Piazza e Basilica di San Giovanni Bosco
Gaetano Rapisardi
Viale Marco Fulvio Nobiliore, Roma, 00175 RM, Italia, 1952-1964

La chiesa di San Giovanni Bosco si trova nella piazza omonima all’interno del quartiere Tuscolano. L’imponente cupola, inferiore per dimensioni solamente al Pantheon e a San Pietro, rende la chiesa una presenza inconfondibile nel paesaggio sud orientale di Roma. Esito di un concorso bandito dalla Pontificia Commissione di Arte Sacra e vinto dall’architetto di origini siciliane Gaetano Rapisardi, la chiesa fu progettata assieme alla piazza per conferire all’intero sistema un carattere unitario. Questo senso di unità è ottenuto attraverso l‘ordine gigante delle facciate residenziali, che unifica nel disegno due piani e consente alle abitazioni una relazione diretta con il tamburo principale della chiesa.

Dal punto di vista tipologico le residenze riprendono le indicazioni della piazza porticata contenute nel piano particolareggiato del 1942.

Tuttavia lo stile razionale quasi “ortodosso”, congiuntamente all’uso del travertino per le facciate verso la piazza e per l’intero rivestimento della Basilica, sembrano riprendere temi dell’architettura italiana anteguerra, noncuranti delle sperimentazioni più recenti. Questa scelta fu oggetto di dure critiche, ma allo stesso tempo permise alla chiesa di trasformarsi in sfondo ideale per molte scene del film La dolce vita di Federico Fellini.

L’impianto della chiesa è quasi primitivo: su un basamento rettangolare alto 20 m poggiano due cupole,  la più piccola in corrispondenza dell’altare e la maggiore al centro, alta circa 47 m.

Concludono la composizione due torri campanarie, che riprendono l’altezza del tamburo maggiore.

L’apparato iconografico è imponente tanto quanto la struttura della chiesa. La facciata è suddivisa da lesene in 7 campate. Dallo scomparto centrale fuoriesce un altorilievo raffigurante l’Apoteosi di san Giovanni Bosco dello scultore Arturo Dazzi. Questo è accompagnato da 6 statue marmoree raffiguranti gli arcangeli Michele e Gabriele di Ercole Drei, i papi Pio IX e Pio XI di Francesco Nagni, i santi Francesco di Sales e Giuseppe Cafasso.

Al di là della facciata vi è un portico aperto solo da poco tempo frontalmente. Sulla porta centrale è scolpito in latino il motto apostolico di Don Bosco: “dammi le anime, prendi il resto”, mentre sui battenti si rivelano i simboli dei 4 evangelisti con i 4 momenti della vita di Don Bosco a Roma per opera di Federico Papi. Le altre 4 porte, recanti scritte bibliche, sono sormontate da finestroni ad arco, affiancate da due statue in bronzo di Attilio Selva che rappresentano San Giovanni Battista e Cristo risorto. L’ingresso mediano è alto 10 m, mentre i 4 laterali sono tagliati a metà altezza da una piattabanda. All’interno tutta la superficie è divisa da 12 pilastri in 3 navate, di cui quella centrale è larga 29 m, quelle laterali 3 m. L’altezza del transetto, separato dalla chiesa da 4 pilastri, è dimezzata da 2 larghe tribune, di cui quella di sinistra ospita il grande organo a 5000 canne. Travi disposte nei sensi ortogonale e diagonale costituiscono un enorme cassone-solaio di 3 m di spessore, da dove si elevano 2 fascioni circolari ricoperti da mosaici policromi. Il tamburo della cupola maggiore è formato da 2 loggiati: quello inferiore alto 10,50 m è chiuso all’esterno da ampie vetrate, quello superiore alto 6,65 m è chiuso all’interno da vetrate. In forma analoga si eleva il tamburo della cupola minore, che, sopra il fascione mosaicato presenta solo un ordine di vetrate a colori e insiste sul presbiterio come un elegante baldacchino. L’attuale presbiterio è stato adeguato alle norme liturgiche postconciliari nel 1992 ed è opera dell’architetto Costantino Ruggeri. Al centro, il maestoso altare è un unico blocco di 12 tonnellate. Ai lati dell’altare sono posti 4 gruppi angelici che sostengono piccole urne contenenti le reliquie di S. Giovanni Bosco e di S. Domenico Savio. Tabernacolo, crocifisso e tronetto sono opera di Pericle Fazzini. La parete di fondo si presenta come un grandioso scenario che si alza fino alla cupola minore. È una superficie di 220 mq dove il grande mosaico di Giovanni Brancaccio, formato da 15 milioni di tesserine, è messo in risalto per contrasto dalle 2 candide quinte di bassorilievi che lo fiancheggiano.


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MODELLI CAD
S.Giovanni Bosco
federicanesteri

BIBLIOGRAFIA

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