Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà
Edgardo Negri, Silvio Chiera
Piazza di Santa Maria della Pietà, 5, Roma, 00135 RM, Italia, 1909-1914

Situato in prossimità della via Trionfale e della stazione ferroviaria di Sant’Onofrio, sulla linea Roma-Viterbo, il complesso di Santa Maria della Pietà è costituito da 34 edifici per una superficie complessiva di 20.000 metri quadrati.

I fase: 1907-1926

Con delibera del 20 dicembre 1906 il Consiglio provinciale approva la proposta avanzata dalla Delegazione per la costruzione dell’ospedale a Monte Mario, nell’area a Sant’Onofrio di proprietà Persi e Ghezzi, avviandone le pratiche di acquisizione. Dopo un primo concorso bandito il 15 agosto 1904, il 29 gennaio 1907 vengono approvate le norme per il secondo concorso. Il progetto scelto è quello presentato dagli ingegneri Silvio Chiera ed Edgardo Negri.

Nel 1907 vengono avviate le operazioni per la delimitazione dell’area per la nuova costruzione. Si decide che il complesso manicomiale deve essere stanziato nella località S. Onofrio, nella parte più elevata dell’area. Il progetto prevede un raccordo stradale e un cavalcavia, sistemati tra il piazzale di ingresso al manicomio e la via Trionfale. I vari elementi che comporranno il complesso, seguono il naturale andamento del terreno. Elemento ordinatore del piano è l’asse principale, che, con andamento Nord-Est/Sud-Ovest si dispone quasi perpendicolarmente al tracciato della ferrovia; su di esso vengono disposti gli edifici e le aree di rilevanza collettiva. Il medesimo asse costituisce anche l’elemento di divisione tra i reparti destinati agli uomini e quelli destinati alle donne e ai fanciulli, disposti nelle zone laterali. I padiglioni per i degenti vengono divisi in base al tipo di attività medica prevista e alla patologia degli assegnatari, mentre nella zona periferica sono sistemati i piccoli ospedali per i contagiosi e, in prossimità dell’ingresso principale, l’edificio della Necroscopia. Tutti gli edifici, distanti reciprocamente circa 50 metri, si dispongono asimmetricamente rispetto all’asse principale, sul quale si aprono anche larghi piazzali. L’elemento ordinatore vero e proprio è costituito dal grande percorso anulare che, con i suoi 1060 metri lineari di lunghezza costituisce la maggiore arteria del complesso; all’interno dell’area individuata dall’anello viario e in posizione eccentrica rispetto a esso, vi è un grande piazzale di 240 metri di diametro che rappresenta il cuore dell’intero impianto, con valore di spazio aggregativo; dal raccordo anulare hanno inizio una serie di collegamenti secondari dall’andamento irregolare che formano il tessuto viario connettivo tra gli edifici del sistema, perimetrando gli spazi verdi che circondano ogni padiglione o elemento di servizio. Ciascun edificio, simula nelle sobrie linee architettoniche il consueto palazzo cittadino ad appartamenti, con impianto simmetrico, robuste fasce marcapiano, finestre modanate e a edicola ai piani nobili. Particolare cura è nella definizione degli edifici insistenti sull’asse principale, caratterizzati da una maggiore attenzione ai dettagli, dalla partizione verticale, e dall’accentuazione dell’ingresso e del corpo centrale, spesso in aggetto o rientrante rispetto alle porzioni laterali e sormontato da un timpano curvilineo o triangolare.

II fase: 1927-1999

Al progetto originario viene aggiunto un ulteriore edificio. Il nuovo padiglione diventa un reparto dell’ospedale dedicato alle cure dei minori di 14 anni recuperabili. Con la legge 180/1978, nota come Riforma Basaglia, si dispone a livello nazionale la chiusura dei manicomi e il rifiuto dell’accettazione di nuovi pazienti. Dal gennaio 1979 l’ex manicomio di Santa Maria della Pietà è parte di una Unità (poi Azienda) Sanitaria Locale e alcuni padiglioni sono occupati da uffici del Comune di Roma, altri da associazioni. Già dall’anno precedente si era avviato il progressivo svuotamento della struttura dai pazienti; l’ospedale provinciale è definitivamente chiuso nel dicembre dello stesso anno.

III fase: dal 2000

Con i fondi destinati al grande Giubileo del 2000 i cinque padiglioni V, IX, XI, XIII e XV divengono oggetto di interventi di ristrutturazione e restauro, per essere destinati a ospitare attività ricettive e culturali. Nell’ambito del programma di riuso e valorizzazione dell’area, iI 6 aprile 2000 è sottoscritto un primo Protocollo d’Intesa tra la Regione Lazio, la Provincia, il Comune l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, siglato il 18 aprile 2007: sono assegnati 18 padiglioni alla Azienda Sanitaria Locale, 8 all’Università “La Sapienza”, 4 alla Casa dello Studente e uno ad attività sociali e culturali. Nel maggio 2010 l’Università rinuncia ad acquisire i padiglioni da destinare a campus universitario.


VIDEO

DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

ESTENSIONE
Superficie complessiva: 222 000 mq
Superficie edificata: 25 624 mq
Superficie libera: 196 376 mq

CORPI EDILIZI
Padiglioni a pianta rettangolare con corpi aggiunti di grandezza e posizione variabile (a “C”, “E”, “T”, doppio “T”), a forte (e differente tra di loro) sviluppo longitudinale, generalmente tripartiti con accentuazione della porzione centrale d’ingresso, con piano seminterrato e uno/due/tre piani fuori terra.
Edificio dei Servizi a blocco con corte centrale.
Cappella con pianta a croce greca.

