Palazzina Salvatelli
Gio Ponti, Antonio Fornaroli
Via Eleonora Duse, 53, Roma, 00197 RM, Italia, 1939-1940

La palazzina Salvatelli rappresenta un tipico progetto di palazzina romana, divenuta, alla fine degli anni 30, la tipologia residenziale ideale per la nuova borghesia romana. L’edificio, unico progetto di edilizia residenziale di Gio Ponti a Roma, pur non possedendo grandi ed innovative soluzioni architettoniche, appartiene al periodo maturo della carriera dell’architetto milanese.

La palazzina è situata in una zona residenziale di Roma, che solo negli anni successivi diverrà densamente costruita ed abitata. Il prospetto principale dell’edificio è rivolto verso il vasto piazzale delle Muse a Nord, ad Est invece confina con via Eleonora Duse. L’orientamento dell’edificio permette un buon soleggiamento della zona notte degli appartamenti, mentre la zona giorno, rivolta verso Nord, gode dell’ampio panorama verso la valle del Tevere. I caratteri architettonici dell’edificio denotano un passaggio nella carriera di Gio Ponti verso forme più solide e moderne rispetto alle precedenti esperienze. Giungono ormai a piena maturazione le idee razionaliste già anticipate nella scuola di matematica alla città universitaria di Roma e nella Palazzina Rasini a Milano.

Obiettivo precipuo del progetto è, utilizzando parole dello stesso Ponti, offrire una “signorilità di funzionamento” contrapposta ai consueti “pacchiani attributi signorili” delle palazzine borghesi di quegli anni.

Tutto questo si manifesta attraverso alcune soluzioni distributive capaci di rendere più funzionale l’organizzazione dell’edificio. Su tutte la presenza di un atrio carraio, con la possibilità per le automobili di sostare per poi tornare su strada o di penetrare all’interno delle autorimesse della palazzina; l’accorta disposizione della portineria a cavallo dei due ingressi, quello principale e quello di servizio; infine uno schema distributivo anulare per i singoli ambienti degli alloggi.

Gli appartamenti, due per piano, sono ricchi di elementi innovativi come i servizi concentrati e ridotti, le armadiature incassate nelle pareti per liberare lo spazio dai mobili. Tutti questi accorgimenti sono pensati per venire incontro alle esigenze del nuovo abitare, in cui la giovane e moderna società borghese si adegua alle spinte innovatrici del regime.

Il rivestimento esterno era, in origine, in mosaico di gres bianco latte, per rendere, secondo Ponti “gentile e pura” la superficie esterna, impreziosendo la semplicità del progetto con un materiale candido e più longevo del semplice intonaco. Un recente intervento ha involgarito la palazzina, sostituendo al rivestimento in gres, finemente ripreso anche negli spazi interni (corpo scala), un intonaco bianco, che in pochi anni ha mostrato tutta la sua debolezza agli agenti atmosferici. Fortunatamente l’attico mantiene l’originale rivestimento musivo, come il basamento in travertino romano.

Nonostante tutte queste manipolazioni, la composizione risulta sobria, diretta e definita da lievi aggetti murari e dalla ritmica scansione delle bucature. Si conserva nel progetto l’attico, elemento terminale di un’ipotetica tripartizione del volume dal basso verso l’alto, con la suddivisione tra il corpo d’accesso, le abitazioni fino al quarto piano, e l’attico. Nel prospetto principale sono presenti balconi con ringhiere in metallo verniciato che però non corrono lungo tutta la facciata.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

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MURATORE, Giorgio. Roma: guida all'architettura. Roma: L'Erma di Bretschneider, 2007.

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PONTI, Gio. Una palazzina a Roma in Piazzale delle Muse. In: Architettura. 1941, n. n°7, p. 274-277.