Museo dell’Energia
Studioteca Architetti Associati
Museo dell'Energia di Ripi, Via Meringo Alto, Ripi, FR, Italia, 2005-2009

L’idea di realizzare un Museo dell’Energia in nel piccolo paese di Ripi, nel Frusinate, è nata dalla presenza nel territorio comunale di pozzi petroliferi tuttora in attività.

Il progetto scientifico, messo a punto dal prof. Italo Biddittu dell’Università di Cassino, con la consulenza del dott. Giovanni Carrada, collaboratore di Piero Angela ed autore di diversi saggi sulla comunicazione scientifica, prevede un percorso di conoscenza e sperimentazione diretta delle questioni e dei fenomeni legati al mondo della produzione dell’energia, da compiersi attraverso exhibit interattivi posti in un’ambientazione rarefatta e misteriosa.

Il progetto architettonico nasce dalla reinterpretazione di due manufatti esistenti messi a disposizione dall’amministrazione comunale, l’ex mattatoio e l’ex lavatoio, manufatti dismessi dal carattere assai diverso. Il lavatoio è stato riconfigurato per ospitare l’esposizione permanente mentre il volume dell’ex mattatoio accoglie gli spazi direzionali, di servizio e una sala polifunzionale.

I due corpi sono collegati da un volume vetrato di ingresso che funge da foyer funzionale e giunto compositivo tra due elementi dal carattere distinto. Questo spazio di connessione è segnato dalla forte presenza della luce che passa attraverso un sistema di telai in metallo che oltre a svolgere funzione strutturale, modulano l’irraggiamento solare. Per riconfigurare l’unitarietà globale è stato inserito un basamento che costituisce una quinta che media le relazioni tra i corpi e la strada, modella le relazioni orografiche, contiene il sistema dei percorsi di accesso e diventa una contro-parete che affianca il volume del mattatoio. Questo segno, quindi, oltre a creare un ambito di filtro con la città, riconnette i corpi abbracciando il volume di servizio ed incorniciando il manufatto dell’esposizione.

Il fabbricato del mattatoio è caratterizzato da un sistema di pannelli mobili che consente una fruizione dinamica degli spazi che possono facilmente adattarsi ad accogliere piccole mostre temporanee, presentazioni ed attività di laboratorio didattico. Gli imbotti delle diverse bucature sono dipinti nei colori dello spettro solare a richiamare il potere dell’energia luminosa. La realizzazione della parete-quinta sul fronte sud-ovest ha permesso d’immaginare un secondo accesso a questi ambienti, prefigurando così un possibile utilizzo indipendente degli stessi. Dall’atrio d’ingresso una piccola rampa conduce all’edificio dell’ex lavatoio che è il vero e proprio spazio museale.

Qui un sistema di passerelle, balconate e percorsi sospesi in metallo costituisce il percorso espositivo che si attesta poco sotto la quota del locale d’ingresso, 1,10 metri sopra il piano pavimentato in sampietrini, superando anche le vasche dei lavatoi. Così la preesistenza con la pavimentazione in sampietrini e le grandi vasche in pietra è considerata un substrato storico, materiale prezioso da preservare, e l’intervento di adeguamento funzionale dichiara la sua indipendenza; anche tramite la scelta di una logica costruttiva, come quella della tecnologia in ferro, che prevede che tutto l’allestimento sia reversibile al fine di ricondurre lo spazio allo stato ante-intervento. Nessuna operazione allestitiva è stata condotta con metodi invasivi.

Tra nuovo ed antico s’instaura così un rapporto dialettico che sulla contrapposizione linguistica costruisce una significativa modalità comunicativa. Contenitore e contenuto, acquistano significato e valore proprio grazie all’instaurarsi di questo confronto.

Tratto dalla relazione di progetto


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

Grimaldi, Andrea. Attrezzare l'architettura. Architettura Università Officine, 2013.


SITOGRAFIA