Museo del Brigantaggio
Studioteca Architetti Associati
Corso Appio Claudio, 266-272, 04020 Itri LT, Italia, 1997- 2004

Il Museo demoetnoantropologico del brigantaggio sorge a Itri, patria del celebre brigante Fra Diavolo, grazie ad un finanziamento della Comunità Europea per il recupero e l’ampliamento di edifici di proprietà pubblica da riadattare a fini culturali.
Il progetto ha preso le mosse da un piccolo asilo dismesso reinterpretato come il luogo dell’esposizione, attorno al quale si è organizzato il nuovo organismo architettonico.
I nuovi volumi della sala polifunzionale, del centro di documentazione e del book shop, interagiscono con questa preesistenza, o in maniera mediata, come per i primi due che trovano nella zona dei servizi la materializzazione di una sorta di giunto spaziale, o direttamente, come per il book shop che invece penetra all’interno dello spazio espositivo denunciandosi come corpo autonomo.
Il gioco dei volumi sotto la luce trova una propria logica nel trattamento unitario delle superfici. Il cemento a faccia vista quale pietra del nostro tempo, acquista un peso significativo nella definizione delle nuove volumetrie. Ad esso fanno da contrappunto di volta in volta il mattone pieno, il rame ossidato, il ferro ed il vetro, ovvero quelli che da sempre sono i materiali dell’architettura. La preesistenza mantiene invece un legame identitario con il suo passato attraverso il ripristino delle superfici intonacate dipinte a calce in una tonalità rosso pompeiano.

Il fronte Sud: la facciata comunicativa
Un telaio di cemento contiene una struttura di metallo che porta un sistema di pannelli, in lamiera forata e in vetro, retro illuminati. Questa seconda facciata, giustapposta all’edificio preesistente, diviene l’elemento caratterizzante il prospetto verso la via Appia, sorta di parete pubblicitaria che funge anche da frangisole nelle ore di massimo soleggiamento.

Il fronte Nord: il sagrato laico
Il fronte nord è caratterizzato dai principali volumi aggiunti, quello della torre e della sala polifunzionale che si pongono quale fondale dello spazio pavimentato ad essi prospiciente. Il gioco degli assi ruotati che regolano la composizione delle masse, assieme alle peculiarità materiche delle superfici che su questo fronte affacciano, sostanziano il carattere urbano dello spazio aperto.

Il fronte Est: l’articolazione ludica delle forme
Un telaio in cemento e ferro contiene un reticolo di cavi metallici su cui crescono piante rampicanti. La parete smaterializzata si trasforma in elemento naturale laddove lo spazio esterno si organizza come area attrezzata con una gradinata mobile per eventi. Il prospetto della torre-centro di documentazione, con la sua immagine sostanzialmente chiusa, esalta per contrasto la leggerezza della parete-verde.

Il fronte Ovest: la materializzazione del limite
Il prospetto più silenzioso, quello che contiene e delimita e che detta la misura dell’intervento, è caratterizzato dai pieni: la grande parete di cemento su cui si attesta la scatola spaziale della sala polivalente, il volume ricondotto a stereometrica geometricità della preesistenza, la scatola del book-shop e la parete d’angolo del portale d’ingresso.

Criteri allestitivi: il concetto delle stanze dinamiche
La sala espositiva è caratterizzata da un sistema di binari a pavimento su cui si muovono quattro stanze tematiche che rappresentano gli ambiti di approfondimento di alcuni temi significativamente legati al fenomeno. La rete dei binari diviene matrice del sistema d’elettrificazione dello spazio, garantendo la copertura illuminotecnica di qualunque possibile organizzazione degli elementi espositivi.

 

[tratto dalla relazione di progetto]


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

Grimaldi, Andrea. Attrezzare l'architettura. Strategie operative per l'architettura del terzo millennio tra permanenza e innovazione. Roma: Officina Edizioni, 2013, ISBN 9788860491121.