il cenotafio di Piranesi, opera del 1779 di Giuseppe Angelini (firmata e datata) “[…] ricordata alla data del 10 nov. 1779 nel Diario del Canova, e relativamente alla quale il Cicognara afferma che il motivo deriva da un’antica statua di Zenone.” (Mario Pepe)

L’altare

Completa l’impatto scenografico dell’aula l’altare di Tommaso Righi, allievo del Piranesi, su disegno del maestro. La composizione presenta tre sarcofagi, dei quali il primo costituisce la mensa, sopra il quale s’innalza la statua di San Basilio in gloria, circondato dagli angeli.

L’altare […] possiede due volti, due facce inconciliabili, irriducibili l’una all’altra, tra le quali non vi è comunicazione diretta; solo un complicato esercizio mentale le può riconoscere coappartenenti, l’una faccia è necessaria all’altra; un volto senza l’altro resterebbe muto. L’altare di San Basilio è fatto di oggetti; degli oggetti descrive l’ingovernabile molteplicità e la vocazione alla casualità associativa. Vuoto e pieno, silenzio e narrazione, riproduzione e creazione, mimesi e originale, finito e incompiuto, heimlich e unheimlich : l’elenco delle coppie di opposti che l’altare di San Basilio suggerisce è in realtà senza fine. In ciò risiede il suo messaggio, questa è la sua natura allegorica.” (Marta Burrai)

Il giardino

Nella selva di siepi conformate a labirinto (simbolo del cammino iniziatico interiore), troviamo ancora una volta l’emblema della Croce di Malta scolpita nella forma dei cespugli, e dalle topiarie spiccano grandi crateri di terracotta che portano alberi di agrumi. Ma la parte più mirabile è senza dubbio il viale alberato prospiciente il portale d’ingresso, nel quale le quinte arboree sono sapientemente tagliate a formare una galleria prospettica convergente verso la cupola della Basilica di San Pietro.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

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Jatta, Barbara (a cura di). Piranesi e l'Aventino. Milano: Electa, 1998, ISBN 9788843566648.

Gallavotti Cavallero, Daniela. S. Maria in Aventino (Santa Maria del Priorato). Roma: Litografia Mazzoni, 1986, ISBN 9788873114536.

AA.VV.. Piranesi nei luoghi di Piranesi. Roma: Fratelli Palombi, 1979.

Tafuri, Manfredo. Il complesso di S. Maria del Priorato sull'Aventino In: Piranesi. Incisioni - Rami - Legature - Architetture. a cura di Alessandro Bettagno. Neri Pozza Editore, 1978, p. 78-79..