Ex Ministero delle Finanze
Cesare Ligini
Viale Europa, 242, 00144 Roma, Italia, 1957-1961

In occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960, la città affronta temi importanti ed in questi si inserisce l’iniziativa di ridefinizione identitaria del quartiere Eur, incompleto ed indefinito a causa dell’ interruzione del progetto espositivo dell‘ E42 a causa della guerra. Virgilio Testa è in quegli anni commissario straordinario dell’Ente Autonomo e porta avanti il suo piano di decentramento amministrativo ricollocando all’ Eur importanti ministeri ed edifici pubblici. Nel 1957 viene così dallo stesso Testa assegnato, senza concorso pubblico, agli architetti Vittorio Cafiero, Cesare Ligini, Guido Marinucci e Renato Venturi l’incarico del progetto di massima della nuova sede del Ministero delle Finanze, che si completerà nella successiva realizzazione e direzione dei lavori da parte degli stessi. Il gruppo è formato da architetti affermati ed attivi nel panorama romano, ma si può vedere negli elaborati grafici custoditi all’Archivio di Stato come il disegno del volume, gli studi di pianta, le scelte funzionali e distributive siano tutte realizzate per mano di Ligini ed il noto complesso viene infatti attribuito essenzialmente all’architetto romano, autore negli stessi anni anche del Velodromo Olimpico.

La superficie del sito è un rettangolo di 15400 mq ed accoglie essenzialmente gli uffici ministeriali distribuiti in cinque corpi di fabbrica, due bassi per gli uffici di rappresentanza e della Guardia di Finanza e tre torri, destinate alle direzioni generali ed agli archivi. Due piani interrati servono da parcheggi e locali tecnici, mentre le tre torri svettano di diciassette piani fuori terra. I tre corpi sono messi in relazione oltre che a piano terreno anche al primo livello, per mezzo di una struttura su pilastri con funzione connettiva. I due livelli ospitano quindi le aree distributive, mentre ai piani successivi si dislocano gli uffici. I servizi igienici ed i locali tecnici si collocano adiacenti ai sistemi connettivi verticali, quali scale ed ascensori, definendo una chiarezza di pianta che è priorità di progetto.

Tutte le misure, sia strutturali che architettoniche, rispettano un unico modulo comune di 1.37m ad interasse variabile, leggibile in facciata ed all’interno, che scandisce le distanze tra le partizioni, i setti e gli infissi. Obiettivo realizzato è l’estrema flessibilità della pianta, coadiuvata dalla distribuzione delle canalizzazioni impiantistiche a soffitto.

Ad espressione dell’elevata produzione tecnica dell’epoca Ligini sceglie per i suoi volumi stereometrici una facciata continua e prospetti indifferenziati, possibili grazie all’arretramento della struttura rispetto alla facciata ed allo sbalzo dei solai lungo tutto il perimetro di ciascuna torre.  Tale sistema di curtain wall richiama la lezione di Mies van der Rohe negli appartamenti di Lake Shore Drive. La struttura portante è particolare in quanto poggia su setti e non su pilastri come comunemente avviene: una soluzione per controventare le spinte orizzontali enfatizzate dalla configurazione lamellare degli edifici. I corpi scala esterni sono un’aggiunta successiva, dovuta alle modifiche effettuate negli anni ’70 sulle normative di sicurezza degli edifici.

Ligini inizia la propria carriera come scenografo e questa formazione è leggibile nella scelta dell’impianto delle torri. Egli porta tridimensionalità nella riflessione urbanistica spesso schiava della pianta e rispetta i criteri scenografici della ex via imperiale: i tre volumi con la loro stereometria esatta e pura formano un complesso plastico che invita a girarvi intorno e compiono efficacemente il ruolo di portale d’ingresso alla città insieme al contraltare dell’edificio delle Poste. La relazione con il contesto è quindi concentrata sull’impatto percettivo della grande scala urbana e si misura in riferimento alla velocità delle automobili lungo la Cristoforo Colombo.

Nel 2007 il complesso, nonostante risultasse presente nella Carta per la Qualità e fosse quindi parte di quelle architetture significative ed importanti per il tessuto urbano, è stato smantellato, ma non completamente demolito. Ad oggi rimangono gli scheletri della struttura, avvolti in una rete di tiranti e controventamenti provvisori.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

Lupo, Valeria (a cura di). Cesare Ligini Architetto. Roma: Prospettive Edizioni, 2014, ISBN 9788898563234.

Zevi, Bruno. Tre prismi per le finanze. In: L'Espresso. 1958, n. 21 Dicembre 1958, p. p.16.