Palazzina Rea
Mario Ridolfi, Wolfgang Frankl
Viale di Villa Massimo, 39, Roma, 00161 RM, Italia, 1935-1936

L’edificio è costituito da un blocco arretrato rispetto al filo stradale. Inizialmente era stato concepito a filo strada, tuttavia le normative del piano particolareggiato vigente costrinsero i due architetti ad arretrare il corpo di una dozzina di metri. È da questa necessità che nasce il basso avancorpo alto un piano, destinato all’alloggio per il custode, alla galleria d’accesso e ai garages. Questo ambiente di servizio, alle cui spalle sorge una scala a chiocciola, costituisce una sorta di corte-filtro, munita di un piccolo giardino. Si accede da qui all’edificio vero e proprio, dotato di una chiostrina centrale, in prossimità della quale è posizionata la scala. Quest’ultima ha una forma romboidale, espediente realizzato dagli architetti per riprendere la forma irregolare del lotto. Il piano-tipo è costituito da due alloggi di simile metratura i cui servizi sono disposti sul lato nord. Il piano terreno e l’attico sono costituiti, invece, da duplex. Gli ambienti sono distribuiti in maniera del tutto tradizionale ed in linea con il regolamento edilizio previsto per quella tipologia: doppi ingressi, scala padronale centrale, scala di servizio dietro la chiostrina per poter disporre gli ambienti di soggiorno verso la strada. Questo aspetto permette inoltre di dare alla facciata simmetria e decoro. Un secondo aspetto influenzato dal regolamento edilizio è la suddivisione del prospetto per tre fasce principali: basamento (dove sono ubicati l’alloggio del custode e gli ambienti di servizio), corpo centrale (con quattro piani di alloggio disposti due per ciascun piano intorno alla chiostrina centrale) e coronamento (costituito dall’attico, arretrato e schermato da una rifinitura realizzata con un telaio di elementi sottili posti a filo del prospetto inferiore). È dunque in perfetta linea con il cosiddetto “Stile Novecento”. La facciata principale è strettamente legata al contesto e, nonostante la sua apparente simmetria, nasconde al suo interno una dinamica distribuzione degli spazi e un accurato studio tecnologico. Le caratteristiche dei prospetti laterali e di quello posteriore sono indice del mantenimento di una gerarchia tra facciata, fianchi e retro. Ridolfi, infine, non esita ad esprimere un linguaggio moderno desunto da Le Corbusier, che si rileva nell’analisi distributiva degli spazi interni, nello studio degli ambienti, quali cucine o servizi, nelle strutture specifiche, negli infissi, nell’attico e nella ripartizione delle finestre, realizzate adottando un contrasto tra il telaio libero in cemento armato e le ampie vetrature tripartite con singolari sottoluce che permettono anche ai bambini di guardare all’esterno senza sporgersi. Inserisce inoltre dei sistemi di oscuramento avvolgibili, con apertura a compasso.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

CELLINI, Francesco, Claudio D'AMATO. Le architetture di Ridolfi e Frankl. Milano: Electa, 2005.

PALMIERI, Valerio. Mario Ridolfi: Guida all’architettura. Venezia: Arsenale, 1997.

ROSA, Giancarlo. La progettazione della residenza. Roma: Edizioni Kappa, 1995.

BELLINI, Federico. Mario Ridolfi. Bari: Editori Laterza, 1993.