Museo Revoltella
Carlo Scarpa
, 1968-1991 (inaugurazione)

Il Museo Revoltella, nel cuore del centro storico di Trieste necessitava un’espansione già dai primi anni del Novecento. Il progressivo aumento delle opere d’arte acquistate nel corso degli anni aveva decretato infatti l’inadeguatezza dello storico palazzo alla funzione museale che esercita dal 1872 come da volontà testamentaria dell’omonimo barone.L’incarico di progettare l’ampliamento viene affidato all’architetto Carlo Scarpa, i lavori però vengono sospesi molto presto, il 17 aprile 1970, a causa dei costi relativi ad una variante in corso d’opera non accettati dal Sindaco di allora. Il progetto quindi vede la luce solo ventisette anni dopo, diretto prima dall’allievo di Scarpa Franco Vattolo per poi concludersi sotto la direzione di Gianpaolo Bartoli.C’è da dire però che nonostante numerosi passaggi di testimone, l’esito finale può considerarsi ben vicino alle intenzioni di Scarpa. Egli infatti, nel progetto di massima, consegnato nel 1963, non si limita a delineare in via generale l’assetto distributivo e formale del progetto ma entra fino nel dettaglio strutturale e tecnologico.

L’intervento prevede di occupare, non solo il palazzo del barone Revoltella ma anche i due edifici adiacenti, Palazzo Brunner e Palazzo Basevi. L’architetto infatti si trova a lavorare su un complesso edilizio che occupa un intero isolato ed è costituito da tre edifici in linea. Il progetto lascia integro Palazzo Revoltella, come museo di sé stesso, insistendo maggiormente su Palazzo Brunner, un rettangolo di 37×20 metri, di minor pregio architettonico rispetto al precedente, sorto come edificio scolastico e adattato poi ad uffici dell’anagrafe comunale. Assegna infine a Palazzo Basevi il ruolo di centro gestionale.

Il percorso espositivo del Museo Revoltella inizia dal piano terra dove si trovano le sale destinate alla scultura dell’Ottocento, la biblioteca privata del Barone Pasquale Revoltella e la sala Piazza Venezia dove si trova l’ingresso e lo scalone d’onore dal quale si può salire al primo piano, dove si trovano le sale destinate alla pittura ottocentesca. Al secondo piano troviamo spazi di rappresentanza, una zona che abbraccia la corte centrale sulla quale è possibile affacciarsi e altre sale con opere grafiche. Si prosegue così fino al terzo e al quarto piano dove lo spazio è organizzato come nelle sale inferiori e dove si possono ammirare pittura, scultura e grafica moderna. Dal quinto piano fino al sesto si passa al nuovo edificio e agli spazi sopra Palazzo Revoltella dove si conclude la visita.

Apparentemente l’intento progettuale sembra quello di negare il dialogo tra interno ed esterno. L’architetto decide, infatti, di mantenere intatte le facciate preesistenti per non “turbare la precisa fisionomia della zona”, come scrive nella relazione che accompagna il progetto. Inoltre, pur ampliando ulteriormente il museo fino al sesto piano e occupando parte della copertura, nasconde i nuovi volumi impedendone la vista dalla strada, intento riscontrabile nelle sezioni trasversali in cui dimostra graficamente l’impercettibilità delle sopraelevazioni dal vicino contesto urbano.

Con lo stesso proposito il progetto prevede un’operazione di totale svuotamento di Palazzo Brunner, mantenendone in sostanza solo l’involucro esterno e trasformando l’esterno della corte storica nell’interno del nuovo museo. Svuotando l’edificio centrale ricava ampi spazi liberi e dei piani aggiuntivi, circoscritti dalle quinte murarie, costituendo un nuovo spazio architettonico libero.Il vuoto interno così ottenuto, nell’ accogliere il nuovo museo, si ritrova sconvolto dalla mancata corrispondenza con la struttura moderna, al punto estremo di rendere cieche le finestre dell’auditorium al piano terra. Un dialogo questo, che potrebbe definirsi quasi conflittuale tra vecchio e nuovo, tra contenuto e contenitore.

Questa cesura può essere letta anche come un percorso che va dal buio delle finestre chiuse del pianterreno fino all’estrema luminosità del sesto piano, ottenuta grazie ad un particolare sistema di lucernari, a conferma dell’enorme importanza che la luce naturale ricopre nell’architettura scarpiana.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

Masiero, Roberto. Un'architettura differita. Il museo Revoltella di Carlo Scarpa. In: Casabella : rivista internazionale di architettura e urbanistica. marzo 1992, n. 588, 56 p. 38-39.

Marcianò, Ada Francesca (a cura di). In: Carlo Scarpa. Zanichellii, 1964, .

Ceiner, Giovanni, Maria Massau Dan. In: Carlo Scarpa e il museo Revoltella. Civico Museo Revoltella, 2005, .


SITOGRAFIA