Nucleo direzionale a Piazzale Caravaggio
Pietro Barucci
Piazzale Caravaggio, 1963-1968

Primo progetto del Centro Direzionale a Piazzale Caravaggio, Roma – 1959

Pietro Barucci, con Manfredi Nicoletti

L’avventura del Centro Direzionale di Piazzale Caravaggio ebbe inizio con il progetto di massima elaborato insieme a Manfredi Nicoletti «in modo del tutto frenetico e avventuroso su incarico di una committenza dagli intenti speculativi.» (P.B.)

Stava nascendo il Nuovo Piano Regolatore che per l’area in questione prevedeva delle norme transitorie non completamente chiare e convincenti e che comunque rendevano possibile proporre funzioni ricettive e terziarie. Fu quindi ipotizzato un edificio adibito ad albergo e tre a uffici.

Nel progetto di queste due tipologie lo schema “a scorrimento” tra volumi e parti di volumi, poi sviluppato nelle versioni successive, è appena accennato. Esso era già stato parzialmente sperimentato da Barucci l’anno precedente nei corpi di fabbrica del progetto di concorso per la City Hall di Toronto, nonché nell’impianto planimetrico del progetto di concorso del 1947 per il quartiere ICP a San Basilio.

Era da poco terminata (1957) la realizzazione dello straordinario grattacielo Phoenix-Rheinrohr a Düsseldorf ad opera di Helmut Hentrich e Hubert Petschnigg, e P.B. lo aveva ammirato sulle pagine de “L’architettura cronache e storia” di Bruno Zevi, poi dal vero nel corso di un’apposita visita.

Il progetto, subito approvato dal Comune di Roma, ancora non possiede quella sintesi di contenuti e morfologie propria delle versioni successive. Appare trattenuto e non fluido, composto da palazzine affiancate piuttosto che da dinamici vagoni edilizi in perenne fluire.

 

Secondo progetto del Centro Direzionale a Piazzale Caravaggio, Roma – 1962

Pietro Barucci

La rielaborazione del progetto precedente, sulla base delle norme del PRG del 1962, avvenne per incarico della TECNOSIDER SpA a P.B., secondo un programma edilizio che prevedeva una cubatura notevolmente aumentata e una destinazione d’uso intera- mente a uffici.

In questa proposta lo slittamento dei corpi lineari di derivazione dusseldorfiana risulta fortemente accentuato sia planimetricamente sia in elevazione rispetto a quella precedente che, come visto, mancava di fluidità.

Anche la sistemazione architettonica a scala urbana compie un ulteriore passo in avanti, con l’attacco a terra indagato in dettaglio e una stratigrafia che ne risolve tutti i caratteri distributivi: la viabilità, le autorimesse, gli accessi pedonali agli edifici. La struttura portante, in seguito in cls. armato, è prevista in acciaio. Ciononostante, la definizione progettuale si avvicina alla soluzione finale, che sarà redatta a distanza di un anno per il nuovo proprietario dell’area, l’Istituto Romano Beni Stabili.

«L’intervento vuole anche rappresentare la porta del comparto contiguo, destinato dal NPRG a funzioni direzionali. L’impianto stradale pensile, con il grande viadotto centrale interrotto al confine di proprietà, in questo nuovo progetto e nelle previsioni del Comune, avrebbe dovuto continuare fino a collegarsi con l’Asse Attrezzato, quale principale arteria di distribuzione del comparto. Nella realtà, non solo queste previsioni sono state disattese ma – italica assurdità – il proprietario confinante ha poi citato in giudizio l’IRBS e ottenuto un lauto indennizzo per la minacciosa incombenza di questo viadotto incompiuto. L’augusto personaggio ha infine costruito una grande villa con annessa fattoria e allevamento di cavalli. A dimostrazione di quanto il NPRG del ’62 fosse calato su una realtà ostile a ogni innovazione e refrattaria alla minima traccia di cultura urbanistica.» (P.B.)

Pertanto, metaforicamente, appare come un bellissimo portale sul verde.

 

Terzo progetto del Centro Direzionale a Piazzale Caravaggio, Roma – dal 1963

Pietro Barucci, con Ugo Sacco e Arrigo Carè (strutture)

A seguito dell’incarico da parte dell’Istituto Romano Beni Stabili del progetto definitivo del Nucleo Direzionale di Piazzale Caravaggio, P.B. elabora fino ai dettagli esecutivi la proposta dell’anno precedente.

La sistematizzazione finalizzata a conformare un brano di città che, come abbiamo visto nella descrizione del progetto del 1959, fa uso del tipo edilizio del grattacielo Phoenix-Rheinrohr a Düsseldorf ad opera di Helmut Hentrich e Hubert Petschnigg, compie qui un importante passo in avanti anche rispetto a quel celebre riferimento, dando luogo a una vertebra urbana.

Questa vertebra, che nel Laurentino diverrà l’insula, sarà la cifra progettuale di P.B., quella per la quale il nostro protagonista della Scuola romana sarà ricordato nella storia dell’architettura, realtà mutevole fatta di continui rimandi che influenza anche e soprattutto coloro dai quali si viene influenzati. In particolare Bakema e van den Broek nel progetto dell’espansione di Amsterdam del 1965, costituito appunto da vertebre urbane. E da quest’ultimo progetto P.B. sarà a sua volta influenzato quando negli anni ‘70 progetterà il Laurentino 38 a Roma. Ecco i rimandi: da Düsseldorf (l’elemento), a Piazzale Caravaggio (la vertebra), ad Amsterdam (la spina dorsale a forma di un cobra maestosamente eretto al suono del magico flauto bakemiano), al Laurentino 38 (un’area a sviluppo non lineare nella quale il cobra bakemiano viene riposto, come in un cesto, avvolto su se stesso).

Tra i riferimenti progettuali non realizzati bisogna citare la città verticale a circolazione e funzioni stratificate di Ludwig Hilberseimer. Tra gli effetti prodotti, i Centri polifunzionali che John Portman ha realizzato ad Atlanta e a San Francisco negli anni ‘70: segnatamente il Peachtree Center e l’Embarcadero Center.

 


BIBLIOGRAFIA

LENCI, Ruggero. Pietro Barucci Architetto. Milano: Electa, 2009, ISBN 978-88-370-6749-6.