Edificio di abitazione in Via Andrea Doria
Mario De Renzi e Luigi Ciarrocchi
Via Andrea Doria, 1, Roma, RM, Italia, 1927-1931

Fino alla fine degli anni venti De Renzi porta avanti filoni di ricerca più o meno legati alla tradizione. Proprio in questi anni si inizia a notare nella sua opera il delinearsi di nuovi orientamenti formali; pur nelle sue sofferte vicende, infatti, questo edificio rappresenta un momento importante nell’iter progettuale dell’architetto che si avvicina a un linguaggio nel quale alcuni temi di derivazione classica si integrano con accenti di sapore futurista e con spiccati interessi di carattere tecnologico.

Per la progettazione della casa di Via Andrea Doria, De Renzi elabora numerosi progetti: un primo edificio, a corte chiusa, vince il concorso ma viene poi rifiutato dalla Commissione Edilizia poiché risultava essere troppo alto e inoltre, il prospetto principale che era orientato a Nord, non  garantiva sufficiente areazione e illuminazione ed erano, invece, gli ambienti di servizio ad avere una migliore esposizione; una seconda versione venne accettata dal punto di vista planimetrico, ma gli si richiese di migliorare l’estetica poiché esso venne giudicato di eccessivo avvenirismo. Nell’ultima proposta lo schema distributivo generale e gli alloggi vennero organizzati in 3 corpi di fabbrica di 6 piani, disposti perpendicolarmente a Via Andrea Doria, raccordati tra loro da un lato da un elemento di uguale altezza, anch’esso occupato da alloggi, e dall’altro da un volume basso ospitante dei negozi che si distingue dagli altri piani per la decorazione in mattoni. Tutto l’edificio, ma in particolare le testate con le scale, era caratterizzato da soluzioni architettoniche molto attente alle valenze figurative dell’ossatura in cemento armato.

Il progetto fu però respinto in sede di approvazione, con il suggerimento di rielaborarlo utilizzando un linguaggio un po’ più ortodosso. La versione definitiva risente quindi di questa prescrizione, ma conserva comunque alcune idee-forza di indubbio interesse. È da ricordare che per mancanza di mezzi finanziari furono realizzati, in una prima fase, solo sue bracci dell’edificio. Il terzo fu costruito negli anni successivi. Il fabbricato venne progettato tenendo conto di tutte le necessità degli abitanti, infatti, sono presenti lavatoi e stenditoi coperti, cantine, campi da gioco e verde nelle aree comuni.

L’opera riscuote un certo successo, tanto che Plinio Marconi lo inserisce tra le opere migliori da portare come esempio di “edilizia attuale” a Roma, in risposta alle critiche di Erich Mendelsohn sulla presunta mancanza di partecipazione dei paesi mediterranei al movimento moderno. L’edificio risulta organico, armonico, semplice e dotato di un’elegante e raffinata decorazione.

Moderno viene infatti considerato De Renzi anche se appartenente alla corrente moderata, “Quella cioè che tende alla modernità mediante l’evoluzione e il ringiovanimento successivo dell’organismo classico” (Marconi). Per tale motivo le sue opere vengono pubblicate come esempi di edilizia attuale ed esposte in diverse mostre internazionali di architettura moderna tra cui: la III Biennale Romana e Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti in Roma (1925) e l’Esposizione Internazionale dell’Abitazione e dei Piani Regolatori di Budapest (1929).


DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
CORRIERE ARCHITETTONICO - Una casa d'abitazione in Via Andrea Doria in Roma
Fonte

BIBLIOGRAFIA

Neri, Maria Luisa. Mario De Renzi. L'architettura come mestiere. 1897-1967. Roma: Gangemi Editore, 1992, ISBN 88-7448-406-2.

Rossi, Piero Ostilio. Roma. Guida all'architettura moderna. 1909-1984. Editori Laterza, 1984, ISBN 88-420-2509-7.

de Guttry, Irene. Guida di Roma Moderna. Dal 1870 ad oggi. Edizioni De Luca, 2001, ISBN 88-8016-407-4.