Istituto di Chimica
Pietro Aschieri
Sapienza Università di Roma, Piazzale Aldo Moro, 5, Roma, RM, Italia, 1932-1938

La Città Universitaria di Roma apre per la prima volta le sue porte il 31 ottobre 1935 di fronte alle massime autorità italiane e straniere richiamate nella capitale dal grande evento. L’inizio del progetto, tuttavia, risale a tre anni prima, quando nel 1932 Marcello Piacentini raccoglie alcuni architetti intorno a sé per dare vita alla sistemazione definitiva dell’Università di Roma, concludendo in tal modo una questione aperta fin dai tempi dell’unità d’Italia. Lo stesso Mussolini infatti la identifica come un’opera di grande importanza per il regime, non solo per il suo valore simbolico quale tempio dell’educazione fascista, ma anche banco di prova per uno “stile” fascista che trova applicazione concreta progetto successivo dell’E42. A Piacentini si deve il primo disegno planimetrico dell’area di progetto, firmato l’8 Maggio del 1932; le modifiche effettuate lasciano in ogni caso invariato il sistema rigido che prevede una disposizione fortemente simmetrica e gerarchica, all’interno della quale viene consentita una parziale discrezionalità formale ai progettisti incaricati; inoltre l’architetto capo riserva per sè l’edificio più importante: il Rettorato.

La realizzazione dell’Istituto di Chimica viene affidata a Pietro Aschieri ma ciò che è stato costruito corrisponde solo in parte all’idea originaria dell’architetto: la composizione volumetrica è stata ridotta per mantenere un profilo unitario con gli altri edifici in costruzione e in particolare l’opera di Aschieri, che prevedeva una composizione con corpi a quattro piani sormontati da una torre a C per i laboratori e un grande portale monumentale, è stato uniformata al ben più sobrio edificio antistante, l’Istituto di Fisica di Pagano, che si adatta con un maggiore rigore compositivo alle linee generali del progetto.

Oltre all’Istituto Chimico è stato ridimensionato, nella seconda metà del 1933, anche l’edificio del Rettorato: tracce dell’espressionismo aschieriano sono ancora ravvisabili nelle lunghe paraste che affacciano sulla piazza – anche se ora l’ingresso è rivolto verso il viale – e il prospetto posteriore che manifesta una maggiore plasticità per via dell’aula magna che qui si affaccia. Inoltre era anche previsto anche la costruzione della facoltà di Chimica Farmaceutica proprio oltre la strada da cui è accessibile il retro dell’edificio; tuttavia incomprensioni del progettista con l’ufficio tecnico hanno determinato la revoca della facoltà di Farmaceutica per integrarla successivamente nell’edificio costruito da Giuseppe Capponi, fino a revocare l’intero progetto all’architetto romano, il quale, a partire dal 1934, viene sostanzialmente estromesso dalla progettazione, anche se gli viene riconsociuta la paternità dell’edificio grazie all’intervento riconciliante proprio dell’architetto capo, Marcello Piacentini.

Il tormentato progetto dell’edificio subisce ulteriori ritardi per problemi relativi alle fondazioni speciali che occorre costruire per gli impianti: la poca  compattezza del terreno di fatto costringe il cantiere a prolungate interruzioni che impediscono alla facoltà di essere terminata per l’inaugurazione. Il 31 ottobre 1935 infatti l’Istituto è completato per la parte esterna, con le finiture interne e gli arredamenti ancora da iniziare.

La costruzione viene ultimata nel 1938 ma fin da subito subisce continue trasformazioni, anche a seguito dei danneggiamenti dovuti al bombardamento del quartiere San Lorenzo nel luglio 1943. Tra il 1955 e il 1960, infatti, vengono aggiunte le soprelevazioni, tra il 1960 e il 1980 sono costruiti nuovi edifici nell’area antistante via De Lollis, mentre negli anni ’70 viene realizzata la struttura del Nuovo Edificio Chimico che ospita alcuni servizi didattici ed una parte dei locali afferenti agli Istituti Chimici. Nel 1986, infine, è stato realizzato il Museo di Chimica che occupa alcuni spazi al piano terreno del vecchio edificio.

L’organizzazione volumetrica dell’edificio realizzato, invece, mostra una particolare conformazione: la disposizione a pettine dei corpi a tre piani, in parte sopraelevati negli anni successivi, e l’articolazione del fronte posteriore che proietta verso l’esterno la sagoma della grande aula per cinquecento persone. Nelle facciate, all’uso del travertino è stato accostato quello della litoceramica color ocra, applicata sulle strutture con la malta “bastarda”.

L’edificio, da un punto di vista funzionale, è suddiviso in quattro dipartimenti (Chimica Analitica, Chimica Fisica, Chimica Generale ed Inorganica, Chimica Organica) rispettivamente di mq 3000/1500/1500/1500, per un totale di 7500 mq. Nel Museo di Chimica sono conservati i piani di costruzione dell’edificio che prevedevano servizi centralizzati di scarico delle acque reflue, di gas, di acqua calda e fredda e per ogni laboratorio i quadri di distribuzione di corrente continua. Sul tetto sorgevano cassoni per consentire la continuità dell’alimentazione idrica e nel sottosuolo erano localizzate le condotte di alimentazione dei servizi ed una cisterna. Le cappe aspiranti e i banchi chimici sono stati realizzati con materiali antiacido in legno massello.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

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