Filiale del Banco di Roma
Enzo Calanca, Gabriella Esposito, Paolo Micalizzi, Ludovico Quaroni
Piazza di San Marcello, Roma, RM, Italia, 1970-1985

Lungo via del Corso all’altezza di piazza san Marcello, all’interno di un Palazzo settecentesco si apre un grande ambiente organizzato su due distinti piani: il primo destinato al pubblico, l’altro ad uffici. Già nel ‘700, un intervento dell’architetto De Marchis, aveva unificato un complesso di casette più o meno antiche in palazzo. Agli inizi del ‘900 Cesare Bazzani vi aveva ricavato le due Sale e l’ampia galleria del cinema “Modernissimo” compiendo la demolizione quasi completa delle antiche strutture. Negli anni Cinquanta anche gli interni bazzaniani erano stati offuscati da un ulteriore intervento.

Nel 1970 viene studiata la possibilità di riutilizzare le due sale cinematografiche secondo le esigenze del Banco di Roma che vuole realizzarvi la Sede romana, riservando a Sede nazionale ed internazionale il Palazzo antistante su via del Corso.

In seguito, per varie ragioni, il progetto è stato profondamente modificato: i tre livelli sono ridotti a due e il grande salone è occupato da sei grandi pilastri circolari in metallo, anziché dai due pilastri originari in cemento armato che permettevano di percepire l’asse fondamentale del vasto spazio interno, sottolineato dal fascio di luce che, dall’ingresso principale di piazza San Marcello si rifletteva perfettamente e senza interruzioni fino all’ingresso posteriore di via di San Marcello.

Rimane comunque intatto il fascino della sovrapposizione delle linee circolari, del medesimo materiale ma di colore diverso, delle pareti cilindriche mosse da un gioco dinamico, spaziale di grandissimo effetto. La scala elicoidale, detta Scala Quaroni, è sicuramente la parte più suggestiva dell’opera, illuminata dalla luce soffusa della vetrata colorata a disegni a piombo. In un angolo, un cilindro in vetro fa vedere gli scavi sottostanti di un battistero del IV secolo.

Dismessa la banca, i locali sono stati usati nel Giubileo 2000 come Internet Point fino alla acquisizione dell’immobile da parte della Pirelli S.p.A.

Sembra quanto mai attuale un commento del progettista del 1984 durante l’intervista di …”…Il progetto ora ricorda appena quello originario, e l’interesse della Banca per quel lavoro sembra essere diminuito: fra un annetto arriveremo in fondo, se Dio vorrà, ed allora potremo dire cosa ne è venuto fuori: per ora restiamo in attesa: passati più di dieci anni, fra  una  cosa  e l’altra, i miei gusti sono mutati non poco.” (m c m)

I materiali

Risulta difficile distinguere tra le versioni del progetto non realizzate o variate in corso d’opera e l’edificio realizzato, usato e riusato: una struttura ibrida nata agli inizi del ‘900 per ricavare sale cinematografiche in un edificio in muratura portante, già rimaneggiato prima dello svuotamento e “consolidato” con strutture in c.a.

Tale struttura muraria, nonostante gli arditi tentativi di sostituirla, rimane, ridotta all’essenziale e occultata all’interno di sei pilastri circolari, a contaminare la geometria circolare del progetto.

L’unità dell’opera non viene comunque compromessa grazie alle ampie bucature circolari nei solai e trova ulteriore forza nella composizione e nei materiali dell’involucro interno. In primo luogo, la parete divisoria costituita da telai in profilato di ottone e vetri scuri (sono anche in ottone lucido gli arredi fissi, i mancorrenti, le cerchiature dei pilastri), che risolve sia l’esigenza di dare luce alle sale poste sul perimetro, sia di mediare con una linea sinuosa l’ortogonalità delle strutture preesistenti; in secondo luogo il rivestimento delle pareti e dei parapetti degli affacci con fasce alternate di granito artificiale bianco e rosso.

Infine il trattamento ancora a fasce alternate di granito di Baveno e granito nero lucidati a specchio del pavimento trova corrispondenza nelle linee diagonali del controsoffitto in doghe di lamierino smaltato, negli apparecchi illuminanti lineari e nelle bocche di aerazione a lama.

Questo interno, sorprendente e segreto, ci interroga sull’eredità della polimatericità futurista e del moderno italiano. (a d f)

 

 


IMMAGINI

DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
Guida alle architetture romane di Ludovico Quaroni. schede di Maria Cecilia Mosconi e Alberto del Franco
Fonte

BIBLIOGRAFIA

Terranova, Antonino (a cura di). Ludovico Quaroni. Architetture per cinquant’anni. Roma: Gangemi, 1985.

Gresleri, Giuliano. Collisioni circolari in S. Marcello. In: Frames. 1986, n. 12, .

Mosconi, Maria Cecilia, Alberto Del Franco. Filiale del Banco di Roma In: Guida alle architetture romane di Ludovico Quaroni. a cura di Antonella Greco, Gaia Remiddi. Palombi, 2003, p. Il moderno attraverso Roma, 3, ISBN ISBN 88-7621-408-9. .