Complesso Palazzine INA
Mario De Renzi
Via Adolfo Venturi, 19, Rome, Italy, 1949-1951

Mario de Renzi è uno dei protagonisti della ricostruzione italiana che hanno partecipato alla realizzazione di nuovi edifici residenziali pubblici nell’immediato secondo dopoguerra. Quest’iniziativa è stata incentivata dalla legge Fanfani, la quale aveva predisposto una notevole quantità di alloggi adatta ad accogliere a Roma flussi migratori di lavoratori, provenienti da tutto il paese. L’intervento, gestito dall’INA-Casa (Istituto Nazionale delle Assicurazioni), voleva favorire, oltre al rilancio dell’attività edilizia, anche l’assorbimento di un considerevole numero di disoccupati. Nel 1949 Mario de Renzi inizia a Roma la costruzione di quattro palazzine di questo tipo, intese come doppio sistema “ainato”, all’incrocio tra via Venturi e via Tommasini.

Ogni palazzina è composta da cinque piani, con il piano terra (lato via Venturi) occupato da negozi. I due volumi sono connessi da un’entrata con pensilina che si sviluppa su uno piano molto luminoso e assicura l’accesso unico alle due palazzine. In ciascun volume la distribuzione degli appartamenti è centrale, il che ha permesso all’architetto di distribuire gli ambienti principali delle abitazioni lungo le facciate. I piani primo, secondo e terzo sono identici, con balcone e terrazze aggettanti in facciata. Il quarto piano è circondato da una terrazza perimetrale, interna al profilo generale del volume e protetta da un tetto sporgente. L’accesso principale è da via Venturi.

Le palazzine si trovano in un quartiere residenziale, costituito da una gran numero di blocchi di abitazioni con dimensione identiche (la loro altezza varia tra 15 e 20 metri) e separati tra loro da parcheggi e giardini comuni. Questo complesso è dunque bene integrato nel suo contesto, benché si contraddistingua, rispetto all’intorno, da una particolare articolazione della facciata e da una spiccata qualità architettonica. L’architetto voleva anche negare il concetto di lotto come modulo di crescita della città. De Renzi ha giocato con luci e ombre, pieni e vuoti, con cavità e elementi annessi alla facciata: sono interessanti i balconi sul lato di via Tommasini e di via Marangoni che permettono di rendere dinamico il complesso. I due volumi sono costituiti da una rigida simmetria e l’entrata rappresenta l’asse centrale. Il tetto sporgente sottolinea, molto elegantemente, la qualità degli esiti espressivi raggiunta in questo edificio. La struttura, è fatta di putrelle e colonne di cemento armato e attuata per frammenti. Il piano terra è ricoperto da Travertino Romano, il che dimostra la volontà di affrancarsi da una modalità insediativa pensata inizialmente per la classe operaia e divenuta nel tempo, come tipologia consolidata, sinonimo di un abitare borghese.


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DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

La palazzina è una tipologia architettonica già affrontata da De Renzi fin dagli anni venti. La composizione delle facciate e degli effetti chiaroscurali vengono qui reinterpretati tramite una scomposizione volumetrica pensata per garantire il maggior affaccio possibile, in un percorso ideale che unisce le palazzine in via Martelli (1948) alle case progettate con Giorgio Calza Bini: la palazzina economica in via Cerveteri (1935) e la palazzina Furmanik sul Lungotevere Flaminio (1935-38).


BIBLIOGRAFIA

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Neri, Maria Luisa. Mario De Renzi. L'architettura come mestiere 1897-1967. Roma: Gangemi editore, 1992, ISBN 8874484062.

Alfredo, Carlomagno, Giuseppe Saponaro. Mario De Renzi. Clear, 1999, ISBN 8838500762 .