Palazzina in via Archimede 156
Gino Franzi
Via Archimede 156, Roma RM, Italia, 1930-

La palazzina costruita nel 1930 in via Archimede nn. 156-158 per conto degli Ingg. Mora e Martini, progettata da Gino Franzi nel quartiere Parioli, è stata uno dei primi edifici residenziali moderni costruiti a Roma, ed ha rappresentato una testimonianza concreta del mutamento del clima architettonico romano, disposto finalmente a recepire le nuove valenze linguistiche e le nuove sintesi figurative, superando le tante sperimentazioni linguistiche operate sulla tipologia residenziale sin dal secolo precedente.
La matrice razionalista del progetto emerge dalle soluzioni distributive interne, che determinano un volume compatto e semplice, con spazi  ampi e luminosi.
Con un attento studio delle proporzioni, lo sviluppo orizzontale dato da logge e finestre è equilibrato dall’altana di coronamento che con la sua assialità slancia la composizione, riproponendo in chiave ironicamente moderna  l’altana in stile barocchetto di Villa Elia. È noto, infatti, che il proprietario di Villa Elia, che allora dominava solitaria su una collina pressochè deserta, fece «ferro e fuoco» affinchè questa palazzina non venisse costruita. Ma a nulla valse; e l’edificio, con la sua presenza, ha segnato un punto a favore nell’affermazione dell’architettura moderna a Roma più di mille discussioni e polemiche.
L’edificio, circondato su tre lati da un piccolo giardino, comprendeva un piano seminterrato,  occupato da box auto e locali di servizio (caldaia, carbonaia, lavanderia, cantine ed alcune camere per autisti), un piano rialzato, tre plani tipo tutti uguali, ognuno destinato ad un unico appartamento, un piano attico ed una parziale sopraelevazione riservata ai vani tecnici , per un totale di cinque appartamenti su una superficie coperta pari a 598 mq circa.
L’accesso avveniva tramite una rampa lastricata che raccordava il piano stradale con la hall di ingresso e permetteva alle automobili di fermarsi al coperto. Da qui una scala a doppia rampa, illuminata da due chiostrine interne, ed un ascensore principale distribuivano ai vari piani; per il personale era invece previsto un ingresso a parte, situato sul retro dell’edificio, con una netta divisione tra la parte padronale e la parte di servizio.  Un brillante escamotage per sfruttare appieno le possibilità del Regolamento Edilizio allora vigente è stato l’utilizzo del piano seminterrato per l’atrio d’accesso e per il portico.
Ogni parte della casa è stata pensata e realizzata nel più piccolo particolare: doppio impianto – elettrico ed a carbone – in cucina, dotata anche di una ghiacciaia di tipo Algidus, armadi  divisi in comparti funzionali nella dispensa e nel guardaroba,  arredamento interno costituito da mobili di antiquariato frammisti ad elementi in tubolare metallico, secondo il gusto tipico di G. Franzi,  con il risultato di un ambiente moderno nella linea, nella semplicità e nella chiarezza compositiva.
La palazzina è stata costruita in cemento armato, con murature di tamponamento in tufo e pozzolana, solai in c.a. e laterizi, copertura a terrazza e fondazioni continue,  isolamento termico con lastre di eraclit poste lungo i muri perimetrali a nord e sotto il solaio dell’ultimo piano, isolamento acustico  realizzato con 1 cm di sabbia e lastre di eraclit di 2,5 cm di spessore sopra la soletta in c.a. dei solai interpiano.
Molto curate le finiture: serramenti in legno, pavimenti in parquet a doghe nei saloni e nelle camere, gres ceramico nei bagni, linoleum nei corridoi, mattonelle di cemento nelle stanze di servizio, marmo negli ingressi e nelle scale, impianti di riscaldamento e di distribuzione dell’acqua centralizzati.
Attualmente la palazzina si presenta globalmente nel suo aspetto originario, ma le varie modifiche apportate nel tempo hanno alterato in modo profondo il risultato finale. Ciò riguarda soprattutto la perdita della policromia delle facciate, ora appiattite da un unico colore uniforme, la chiusura di alcune logge e di alcuni balconi, la sostituzione di parte delle coperture piane con tettini in tegole o in lamiera, che hanno banalizzato il disegno generale.


DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
Cenni biografici
Fonte

BIBLIOGRAFIA

Rossi, P. O.. Roma. Guida all'architettura moderna. 1909-1984, scheda n. 28. Bari: Laterza, 1984.

Moretti, B.. Case d'abitazione in Italia, pagg. 196-198. Milano: Hoepli, 1939.

Papini, Roberto. La casa di un architetto serio. In: ARCHITETTURA. Milano: Treves - Treccani - Tumminelli, 1933, n. 5, maggio 1933 p. pagg. 265 - 276.