Piano di zona 167 Acqua Traversa
Mary Angelini, Francesco Cosmelli, Alessando Orlandi, Ludovico Quaroni
Via Pieve di Cadore, Roma, RM, Italia, 1971-1974

Il piano prevedeva due comparti da assegnare a progettisti diversi; in quello meridionale Quaroni sperimenta alcuni temi già verificati in passato: l’organismo aperto, l’unitò di vicinato, lo slittamento dei corpi di fabbrica, l’articolazione volumetrica, la disposizione degli edifici secondo un “modo naturale”, il rapporto con il contesto, il montaggio di figure semplici, la rotazione dei volumi. Anche in un progetto di dimensioni ridotte troviamo applicati, con grande coerenza, i temi affrontati nei progetti importanti e negli scritti teorici. Realizzato in fasi successive, secondo il disegno originario ma con alcune varianti, l’intervento si sovrappone ad un versante scosceso, all’iterno di un lotto dalla forma allungata. La difficoltà di disporre tutti gli edifici alla stessa altezza ha comportato un salto di quota: sul lato orientale, dove si trovano gli edifici a gradoni, un ripido tornante collega le diverse quote delle strade. Il disegno della viabilità e l’impianto tipologico riescono a ricucire un territorio dotato di una morfologia complessa, trovando significative corrispondenze con i frammenti urbani circostanti. Un tentativo di riconnettere, tramite il progetto, i lembi discontinui della periferia romana. L’architetto si era già cimentato nel 1957 con lo stesso luogo per il progetto della palazzina Cassiopea, che doveva essere realizzata lungo la poco distante via della Mendola. (ac)

Il gruppo di case per una cooperativa del Ministero degli Esteri costituisce uno dei lavori di gruppo in cui Quaroni assume il ruolo di “regista” per la composizione del planivolumetrico dell’area. Lo spazio viene conformato attraverso la definizione dei tipi edilizi e la loro aggregazione avviene sfruttando la morfologia del terreno, seguendone l’andamento e attestandosi sulla parte più alta dei due versanti. L’impianto risulta composto da palazzine e case a schiera poste davanti a compensare il salto di quota del terreno verso ovest; palazzine e case a gradoni verso est, che fanno perno sullo svincolo centrale. Il progetto rifugge la composizione compatta e si oppone al fronte unitario proponendo un intervento basato sulla varietà e sulla complessità. L’impostazione e l’orientamento dei vari edifici sono studiati in modo da consentire ad ogni casa la necessaria indipendenza, perché sia protetta la privacy di chi ci abita, in modo che siano soddisfatte contestualmente le due opposte esigenze di socialità e isolamento. La “qualità” dell’intervento risiede nella sua doppia leggibilità, oggetto architettonico dotato di una figuratività complessa che assume una dimensione urbana visto dalla città e spazio a scala umana di forma variabile con una dimensione privata visto dall’interno. Gli edifici sono composti da due alloggi per piano serviti da una scala centrale che costituisce l’asse di slittamento dei corpi di fabbrica consentendo agli accessi di essere sfalsati. I prospetti, composti attraverso l’aggregazione di singole unità elementari, sono basati sullo sfalsamento verticale dei piani e sulla traslazione orizzontale degli alloggi. La ripetizione mai identica di alcuni elementi predefiniti, come i corpi d’angolo, assicurano al tempo stesso un ampio grado di trasformabilità e di riconoscibiltà all’intervento. (vl)

 


IMMAGINI

DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
Guida alle architetture romane di Ludovico Quaroni. schede di Alessandro Camiz e Valeria Lupo
Fonte

BIBLIOGRAFIA

Terranova, Antonino (a cura di). Ludovico Quaroni. Architetture per cinquant’anni. Roma: Gangemi, 1985.

Ciorra, Pippo. Ludovico Quaroni: 1911-1987. Opere e progetti. Milano: Mondadori Electa, 1989.

Camiz, Alessandro, Valeria Lupo. Piano di zona 167 Acqua Traversa In: Guida alle architetture romane di Ludovico Quaroni. a cura di Antonella Greco, Gaia Remiddi. Palombi, 2003, p. Il moderno attraverso Roma, 3, ISBN ISBN 88-7621-408-9. .