Edifici Exxon all’Eur
Luigi Moretti, Vittorio Ballio Morpurgo, Giovanni Quadrella, Giorgio Santoro
Piazzale dell'Agricoltura, Roma, 00144 RM, Italia, 1961-1966

Nel 1960 fu affidata a Luigi Moretti e a Vittorio Ballio Morpurgo la progettazione all’Eur dei palazzi per uffici delle due diverse società Esso e Sgi.

Due lotti speculari tra loro con rispettivi edifici distanti 50 metri ciascuno dall’asse d’accesso alla città, che si sviluppano in lunghezza di 150 metri ed in altezza di 27 metri ciascuno, e che furono inequivocabilmente chiamati “edifici gemelli”.

Attraverso numerosi schizzi preliminari di Moretti si evince la volontà da parte dell’architetto di attribuire ai due edifici il ruolo di ingresso monumentale all’Eur. “Ortogonali al tracciato di via Cristoforo Colombo, i due palazzi gemelli offrono una elegante immagine di modernità anche se rimandano vistosamente all’architettura delle città antiche creando una sorta di varco murario di ingresso.” (G-R, 2006, D40)

Entrambi presentano una pianta a T (i cui lati corti costituiscono, secondo Moretti, le fortificazioni delle mura che racchiudevano le città antiche), entrambi progettati con un modulo base di 1,5×1,5m. Ogni edificio è composto da due volumi, ortogonali tra loro, di diversa altezza e che orizzontalmente sono scanditi da tre fasce.

La prima fascia è costituita dal piano terra il quale nell’insieme dell’edificio appare come un vuoto che separa i livelli superiori dai piani interrati. Contiene l’area vetrata dell’atrio d’ingresso immersa in un grande portico completamente libero (ad eccezione delle torri dei collegamenti verticali) al quale corrispondono in altezza piani altrettanto liberi sorretti dai piloties.

 

La seconda fascia è costituita dai piani intermedi, i quali ospitano gli uffici, le sale d’attesa, le sale conferenze, gli archivi e i relativi servizi. Essi si differenziano esternamente dal resto dell’edificio per il rivestimento, ovvero pareti a facciate vetrate chiuse da curtain-wall color bronzo e protette da una fitta serie di lamine frangisole, fortemente aggettanti, che ritmano l’intera fascia centrale. La flessibilità dei locali è garantita dalla struttura portante in acciaio avente una maglia di m 9×9.

La terza fascia è costituita dagli ultimi piani che completano l’edificio con una muratura continua bianca e priva di aperture che si distacca visivamente dai piani inferiori vetrati e dal cielo. Questi ultimi piani ospitano le torri di raffreddamento dell’impianto di condizionamento e le macchine degli ascensori.

I tre piani interrati, divisi dal resto dell’edificio dal vuoto del porticato al piano terra, sono costituiti da una struttura portante in cemento armato. Ospitano le aree destinate al parcheggio (per entrambi gli edifici circa mille posti macchina), i locali di servizio (mense, tipografie, centrale telescriventi) e i locali per il condizionamento e il riscaldamento.

La relazione con lo spazio esterno è visibile proprio al livello del terreno. Infatti i volumi per la mensa, la sala assemblee e il parcheggio sono ospitati da un piano che fuoriesce parzialmente dal terreno a livello del parco adiacente al fabbricato e presentano forme curvilinee che si rapportano alla natura circostante. L’integrazione architettura-natura è garantita inoltre da scalee, murature di sostegno e terrazze, tutte in travertino, che si collegano agli spazi verdi del parco.

Alle forme curvilinee dei volumi che fuoriescono da terra si contrappongono i volumi netti e geometrici dell’alzato; in questo modo Moretti ha voluto creare un contrasto tra la severa geometria degli elementi destinati agli uffici e la libertà organica dei corpi destinati ai servizi.


DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
Guida alle opere romane di Luigi Moretti
Fonte

ALTRE INFORMAZIONI

In questa opera Moretti esprime la sua volontà di realizzare “un grande edificio” sui principi dell’ordine dorico dove Pica (architetto, critico e storico dell'architettura, giornalista), “opportunamente orientato dall’amico architetto (Moretti stesso), coglie il duplice carattere “greco e barocco” di questo intervento, controllato da Moretti sin nei minimi particolari senza tralasciare la rastremazione dei pilastri del portico, né l’attacco a terra, risolto nei termini di un vero e proprio stilobate.” (B-M, 2000, p. 23).“I pilastri del portico,” scrive a questo proposito Rostagni “rivestiti in lamiera bianca, montata agli angoli, e rastremati a partire dal terzo del fusto, al modo classico, sorgono su una base modellata nelle lastre di travertino del pavimento, perché, spiega Moretti, il fenomeno, per realizzarsi come sperimento e presenza non doveva avere contatti con la terra.” (R, 2008, p.275)


BIBLIOGRAFIA

Greco, Antonella, Gaia Remiddi. Guida alle opere romane di Luigi Moretti. Roma: Palombi editori, 2006, ISBN 9788860600219.

AA.VV.. Catalogo Bolaffi dell'architettura italiana 1963-1966. Torino: Bolaffi, 1966, ISBN .

Rostagni, Cecilia. Luigi Moretti 1907-1973. Milano: Electa, 2008, ISBN 9788837057312.

Santuccio, Salvatore (a cura di). Luigi Moretti. a cura di Santuccio Salvatore. Bologna: Zanichelli, 1986, ISBN 8808061965.

Mulazzani, Marco, Federico Bucci. Luigi Moretti, opere e scritti. Milano: Electa, 2000 [2001], ISBN 8843573780.

, . . In: Domus. 1969, n. 481, p. 123.