Museo del Faro di Santa Marta
Francisco e Manuel Aires Mateus
, 2006-2007

Il museo si trova a Cascais, un comune situato nel distretto di Lisbona a 25km a ovest della Capitale lungo le sponde del fiume Tago. Il primo nucleo di costruito risale alla seconda metà del XVII secolo, periodo in cui fu realizzato il forte militare di Santa Marta, parte di una serie di costruzioni ad uso difensivo per il territorio di Cascais. Decadute le necessità militari, nel 1868 l’area fu modificata e venne costruito il faro, rivestito a fasce alterne di azulejos bianchi e blu e alto 20 metri, mentre i volumi attorno furono destinati alla residenza per i guardiani. Nel 1981 il faro è stato automatizzato non rendendo più necessaria la presenza continuativa di operatori, e da allora le residenze per i guardiani sono rimaste disabitate. Il Comune ha quindi deciso di convertire la struttura a museo tematico sul sistema dei fari portoghesi, risultando peraltro l’unico esempio di museo con annesso un faro funzionante.

L’intervento dei fratelli Aires Mateus è dichiaratamente un progetto di riuso, del nuovo a contatto con la preesistenza. Le modalità di intervento sull’esistente messe in campo dallo studio portoghese rendono espliciti tre approcci diversi quanto precisi e sistematici: un approccio di restauro conservativo sull’architettura del faro (dove oltre ad un adeguamento strutturale, sono stati cambiati solo i parapetti e i serramenti), un recupero più libero sulle volumetrie esistenti e, in adiacenza a queste ultime, un’edificazione ex-novo.

Il progetto offre una doppia chiave di lettura: l’assialità che lega l’ingresso al mare e la linearità che ne descrive il perimetro. La nuova volumetria inserita funge da punto d’incontro di queste due direzionalità tramite il proprio profilo trapezoidale che si inspessisce gradualmente, assecondandone così entrambe le tendenze.

L’assialità, quasi centrale, attraversa la prima terrazza, passando tra i muretti storici e la nuova volumetria dei servizi, fino a una soglia attraverso la quale si entra in una sorta di “camera di compensazione” che anticipa i padiglioni espositivi e distribuisce per mezzo di una scala terrazza del faro. Dei muri di contenimento in calcestruzzo ribassano una quota intermedia preesistente, per aumentare il grado di accessibilità dell’area. Deviando invece il percorso verso la scala e dunque verso il margine, gli architetti assecondano il perimetro originario e le sue proprie logiche generative: la nuova volumetria servizi nasce addossandosi al muro esterno, ponendosi in condizione di continuità rispetto al processo che, dal 1693 in poi, ha portato alla crescita del Forte di Santa Marta tramite l’apposizione e la stratificazione di nuove edificazioni in adiacenza alle murature.

Il progetto del corpo dei servizi è chiaramente inserito nella ricerca dei progettisti sulla costruzione del vuoto: il suo volume puro scavato sia all’esterno che all’interno si configura come un muro abitato. La costruzione del vuoto diviene chiave interpretativa dell’intera operazione di recupero, attraverso la quale il vuoto inteso come assenza di uso (definibile come un vuoto esterno) viene trasformato dal progetto in un vuoto interno ricco di spazi e relazioni, con un chiaro rimando alle virtù insediative dell’archetipo del recinto.

La scelta dei materiali ricade su materiali locali, ma anche allusivi: l’intonaco bianco, scelto come finitura sia per il corpo dei servizi che per i muretti preesistenti, contribuisce all’identificazione univoca di una bordatura esterna. Le preesistenze vengono invece spogliate dal loro dato materico e storico e diventano memorie fisiche e spaziali della configurazione del luogo; rivestite con degli azulejos bianchi di larghezza variabile, sembrano avere una pelle salina che ha cristallizzato gli edifici e la loro memoria. Le pavimentazioni sono in pietra di Lioz, di una chiarezza tale da rimarcare fortemente il piano orizzontale delle terrazze, geometricamente contrapposte all’irregolarità ruvida e scura della roccia degli scogli.

A livello funzionale, nei volumi esistenti sono collocate due sale espositive e un auditorium, mentre nel volume di progetto sono stati collocati un ufficio, una caffetteria, i servizi igienici e il locale del custode.


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DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

"Tra la terra e il mare, lungo una fascia di territorio da secoli in costante trasformazione, l'intervento umano si è andato sedimentando attraverso i più diversi tipi di occupazione. Dal secolo XVII fino ad oggi, la sovrapposizione di differenti usi, con i materiali e le tecnologie proprie del momento, e la disponibilità del patrimonio ereditato, concorrono a una successione di adattamenti e sovrapposizioni.
Nonostante ciò, il complesso ingloba unità architettoniche di inequivocabile lettura, disposte secondo principi organizzativi molto chiari. Lo stato di adulterazione e decadenza di una parte del complesso è il risultato di un processo di selezione naturale che il progetto cerca di rivolgere a suo favore. Identificando gli elementi più duraturi o dotati di maggiore carica poetica, la nostra proposta ricostruisce a partire da questi stessi, un ordine principale che fa sua la memoria del tempo trascorso, e allo stesso tempo rende possibile il nuovo uso."

Aires Mateus


BIBLIOGRAFIA

Tonon, Carlotta (a cura di). L'architettura di Aires Mateus. Milano: Electa, 2011.

Comotti, Francesca. Poesia di un faro. In: Progettare: architettura, città, territorio. 2009, n. 2, p. 38-45.

Tonon, Carlotta. Gita al faro. In: Casabella. 2008, n. 763, p. 61-69.

Aires Mateus, Francisco e Manuel. Santa Marta Lighthouse Museum. In: Area. 2010, n. 109, .