Galleria Sciarra
Giulio De Angelis
Via di Santa Maria in Via, 30-31, 00187 Roma, Italia, 1885-1888

La galleria Sciarra fa parte delle opere di urbanizzazione volute dall’alta borghesia romana. Si trova in via Minghetti, una traversa di via del Corso, e sorge al centro del complesso edilizio che parte dal Banco di Roma e termina con il teatro Quirino su via delle Vergini.

I lavori iniziarono nel 1886 per volere del principe Maffeo Sciarra, che già nel 1883 aveva stabilito all’interno del suo palazzo la redazione del quotidiano La Tribuna, al quale aveva affiancato la rivista letteraria Cronache Bizantine, proseguendo la pubblicazione dell’editore Sommalunga. Lo spazio “bizantino” è l’ideale stilistico della galleria, che diviene la sede dell’omonima rivista diretta da Gabriele D’Annunzio. Autore della galleria è l’architetto Giulio De Angelis, che progettò un cortile pedonale a pianta cruciforme, coperto da un’elegante volta a padiglione nervata in ferro e vetro. I due atri d’ingresso sono impreziositi da esili colonne in ghisa dipinta che, nonostante l’apparente leggerezza, assolvono funzioni portanti. L’intero sistema decorativo, compresi gli elementi in ferro battuto, è stato realizzato dal pittore Gabriele Cellini, che seguì il progetto iconografico del letterato Giulio Salvatori. Le decorazioni, realizzate in terracotta, mescolano differenti stili. Cellini rielabora motivi arcaici greci ed etruschi e li compone con disegni rinascimentali, accompagnati da reminescenze orientali ed egiziane. La pittura tende così a sovrapporsi all’architettura. Al primo piano, sul grande vuoto architravato dell’ingresso, si trova una trifora scandita da paraste con capitelli antropomorfi, che sorreggono una cornice su cui appare l’iscrizione a caratteri romani “MDCCCLXXXVIII” (1888), anno della conclusione dei lavori. Verso la cupola vetrata l’architettura tende ad una maggiore semplicità. Anche le pitture si alleggeriscono e le trifore, gradualmente, riducono la loro altezza per slanciare meglio la struttura che termina in un cornicione sporgente. Le decorazioni di Cellini, eseguite con la tecnica dell’encausto, hanno come tema la “Glorificazione della donna”, distaccandosi fortemente dall’ideale Dannunziano di donna moderna e seduttrice. Nei livelli alti, la donna appare nelle sue virtù, come indica il cartiglio sotto ogni figura: “La Pudica”, “La Sobria”, “La Forte”, “L’Umile”, “La Prudente”, “La Paziente”, “La Benigna”, “La Signora”, “La Fedele”, “L’Amabile”, “La Misericordiosa”. Al piano terra sono proposte alcune scene di vita quotidiana borghese come: “La cura del giardino”, “Il pranzo domestico”, “La conversazione galante”. In quest’ultima scena si può intravedere un ritratto dello stesso D’Annunzio.

Il tema dominante è dunque l’ esaltazione della donna nelle funzioni di angelo del focolare, di sposa e madre. Carolina Colonna Sciarra, donna per eccellenza perché madre del principe Maffeo, è particolarmente esaltata attraverso il ricorrente uso delle sigle CCS, acronimo del suo nome, negli scudi accompagnati sui vani d’ingresso dallo stemma di famiglia, composto da quello Barberini e Colonna con il palo della chiesa al centro e l’iscrizione MS, cioè Maffeo Sciarra.

Le due ali della galleria hanno un’altezza di due piani e presentano un soffitto a cassettoni molto raffinato, sorretto dalla doppia struttura pilastro – colonna, finemente decorati, che si alternano alle porte finestre dai neri infissi. Il vano centrale a tutta altezza, invece, tre volte più alto rispetto ai due lati, è sormontato da una luminosa cupola vetrata con struttura a vista in ferro scuro. Lo stesso materiale è rispeso nei dettagli dei parapetti, dei balconi e delle finestre in ferro battuto sempre realizzate da Cellini. Nel suo complesso la galleria Sciarra manifesta una doppia anima, al passo con i tempi nell’uso di grandi superfici vetrate ed elementi in ferro, più nostalgico e classicheggiante nel ricco apparato decorativo e nelle forme architettoniche.


VIDEO

DISEGNI / ELABORATI

MODELLI CAD
Galleria Sciarra
Giovanni Esposito

ALTRE INFORMAZIONI

L'edificio, completamente svuotato alla fine degli anni '70 e ricostruito in cemento armato, non ha più una corrispondenza tra le facciate ed i livelli dei piani.


BIBLIOGRAFIA

RENDINA, Claudio. Enciclopedia di Roma. Roma: Newton Compton Editori, 2007.

RENDINA, Claudio, Donatella PARADISI. Le strade di Roma. Volume terzo P-Z. Roma: Newton Compton Editori, 2004.

DE GUTTRY, Irene. Guida di Roma moderna: architettura dal 1870 a oggi. Roma: De Luca, 2001.

REMIDDI, Gaia, Antonella GRECO, Antonella BONAVITA, et al.. Il moderno attraverso Roma: guida a 200 architetture e alle loro opere d’arte. Roma: F.lli Palombi, 2000.

PIETRANGELI, Carlo. Palazzo Sciarra. Roma: Istituto nazionale di studi Romani, 1987.

ACCASTO, Gianni, Vanna FRATICELLI, Renato NICOLINI. L’architettura di Roma Capitale. 1870-1970. Roma: Golem, 1971.