Ponte Artemisia Gentileschi Lomi
Massimo D’Alessandro e Associati
Via Leone XIII, 30, 00164 Roma, Italia, 1999-2000

Per fronteggiare i milioni di turisti giunti in occasione del Grande Giubileo del 2000, fu indetto un concorso pubblico per la progettazione di ponti e passerelle pedonali con lo scopo di convogliare e drenare lo straordinario afflusso previsto. Un sistema di scavalcamento di arterie di traffico intenso per dare continuità pedonale ad alcuni dei principali itinerari giubilari. Il percorso completo aveva l’intento di collegare il Palatino con il Celio. Lungo questo asse, i luoghi interessati dal concorso avrebbero dovuto essere piazzale Numa Pompilio, piazza San Giovanni in Laterano, via degli Annibaldi e la riunificazione delle due parti della villa urbana Doria Pamphili. Le limitazioni in corso d’opera della Sovrintendenza archeologica resero impossibile realizzare tutti e quattro i ponti nei tempi previsti e così furono completate solo le passerelle su Via Annibaldi e di Villa Doria-Pamphili.

Fra più di 50 progetti presentati per il bando i vincitori furono Francesco Cellini e Massimo D’Alessandro, classificatisi rispettivamente primo e secondo. La location designata per D’Alessandro fu la connessione dei due rami di villa Doria-Pamphili, separati da via Leone XIII, la cosiddetta via Olimpica. Originariamente il progetto dell’architetto era stato pensato per piazza San Giovanni; di qui alcune modifiche progettuali per adattarlo al nuovo sito come, ad esempio, l’eliminazione di due sistemi di rampe elicoidali che potevano variare di quota, orientamento e lunghezza senza mutare il loro ingombro a terra. Tali cambiamenti, comunque, non andarono a compromettere l’idea compositiva originaria alla base del progetto, definita dal progettista come un insieme di “leggere tensioni”.

Così, una scultura discreta realizzata da un nastro sottile in acciaio interpreta in modo originale l’idea dei percorsi. Leggerezza e organicità vengono declinati in tutto il progetto: la geometria planimetrica del ponte ha un andamento “morbido”, data la sua configurazione curvilinea, così come la tipologia strutturale utilizzata, una strallata asimmetrica, è stata proposta per evitare strutture visivamente ingombranti e per ottenere la massima sottigliezza dell’impalcato. Il parapetto, inoltre, interamente in vetro, contribuisce con la sua trasparenza a smaterializzare ulteriormente  l’immagine del ponte. In pianta, si ha ancora un andamento curvilineo, ottenuto raccordando due archi di cerchio. La struttura resistente è in acciaio, costituita da una trave torsionale composta dall’insieme di due tubi di diverso diametro rigidamente connessi da una lamiera. Conformazione che trova la sua logica formale per resistere alla rotazione, indotta dalla forma ad arco, e ai pesi verticali. Lungo 45 m, il ponte presenta una larghezza che varia dai 3 m all’estremità fino ai 4, 5 m nella sezione centrale creando così una balconata-belvedere, un’area di sosta da cui si può ammirare inediti scorci di città. Il progetto prevede una totale indipendenza strutturale tra il ponte e le rampe. La struttura portata -il percorso pavimentato- è separata dal quella portante, tanto da proseguire nel prato oltre il ponte, quasi a fondersi con il terreno. Il piano di calpestio del ponte e delle rampe è in cemento armato mentre il parapetto, alto 1,3 m, è come detto in vetro, connesso e ancorato alla pavimentazione. Il tratto centrale del piano di camminamento è appeso con tiranti in acciaio alla struttura portante, la quale funge anche da trave-parapetto; le travi, in tal modo, garantiscono la sicurezza dei passanti e la protezione delle automobili dal rischio di caduta di oggetti.


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DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

Denominazione ufficiale :
Modalità di incarico : Concorso pubblico


BIBLIOGRAFIA

Tonelli, Chiara (a cura di). I ponti del Giubileo. Roma: Gangemi, 1999.


SITOGRAFIA