Palazzine a corso Trieste 142 e 146
Ludovico Quaroni
Corso Trieste, 142, Roma, RM, Italia, -1937

Le due palazzine signorili progettate insieme al padre e costruite dall’Impresa Saigi, costituiscono l’unico “lavoro professionale” del 1937. Alti cinque piani, i due edifici sono di matrice razionalista. Il tema della palazzina viene risolto con un’architettura in cui l’accurato studio delle facciate esterne, intese come elemento di mediazione tra edificio e città, assume una grande importanza per la conformazione dello spazio urbano. Le facciate sono improntate ad una spoglia essenzialità in cui il “progettar moderno” vede i muri di intonaco scanditi dal ritmo uniforme delle finestre e dei balconi. La palazzina accanto usa le stesse proporzioni che risolve con elementi ricorrenti, quali le scale contrapposte, l’uso degli stessi materiali, il taglio delle finestre, l’essenzialità dell’esterno che fa da contrappunto al pregiato trattamento degli spazi interni, attribuiscono unità compositiva alle due palazzine, pur nella loro individualità.

Il n. 142 presenta due scale contrapposte che servono ognuna tre appartamenti per piano, di cui quello centrale di taglio più piccolo messo in evidenza con un lieve aggetto del corpo di fabbrica e attraverso l’uso di balconi tondi. Una lieve rientranza del prospetto rompe l’unità della facciata principale creando un asse di simmetria evidenziato dalla presenza dell’ingresso, dove l’interno si fa esterno. Un accurato studio degli spazi interni unito all’impiego di marmi policromi crea uno spazio elegante e senza eccessi, di loosiana memoria, interamente giocato sulla cura dei dettagli.

(Valeria Lupo)

I materiali

Il progetto, molto semplice e rigoroso, è impostato sull’impaginato delle murature, prive di connotazioni di rilievo ad esclusione delle piccole mensole semicircolari aggettanti dei balconi sui lati interni. La qualità della palazzina è affidata ad alcuni dettagli di buona pratica professionale come ad esempio l’arrotondamento delle spallette del vano finestra che costituiscono la battuta per l’infisso e rendono più netto il disegno della facciata. L’ingresso dei balconi che segna tutta la facciata e che in basso prosegue il parapetto a formare un’unica superficie, rivestita in travertino con una doppia cornice di marmo nero venato, esterna e interna al vano del portone che si estende fino all’intradosso del solaio. Nell’atrio, come è tipico della palazzina borghese degli anni ’30, viene ricercato un effetto di ricchezza mediante l’impiego di materiali lapidei pregiati ed effetti scenografici: un vasto infisso in profilati di ferro finestra e vetro ondulato, porta la luce del cortile sulle pareti rivestite con lastre di marmo nero e avorio.

(Alberto Del Franco)

La palazzina al  n. 146 è sapientemente studiata sia sul piano funzionale che su quello distributivo. Le due scale contrapposte partono con un unico atrio per sdoppiarsi nei piani superiori. Servono ognuna due ampi appartamenti per piano, tutti di tagli differenti. Attraverso la variazione di pochi elementi, come la posizione dell’ascensore e dei servizi igienici e le dimensioni delle stanze d’angolo, si creano soluzioni innovative in linea con la ricerca funzionale dell’architettura moderna. I balconi d’angolo, che sembrano sottolineare la simmetria dell’edificio, accompagnano la visuale verso i prospetti laterali, di cui quello su via Bellinzona risulta essere il più complesso, basato su un gioco di piccoli scarti e variazioni, rientranze e sporgenze.

(Valeria Lupo)

I materiali

L’ossatura portante è mista, in c.a. con chiusure collaboranti ed ha origine da una maglia di campate di misura 8×8, adattata alla forma del lotto mediante tre pilastri doppi dai quali si dipartono le mensole aggettanti dei balconi con spigolo arrotondato. Gli elementi orizzontali sono latero cementizi con nervature ad interassi ravvicinati (cm 36 c.a.). L’ingresso si trova su corso Trieste e l’edificio, nonostante il pendio del terreno, è impostato a questa quota. Il livello di finitura è minimo nei prospetti laterali mentre si fa più accurato in facciata: la finestra centrale a nastro, collocata in posizione analoga alle logge del n. 142, è arretrata rispetto agli altri infissi in modo da sottolineare con l’ombra l’asse centrale sul quale è disposta anche la piccola pensilina dell’ingresso con coprifilo in ottone.

(Alberto Del Franco)

 


DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
Palazzina a corso Trieste 142 e 146
Fonte

BIBLIOGRAFIA

Greco, Antonella, Gaia Remiddi (a cura di). Il moderno attraverso Roma. Guida alle opere romane di Ludovico Quaroni. 3 Palombi editori, 2003, ISBN 8876214089.

Tafuri, Manfredo. Ludovico Quaroni e lo sviluppo dell'architettura moderna in Italia. Volume 5 di Panorami e profili d'architettura e d'urbanistica Milano: Edizione di Comunità, 1964.

Ciorra, Pippo. Ludovico Quaroni : 1911-1987 : opere e progetti. Milano: Mondadori Electa, 1989, ISBN 88-435-2906-4.


SITOGRAFIA