Cinema Maestoso
Riccardo Morandi
Via Appia Nuova, 416, Roma, 00179 RM, Italia, -1957

Sulla Via Appia Nuova, negli anni di crescita urbana del secondo dopoguerra, l’ingegnere Riccardo Morandi progetta e realizza un edificio polifunzionale che ospita negozi, magazzini, abitazioni e un imponente cinematografo. In un quartiere densamente abitato, caratterizzato da un’espansione intensiva, l’edificio si inserisce come importante tentativo di architettura di qualità a partire dalla sua collocazione, il suo insediamento, arretrato rispetto al filo stradale, determinalo una piazza, importante vuoto urbano nel tessuto satura del quartiere. La polifunzionalità dell’edificio viene chiaramente evidenziata articolando elementi tra di loro indipendenti e distinguibili. Il blocco di residenze, rigorosamente seriale e compatto nella zona superiore, si sovrappone al cinematografo che, attraverso le grandi vetrate e le scale portate in facciata, denuncia la propria funzione pubblica.

Protesi su Via Appia Nuova, due bassi corpi laterali inquadrano l’ingresso e ospitano negozi. Al piano seminterrato, infine, trovano spazio magazzini e ambienti di servizio. La facciata risulta quindi caratterizzata dalla grande vetrata alla quale si sovrappone la zona residenziale, massa decentrata che sbilancia asimmetricamente il prospetto. La vetrata centrale che sovrasta l’ingresso lascia trasparire e pone in evidenza la struttura come elemento principale e fortemente caratterizzante la qualità estetica dell’ edificio. La soluzione strutturale scelta per la realizzazione delle fondazioni, della copertura della sala, della galleria, del telaio di proscenio e dell’intelaiatura del blocco residenziale, è stata la tecnica della precompressione del calcestruzzo armato (1). La struttura del teatro cinema originario, attualmente riadattato a multisala, era costituita da sei grandi portali zoppi precompressi e rastremati che, dall’ingresso al proscenio, segnavano longitudinalmente la grande sala sorreggendo al tempo stesso il blocco delle residenze sovrastante.

L’opera testimonia la grande padronanza di Morandi nell’uso della tecnica di precompressione, perizia che gli consentì di tradurre le scelte tecnologiche in soluzioni di notevole potenza figurativa.  L’ opera di Morandi  definisce, contestualmente a quella di altri maestri come Nervi, Luccichenti e Moretti,  una vera e propria linea di ricerca sulla forma della struttura come carattere principale della forma dell’architettura, ovvero, come testimoniato nelle pagine della rivista diretta da Moretti “Spazio”, il compimento di una traiettoria in cui la struttura della forma e la forma della struttura coincidono, ed in cui le potenzialità del cemento armato sono scandagliate in tutte le loro declinazioni.

(1) La ricerca su questo tema progettuale, che passò attraverso l’intervento di ristrutturazione del cinema-teatro Quattro Fontane (1938) e i progetti del cinema Astoria (1946), dell’Alcyone (con Giovanni Gandolfi, 1947)  e del cinema Bologna (1947-48), sempre a Roma, si concluse con la realizzazione tra il 1954 e il 1957 del cinema-teatro Maestoso, con soprastante edificio per abitazioni, la cui sala per 2500 posti era coperta da grandi telai zoppi longitudinali di 40 metri di luce, una variante del telaio Morandi a conci, uno dei sette brevetti sul sistema di precompressione che porta il suo nome. Questo modello strutturale consentiva di sostenere i tre piani superiori dell’edificio «in falso» sulla copertura della sala, con un forte effetto figurativo, enfatizzato dalla grande vetrata del prospetto principale. Morandi maturò nel corso degli anni un razionalismo costruttivo che lo portò ad applicarsi nello studio del cemento armato precompresso, convinto della necessità di mettere a punto un organismo originale italiano; tra il 1936 e il 1940, infatti, progettò una serie di strutture di notevole importanza nel campo delle costruzioni industriali. I sette brevetti relativi alla precompressione che portano il suo nome sono legati, quindi, a un’attività di ricerca teorica e applicata che portò, nel 1954, alla fondazione del CESAP (Centro studi per le applicazioni alla precompressione), un’istituzione volta a fornire al progettista informazioni tecniche sempre aggiornate.

[Alessandra Capanna. MORANDI, Riccardo Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 76, 2012]


DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

Destinazione d'uso: Complesso per un cinema-teatro, un grande magazzino, un complesso di appartamenti

Struttura portante: telai principali portanti in calcestruzzo precompresso
Acustica e audiovisivi: per la correzione acustica della sala: rivestimento assorbente delle pareti costituito da pannelli in gesso forati con strato interno di lana di vetro
Impianti meccanici ed elettrici: impianto di aria condizionata
Impianto elettrico: l'illuminazione in tubi fluorescenti in vista con diffusori cellulari
Coperture: a shed con infissi apribili elettricamente
Finiture: rivestimenti esterni in tessere di vetro/rivestimenti interni: nella sala: gesso forato e Resinflex; negli atri e nei servizi: vernice plastica e Resinflex
Pavimenti interni: nella sala in Vinilsolum a spruzzo; nell'atrio principale in granito grigio; negli atri secondari di gres in tessere; nelle scale in Vinilsolum e gomma

Superficie lotto: 3000 mq
Superficie costruita: 3000 mq/area della sala 1000 mq/area servizi 1000 mq/
Volume complessivo: 50000 mc/ volume cinema 25000 mc/


BIBLIOGRAFIA

MURATORE, Giorgio. Roma: guida all'architettura. Roma: L'Erma di Bretschneider, 2007.

IPPOLITO, Achille Maria, Mario PAGNOTTA. Roma costruita. Roma: Palombi Editori, 1982.

ALOI, Roberto. Agnoldomenico PICA. Architetture per lo spettacolo. Milano: Ulrico Hoepli Editore, 1958.

X, X. X. In: L'architettura. 1957, n. n 21 luglio , p. 152-155/205-208.

X, X. X. In: Cronache di architettura. 1957, n. n 155, 28 aprile, p. X.