MACRO, Ampliamento del Museo d’Arte Contemporanea
Odile Decq
Via Nizza, 138, Roma, 00198 RM, Italia, 2004-2010

La prima sede del MACRO nasce dalla riconversione e dal restauro di un edificio industriale (la ex fabbrica Peroni) costruito agli inizi del XX secolo nel quartiere Nomentano a Roma. La fase iniziale di riconversione è stata completata nel 1999. Successivamente, è partito il progetto del Nuovo MACRO, ideato dall’architetto Odile Decqche , come lei stessa afferma, ricerca un equilibrio dinamico attraverso la creazione di differenti punti di vista, ampliando le prospettive ridefinendo totalmente la percezione del Museo. Le aree interne ed esterne non sono state effettivamente concepite in modo rigido ma fluido, con ambienti flessibili e contaminati che assecondano la curiosità, predisponendo il visitatore ad una continua scoperta. Secondo il pensiero di Odile Decq il lavoro dell’architetto spesso deve essere in grado di mostrare il non visibile, nel MACRO questa provocazione latente emerge dalla traslazione e dallo slittamento delle superfici orizzontali e verticali, dal rapporto biunivoco tra interno ed esterno. Gli spazi espositivi e le altre attività ad essi riconducibili, come parte integrante del nuovo ampliamento previsto per la struttura già esistente, sono al tempo stesso reciprocamente dipendenti ma intenzionalmente distinti: in modo tale che ogni parte possa guadagnare maggiore autonomia, diventando più accattivante e seducente. In particolare, Odile Decq ha voluto che la nuova struttura si integrasse con l’intero isolato urbano, concentrandosi più sulla storia sociale del quartiere che non sulle numerose implicazioni storico-artistiche.

L’ingresso al MACRO, situato all’angolo fra via Nizza e via Cagliari, si apre in una facciata di alte vetrate che si stagliano tra i palazzi di fine Ottocento. Superando l’ingresso si accede allo spazio museale precedentemente celato, che comprende: sale espositive, spazi-eventi, book-shop, sale didattiche, auditorium e sala di lettura, coprendo una superficie di 10.000 mq. Le sale espositive, a causa della loro natura e dei flussi che continuamente le attraversano, si configurano ontologicamente come una serie di spazi in movimento, svelando uno scenario dinamico e articolato. Lo spazio dedicato alle esposizioni è stato pensato come “neutrale”, garantendo a ogni artista un luogo dove poter esporre in modo non convenzionale, ma comunque semplice ed adeguato alle opere presentate: possono di volta in volta essere appese, agganciate o “fluttuanti”, e posizionate in qualsiasi modo sul pavimento.

Conscia della complessa e consistente eredità culturale della Capitale, Decq progetta un edificio in armonia con il contesto urbano, aperto ai cittadini ed accogliente, ma che ostenta contemporaneamente una forte personalità. A tale proposito, forse il luogo più rappresentativo di questa precisa aspirazione è il tetto, una piazza-giardino sopraelevata fruibile a qualsiasi ora dai cittadini. Al tetto si accede attraverso due rampe che partono da via Nizza e via Emilia: la pavimentazione della copertura è in alcuni punti leggermente sfalsata, in questo modo l’architetto vuole sottolineare ai passanti l’immanenza della forza di gravità e di altre forze naturali, inevitabili nei meccanismi connessi alla progettazione moderna. La piazza-giardino (2500 mq circa) sarà completata da una fontana (richiamando la tradizione romana), da un bar e da un ristorante: un effettivo spazio pubblico in cui chiunque potrà passeggiare in qualsiasi momento, testimoniando lo scambio continuo e proficuo fra il museo e la città che lo ospita. La superficie del tetto appare come un vero e proprio paesaggio urbano, un giardino che riprende e ripropone il percorso artistico degli ambienti sottostanti, realizzato con materiali opportunamente differenziati e strutture che si alternano vicendevolmente sotto i piedi dei visitatori: sabbia, ghiaia, calcare, acqua e graminacee producono sensazioni legate alla rugosità, profondità, levigatezza, morbidezza, densità, luminosità, lucidità. Il tetto-paesaggio diventa quindi un luogo di calma e frescura, capace di proporre una vera e propria esperienza sensoriale che dialoga con il museo stesso. La specchiatura dei cristalli e la trasparenza delle vetrate lasciano intravedere alcune opere contenute al suo interno; una sorta di involucro permeabile agli sguardi.


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DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

ROSSI, Piero Ostilio. Roma. Guida all'architettura moderna 1909-2011. Roma: Laterza, 2012.

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