STRUTTURE
Strutture in elevazione: muratura continua, muratura mista, cemento armato (ristrutturazioni) Orizzontamenti: solai a voltine di mattoni e putrelle in ferro
Coperture: tetti a padiglione, tetti a capanna, tetti piani


STATO DI CONSERVAZIONE
ottimo: ex padiglioni I, V, VII, IX, XII, XII, XIV, XV, XXIII, XXVI (ora Direzione amministrativa con annesso Centro studi, Biblioteca e Archivio), XXVII (cappella), XXVIII (Servizi generali), XXIX, XXX, XXXI, XC
buono: parco e giardini
medio: ex padiglioni VI (ora Museo della mente), VIII, XIII, XIX, XXXII
cattivo: ex padiglioni III, IV, X, XVI, XVII, XVIII, XX, XXI, XXIV, XXV
pessimo: ex padiglioni II, XLI

BREVE STORIA DELL'ISTITUTO
Tra il 1893 e il 1907 la gestione del manicomio di Santa Maria della Pietà, situato tra il secondo decennio del Settecento e la fine dell’Ottocento alla Lungara e sul Gianicolo, viene affidata alla Commissione Amministrativa Provinciale. Viene scelta una vasta porzione di terreno Sant’Onofrio per il nuovo insediamento. Il 1 aprile 1898 Francesco Azzurri, membro della Commissione e responsabile dell’ampliamento della precedente struttura manicomiale, ultima i rilevamenti. Con delibera del 20 dicembre 1906 il Consiglio provinciale approva la proposta avanzata dalla Delegazione per la costruzione dell’ospedale a Monte Mario, nell’area a Sant’Onofrio di proprietà Persi e Ghezzi già sondata nel 1898 da Azzurri, avviandone le pratiche di acquisizione. Dopo un primo concorso bandito il 15 agosto 1904, il 29 gennaio 1907 vengono approvate le norme per il secondo concorso. Dei quindici concorrenti, rimangono in gara due gruppi formati rispettivamente dagli ingegneri Negri e Chiera di Roma e Cuomo e Almirante di Napoli. Il progetto scelto è quello presentato l’11 maggio 1907 dagli ingegneri Silvio Chiera e Edgardo Negri. Venne bandito un terzo bando, vinto sempre dal gruppo Chiera e Negri, per la realizazzione di un manicomio del tipo a villaggio per non meno di 1000 degenti, provvisto di tutti i padiglioni necessari, con annessa colonia agricola, e rispondente “alle più moderne esigenze della igiene e della tecnica manicomiale”. Il piano prevedeva la costruzione di 34 edifici per una superficie complessiva di 20.000 metri quadrati.
Il 29 giugno 1909 Vittorio Emanuele III posa in opera la prima pietra dell’edificio della Direzione, dando il via ai lavori di costruzione, che si prolungheranno fino alla metà degli anni venti.
Ai primi di gennaio 1910 sono compiuti i lavori per il raccordo ferroviario e la strada di accesso al complesso; il cavalcavia viene inaugurato il 25 gennaio successivo; si procede quindi alla sistemazione del serbatoio e del sistema di approviggionamento idrico. La costruzione dei padiglioni viene avviata nel febbraio 1910. Entro il 1913 una parte dei fabbricati è compiuta, tanto che nell’estate del 1914 si completa con gli infissi, mentre il nuovo ospedale inizia formalmente la sua attività il 28 luglio dello stesso anno, dopo esservi stato trasferito il primo gruppo di pazienti donne dalla sede della Lungara. Nel 1924 l’ospedale è compiuto; l’ultimo edificio realizzato è tra quelli inizialmente da adibire a servizio della colonia agricola, che tuttavia non risulta ancora essere costruito nella pianta IGM datata 1924. In corso d’opera il progetto (presentato nel 1907 e messo a punto nel 1909) ha subito lievi modifiche in particolare relative alla forma e alla diposizione dei fabbricati insistenti sull’angolo nord orientale del complesso. Sono stati costruiti in numero doppio i padiglioni destinati all’osservazione, all’infermeria, ai semiagitati, ai sorvegliati e agli agitati, realizzati padiglioni singoli per i delinquenti, per i tubercolotici e per i contagiosi, e infine cinque padiglioni per i tranquilli, tre per i sudici e gli edifici della colonia agricola.


BIBLIOGRAFIA

CANOSA, Romano. Storia del manicomio in Italia dall'Unità a oggi. Milano: Feltrinelli, 1979.

NEGRI, Edgardo. In: Consorzio in secondo Grado per il progetto e la costruzione del manicomio provinciale di Roma. Relazione esplicativa. Tip. L. Artero, 1907, .

NEGRI, Edgardo. In: Terzo concorso per il progetto del manicomio provinciale di Roma. Relazione esplicativa del progetto presentato dagli ingegneri Edgardo Negri e Silvio Chiera. Tip. L. Artero, 1907, .

NEGRI, Edgardo, Silvio CHIERA. In: Il Manicomio Provinciale di Roma. Ricordo della posa della prima pietra. Tip. L. Artero, 1909, .

CENCELLI, Alberto. In: Un Manicomio Moderno. Il Manicomio Provinciale di Roma. Nuova Antologia, 1914, .

TAMBURINI, Augusto, Giulio Cesare FERRARI, Giulio ANTONINI. In: L’assistenza degli alienati in Italia e nelle varie nazioni. Unione Tipografico - Editrice Torinese, 1918, p. pp. 162-173..

NEGRI, Edgardo. In: Lo sviluppo delle costruzioni sanitarie nella Roma moderna, estratto dagli Atti del II Congresso Nazionale di Studi Romani. Editore Cremonese, 1931, .