Palazzina in piazza Anco Marzio cd. Il Pappagallo
Mario Marchi
Piazza Anco Marzio, Lido di Ostia, RM, Italia, 1929-1930

Con gli anni Venti del Novecento lo slogan “Roma al mare” trasforma la borgata marina di Ostia nel luogo dove è possibile sperimentare linguaggi architettonici anche molto diversi tra loro. La “casa al mare”, destinata alla vacanza (intesa proprio come vuoto/libero da condizionamenti), permette agli architetti  di abbandonare le costrizioni del linguaggio monumentale riservato alla città capitale e rivolgere la ricerca verso il moderno se non educare al linguaggio razionalista.  La disputa, non a caso, tra Domus e Casabella si svolgerà, in quegli anni, anche sul terreno dell’invenzione della “casa al mare”, nelle diverse interpretazioni tipologiche e formali.

Ostia è tuttavia un caso particolare: non è solo un villaggio marino (come pensato nei piani di fondazione dell’inizio del Novecento) ma un’area strategica nel piano di espansione della città di Roma che segna la conclusione sulle “sponde del Tirreno” di quella Coda della Cometa  formalizzata da Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini con la variante al PRG di Roma del 1932. Conclude, di fatto, quel percorso che attraverso una serie di autostrade urbane si snoda tra monumenti antichi e moderni, brani di paesaggio e sistemazioni a verde, dalla Via del mare a partire da piazza Venezia (centro politico della capitale) attraverso le Mura Aureliane (nelle quali si aprirà un nuovo fornice) e il nodo moderno dell’Eur e, ancora le rovine di Ostia antica, sottolinea (secondo un’idea ancora precedente al regime) la necessità di riconquistare la centralità romana sul Mediterraneo.

Dalla ridondanza compositiva dello Stabilimento Roma (G.B. Milani, 1924) vera icona della  scoperta della vacanza, si passerà sia ai primi villini di Adalberto Libera (1933-’34), e al suo progetto per il fronte mare di Castelfusano, sia alle sperimentazioni di Mario Marchi, architetto impegnato nel suo percorso progettuale in un rinnovamento e semplificazione dei linguaggi tradizionali.

In questa occasione, Marchi, a partire da un blocco edilizio a “C”, smonta il linguaggio aulico dei palazzi di città, attraverso un uso ironico della  citazione accentuato dal contrasto stridente di colori, dal rosso al verde, al giallo, fino al bianco (“adatto” al moderno e ai servizi) sparati sulle superfici dell’edificio.

Come i colori del piumaggio di un pappagallo disegnato da Fortunato Depero.

Il progetto redatto per i fratelli Finocchi, viene ideato per un’area destinata dal PRG a costruzioni intensive all’angolo tra il lungomare e la piazza Anco Marzio (cfr. Salucci, 2008: 186).

L’edificio si compone rispetto alla piazza Anco Marzio, al viale della Marina e al lungomare (ampliato nella sezione stradale successivamente). Marchi propone una  facciata, simmetrica (che non trova corrispondenza nella distribuzione degli alloggi in pianta) svuotata nel partito centrale  in un doppio ordine di logge scandite da un pilastrini in muratura e, ad una sequenza verticale tradizionale (basamento, piani residenziali, coronamento e attico), oppone, oltre al trattamento cromatico, il disegno diversificato dei dettagli delle parti e l’insistenza sull’andamento orizzontale delle linee compositive, quasi uno schiacciamento a terra del volume, messo in atto dalle alte fasce marcapiano trasformate in parapetti di colore verde. Le fasce si densificano spezzandosi nell’aggetto dei balconcini del partito centrale della loggia del secondo piano e nei cantonali, mentre al piano primo sono sostituite da balaustre in tubolare metallico rosso. Il basamento è diviso per funzioni e trattamento delle superfici in due parti: la fascia diamantata, interrotta da ampie finestrature e da oblò, corrisponde agli alloggi del piano rialzato  e poggia sul piano seminterrato delle cantine e dei servizi. Il coronamento si svolge in una fascia continua che abbraccia l’intero edificio. Il piano attico è costituito da un volume articolato dallo svuotamento dei cantonali a formare due terrazzi e si conclude nel nell’arretramento del partito centrale quasi un’altana caratterizzato da ampie finestre dal profilo poligonale. Qui si accostano i volumi bianchi con oblò dei servizi (stenditoi, cabine per l’acqua e corpi scala). Gli ingressi e i corpi scala individuati da una serie di locali affiancati definiti da una finestratura, lungo l’altezza dell’edificio, e che trovano conclusione nei volumi bianchi, sono predisposti nella rientranza planimetrica della “C”.


IMMAGINI

DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

I disegni di progetto sono conservati presso l'Archivio Storico Capitolino (ACS Roma). La dicitura del progetto è: " Casa da pigione e relativo tipo di recinzione a Ostia mare". In ogni elaborato è tracciato il logo dell'architetto, le iniziali M.M. su una foglia d'edera con dati numerici e quote del disegno. (cfr. Salucci, Antonella. Tra concorsi e sperimentazioni. Il piano urbanistico di Ostia. in Mezzetti, Carlo (a cura di). Il disegno della palazzina romana. Roma: Edizioni Kappa. ISBN 9788878908321 pg.186)


BIBLIOGRAFIA

Salucci, Antonella . Tra concorsi e sperimentazioni. Il piano urbanistico di Ostia, in Mezzetti, Carlo (a cura di). Il disegno della palazzina romana. pgg.177-03. a cura di Mezzetti, Carlo. I Roma: Edizioni Kappa, 2008, ISBN 9788878908321.

Berretta, Daniela (a cura di). Ostia. Attraverso le cartoline d'epoca. I Roma: Dimensione Immagine, 1987.

Marcello, Pazzaglini. Villini e palazzine di Mario Marchi, 1925-1940, dal Barocchetto al Moderno: il fluire sereno dei linguaggi. In: Metamorfosi - Quaderni di Architettura. Roma: Roberto De Nicola Editore (1985-1998), 1987, n. 8, p. 68.