Hotel Fouquet Barrière
Edouard François
46 avenue Georges V Champs-Elysées 75008 Paris FRANCE, 2003-2006

Architettura dell’Assurdo

Quando ci si trova per la prima volta di fronte all’Hotel Fouquet-Barrière a Parigi, la prima cosa che viene spontaneo chiedersi è: siamo davanti all’opera di un estroso architetto navigato oppure a quella di un giovane scenografo di Hollywood che sta cercando disperatamente di sfondare nel mondo del cinema facendo di tutto pur di farsi notare?
L’operazione che realizza Edouard François, uno dei più innovativi architetti francesi degli ultimi anni – in realtà: uno dei pochi architetti in assoluto che abbia veramente qualcosa da dire- è un trionfo di non-sense, uno sfacciato gesto architettonico che sovverte tutte le regole, tanto che perfino i “non addetti ai lavori” riescono a capire che in questo edificio qualcosa non quadra. Edouard François interviene sulla facciata di un immobile haussmanniano, uno come tanti nel quartiere nel quale è collocato (vicino l’Avenue des Champs-Élysées), e la stravolge completamente. Egli congela tutte le elevazioni e la copertura indistintamente con un rivestimento cementizio, scuro e tetro come il tono di una di quelle casette americane in cui di solito vengono ambientati i film dell’orrore. Tutto è stravolto in maniera sfacciata, non ci sono più regole: il materiale delle cornici è lo stesso di quello delle pareti che è il medesimo di quello del tetto. Lo stesso trattamento viene riservato pure a quelli che si suppone dovrebbero essere i vetri delle finestre: scuri, pieni e opachi come tutto il resto. Ma non è finita. È tutto in falsa scala: le finestre hanno lo stesso disegno di quelle degli edifici accanto (i quali sembra si stiano essi stessi chiedendo se si trovino ancora nella stessa città o se siano finiti per caso in una qualche fittizia strada di Las Vegas ): ma sono gigantesche, almeno una volta e mezzo la dimensione tradizionale, sicché l’Hotel Fouquet-Barrière pare avere solo cinque piani invece degli otto dei palazzi limitrofi.
L’atmosfera è da teatro dell’assurdo: c’è questo attore che irrompe sulla scena e inizia a parlare di sé ma non sappiamo chi sia e come mai si trovi proprio lì, proprio davanti a noi, proprio in quel momento esatto.
L’unico segnale che ci fa intuire che questo oggetto è reale e che succede qualcosa lì dentro sono delle aperture vetrate, rettangolari, squadratissime, che portano luce all’interno e mettono in discussione la monomatericità del rivestimento di facciata. Ma Edouard François non si preoccupa minimamente di adattarle al tratto grafico dei prospetti, anzi, il dover portare luce agli ambienti interni costituisce un’altra scusa per essere prepotentemente sfacciato: queste bucature tagliano tranquillamente le decorazioni esterne, con una nonchalance disarmante: in facciata avrebbe potuto anche esserci un gruppo scultoreo del Fidia ma non importa, lo avrebbe reciso di netto senza troppi problemi.
L’unico dubbio che rimane quindi – ma solo il tempo saprà chiarirci le idee- è questo: siamo semplicemente di fronte a uno stravagante progetto di un archistar come tanti a cui piace “farlo strano” o Edouard François ha veramente lanciato una nuova corrente architettonica destinata a fare Scuola?


DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

Superficie complessiva: 18.000 mq
Albergo di 107 stanze; di cui 55 suites, una SPA, un ristorante, un bar, giardini e parcheggio


BIBLIOGRAFIA

François, Edouard. L'immeuble qui pousse. I Parigi: Jean-Michel Place-architecture, 2000, ISBN 2858935718, 9782858935710.

Jencks, Charles. The Story of Post-modernism: Five Decades of the Ironic, Iconic and Critical in Architecture. New York City: Wiley, 2012, ISBN ISBN: 978-1-119-96009-6.

Montini, Alessandra (a cura di). In: Edouard François. I Edizione Hachette, 2012, p. I Maestri dell'Architettura, p. 54-67..