Palazzina Zaccardi
Mario Ridolfi & Wolfgang Frankl
Via della Stazione di Tor Sapienza, 13, 00155 Roma, Italia, 1951-1954

La palazzina Zaccardi sorge tra il 1951 e il 1954 a Roma, nel quartiere Nomentano, attestandosi ad angolo tra via G. B de Rossi e via Antonio Bosio. Dall’esterno, come in pianta, appare evidente la scomposizione dell’edificio in due blocchi formalmente e funzionalmente autonomi, ciò che comporta un’eterogeneità nei prospetti e un forte senso di discontinuità. Serviti da corpi scala indipendenti, i due complessi si sviluppano su sei piani e sono arretrati rispetto alla strada, su cui si apre il comune atrio di accesso. L’entrata sovrastata da una facciata bianca è una sorta di fenditura che funge da cerniera tra le due parti. La porzione su via G. B de Rossi, all’esterno tinteggiata in ocra, presenta due appartamenti per piano, quasi simmetrici rispetto al corpo scala ed è caratterizzata da bow-windows che fuoriescono e ruotano rispetto alla facciata. Il fronte su Via Antonio Bosio, di color rosa “pallido”, ha un solo grande alloggio per piano ed è segnato dagli aggetti dei balconi a punta, che collegano le due camere da letto alla zona giorno e alla camera padronale. Esposto a sud-ovest risulta particolarmente illuminato nelle ore più calde della giornata, ma la soluzione dei terrazzi romboidali che sporgono lungo la facciata è funzionale per mediare il soleggiamento diretto, come si può notare dalle foto. L’edificio termina in alto con dei terrazzi e due ampi attici. I due corpi di fabbrica sono collegati attraverso la grande trave in calcestruzzo armato che, distinguendo l’ingresso, ricorda il basamento classico. L’elevato dei sei piani termina con il coronamento del tetto a cappa. Arrivando da Via Bosio, svoltato l’angolo, si ha subito la percezione di discontinuità, nello sfrangiamento dei prospetti della palazzina con contrazioni e espansioni, che illuminati dal sole creano un forte gioco di ombre ed accentuano le variazioni di luce. La forma inconsueta dell’edificio con un vuoto al centro può ricordare la soluzione adottata da Luigi Moretti nella palazzina “il Girasole” nel quartiere Parioli a Roma. La profondità dell’atrio d’accesso è sottolineata dalla vetrata che corre lungo il piano terra. Una volta entrati nella hall è ancora molto forte il senso di varietà e molteplicità nei materiali e nei colori adottati, sia per il pavimento sia nella scala di accesso al complesso più grande. Nonostante la trasparenza della vetrata e la completa visibilità esterna, la luce all’interno è piuttosto soffusa e si dilata in uno spazio freddo e spoglio. Traspare una particolare attenzione per il dettaglio, tipica nel linguaggio di Ridolfi, in particolar modo per le decorazioni a smalto ceramico sulle fioriere a cestino dei balconi, riprese sul pavimento dell’atrio, l’intreccio dei ferri nei cancelli degli accessi carrabili e il gioco chiaroscurale sulle ringhiere dei balconi lungo via Bosio. La cura per i dettagli costruttivi e architettonici non è casuale, ma sottolinea la volontà di rivalutare idealmente l’aspetto artigianale del mestiere ed è strettamente legato all’esperienza manualistica di Ridolfi e Frankl. Per capire l’origine di queste scelte occorre riandare alla seconda metà degli anni ‘30 del ‘900, quando i cambiamenti nella politica culturale del regime mettono in crisi il ruolo degli architetti portati a doversi adattare alle scelte delle istituzioni; è allora che Ridolfi passa gradualmente da una struttura compositiva basata sul ruolo dominante dell’inviluppo volumetrico, come quello di Piazza Bologna, a una scomposizione analitica del progetto (“Controspazio – Mario Ridolfi-Le architetture”). La struttura a vista su via G. B De Rossi , come gli infissi in acciaio e le pareti in stucco, ricordano l’influenza razionalista di Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl, ma nonostante ciò la palazzina è significativa nell’esperienza neorealista del dopo-guerra per una compresenza di vari linguaggi. In contrapposizione al lessico moderno, le pareti angolari e i balconi, le balaustre in vetro decorato e i tetti mansardati tendono a una soluzione più organica e vernacolare.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

DE GUTTRY, Irene. Guida di Roma Moderna. Roma: De Lucca Editore, 1978, ISBN 8880164074.

PALMIERI, Valerio. Mario Ridolfi, guida all’architettura. Venezia: Arsenale Editore, 2009, ISBN 978887743174.

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CELLINI, Francesco. Le architetture di Ridolfi e Frankl, opere e progetti. Milano: Mondadori Electa, 2005, ISBN 978-8837032913.

FABBRI, Marcello. Mario Ridolfi le architetture. In: Controspazio. 2005, n. 111-112, . ISSN 13: 9788849207316; ISBN-10: 884920731X.