Piazzale del Monolite
Luigi Moretti
Piazza Lauro de Bosis, Roma, 00135 RM, Italia, -1937

L’insieme del Foro Italico (in origine Foro Mussolini) è stato ideato e realizzato tra il 1927 e il 1933 su progetto dell’arch. Enrico Del Debbio. L’iniziatore del Foro è Renato Ricci, sottosegretario all’Educazione Nazionale e fondatore dell’Opera Nazionale Balilla. Inizialmente, per la scelta dell’area più adatta, furono presi in considerazione tre luoghi allora disponibili: quello dove fu realizzata successivamente la Città Universitaria, l’area di Casal Palocco e il luogo dove fu realizzato il Villaggio Olimpico negli anni ’60. Al momento della scelta definitiva però queste posizioni furono scartate e venne presa l’area adiacente al Tevere soggetta alle piene che, grazie alla bonifica, passò da pantano ad area edificabile. Tramite la Sopraintendenza alle Belle Arti, lo stesso Ricci vincolò tutte le circostanti colline di Monte Mario rendendole non edificabili in modo da favorire la nascita di quello che ancora oggi è lo sfondo verde per il Foro diventando anche territorio altrettanto verde per tutta la città di Roma. Luigi Moretti, subentrato ad Enrico Del Debbio come architetto della città dello sport, fu incaricato del progetto per la realizzazione del Piazzale dell’Impero. Moretti realizzò uno spazio in cui “la funzione rappresentativa e commemorativa dell’Impero ha la meglio” (Muntoni), un luogo deputato alle sfilate dell’intero Regime. Il piazzale copre un’area di 7000 metri quadrati costituiti da mosaici realizzati da Gino Severini e raffiguranti atleti, figure mitologiche e simboli sacri alla storia di Roma e alla vita fascista. I tasselli utilizzati sono gli stessi in uso nell’antica Roma, dalla dimensione di circa un centimetro (ne occorrono 700 per ricoprire un metro quadrato di superficie). Alcuni mosaici raffigurano la pianta dell’intero complesso del foro, altri ripetono ossessivamente la scritta DUCE, oppure DUCE a noi, o ancora Molti nemici molto onore. Ai lati del viale sono stati collocati dei monoliti bianchi con incisi i passaggi fondamentali dell’Italia fascista. I lavori, iniziati nel 1927, sono stati portati a termine in molta rapidità da 400 fra scalpellini e mosaicisti dalla scuola specializzata dell’Opera Nazionale Balilla. All’estremità occidentale del piazzale sorge la fontana della Sfera, realizzata dagli architetti Giulio Pediconi e Mario Paniconi, costituita da un’ampia vasca circolare di 3 metri di diametro e da una grande sfera, avente lo stesso diametro della vasca e un peso di circa 42 tonnellate, realizzata da un unico blocco di marmo proveniente dalle cave di Carrara. Il bacino anulare alla fontana è decorato con mosaico a tessere di marmo bianche e nere, con soggetti marini, realizzati da disegni del pittore Giulio Rosso. In asse alla fontana, nella parte orientale del piazzale, si eleva il simbolo della potenza del Regime, l’obelisco conosciuto come Stele Mussolini, opera di Costantino Costantini. Un unico blocco di marmo di Carrara poggiato su un’enorme base dello stesso materiale per un’altezza totale di quasi 40 metri e 770 tonnellate di peso. Questo monolite è il più grande blocco di marmo mai estratto dalle Alpi Apuane. Lo stesso Ricci ribadì a Mussolini questo primato: “L’obelisco è il più grande blocco marmoreo che mai sia venuto alla luce dalle viscere della Terra. E’ costato lire 2.343.792,60 oltre a mezzo milione per la cuspide di oro puro del peso di kg. 32, indispensabile a proteggerlo contro le insidie del tempo”. Tuttavia, con la caduta del regime la cuspide d’oro andò perduta. Il trasporto del monolite dai Monti Lunensi fino a Roma, in parte via terra e in parte via mare e fiume, ha richiesto particolari mezzi tecnici e singolare abilità di maestranze. I blocchi infatti vennero estratti dalla cava, “lizzati” (venivano imbragati su dei tronchi di faggio, fino a formare una slitta, quindi la stessa era assicurata con cavi e caposaldi disposti lungo la via di lizza – i pirri – veniva mollata a poco a poco in modo che scivolassero su altri legni unti di sapone o di grasso che le venivano posti sotto, trasversalmente), trainati da 60 coppie di buoi e caricati su delle imbarcazioni realizzate appositamente che, una volta arrivati a Fiumicino, risalirono il Tevere, passando sotto ponte Quattro Capi in prossimità dell’isola Tiberina, ponte Sisto e ponte Sant’Angelo, ed infine all’attuale Foro furono posizionati attraverso l’utilizzo di macchine appositamente realizzate. L’intero progetto portato a compimento descrive uno spazio solenne e metafisico, costituisce il cuore dell’intero complesso del Foro, è la dimostrazione di come Mussolini prendesse ispirazione dalle maestose architetture della Roma imperiale per manifestare il potere fascista.


VIDEO

DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
L'epopea del monolite Balilla
Fonte

BIBLIOGRAFIA

MUNTONI, Alessandra. Roma tra le due guerre, 1919-1944. Roma: Edizioni Kappa, 2010.

D'AMELIO, Maria Grazia. L'obelisco marmoreo del foro italico a Roma. Storia, immagini e note tecniche. Roma: Palombi Editori, .

INSOLERA, Italo. Roma tra le due guerre. Cronache da una città che cambia. Roma: Palombi Editori, 2007.

MURATORE, Giorgio. Roma: guida all'architettura. Roma: L'Erma di Bretschneider, 2007.

GRECO, Antonella. L'epopea del monolite Balilla. In: Capitolium. Marzo 1998, n. anno II, n° 5, p. X.

BAINI, Alberto. Un obelisco per il Duce. In: Storia illustrata. Novembre 1987, n. n° 360, p. X.