Quartiere del Quartaccio
Pietro Barucci
Via Andersen, 148-160, 00168 Roma, Italia, 1984-1989

La realizzazione del quartiere Quartaccio ha inizio nel 1984 allorquando il Comune di Roma affidò all’ISVEUR la concessione per la progettazione del Piano di Zona n° 13 V bis di 700/800 alloggi. Carlo Odorisio affidò l’incarico di coordinamento a Lucio Passarelli che scartò l’offerta. Fu quindi proposto P.B. il quale, nonostante l’impegno di Napoli, accettò, potendo così modificare la rotta intrapresa con il tanto criticato Laurentino 38 e interpretare il progetto del nuovo quartiere in tono minore. Odorisio lasciò mano libera a P.B. di procedere nella progettazione, concordando e consolidando le scelte determinanti del nuovo quartiere con le due dirigenti comunali che sostenevano, ognuna secondo la propria visione, le tendenze in atto. Il progetto ebbe inizio con una visita all’area ubicata nella zona di Primavalle, adiacente al nuovo quartiere di Torrevecchia. Si tratta di una collinetta allungata che in quegli anni era occupata da un’azienda agricola ben avviata e condotta da una famiglia proprietaria del suolo ed ivi residente in un casale tenuto in ottimo stato. Il pianoro sopraelevato, destinato alle colture e sul quale sorgeva la residenza, era delimitato sui due lati lunghi da scarpate coperte di macchia, configurando un crinale allungato emergente tra due vallette. Una morfologia tipica di molti insediamenti di crinale di tante famose hilltowns italiane così ammirate all’estero, diffuse nelle zone preappenniniche dove si posizionarono in zone salubri e dominanti. Sia che nel passato sorgessero in fregio a un castello gentilizio, sia che fossero il risultato di aggregazioni spontanee lungo un antico tracciato, in questo tipo di insediamenti è sempre individuabile una strada di crinale, diventata nel tempo il “corso” del paese. La prima esperienza straziante fu assistere all’esproprio per pubblica utilità di quella fiorente azienda familiare, giovane, attiva e innamorata del proprio lavoro in quel luogo nel quale era radicata. «Mai come in questo caso», ricorda Barucci, «si trattò di una drammatica ingiustizia perpetrata dalla mano pubblica. Dieci anni prima, durante la nascita del quartiere Laurentino, era stata apprezzata l’espropriazione di parte del latifondo dei principi Torlonia, di quell’area di grande bellezza e ricchezza naturale, ma tenuta in abbandono; in questo caso invece si avvertì un moto spontaneo di rivolta per questo gesto incredibile di cecità meccanica, automatica, priva di umanità.» La genesi progettuale, che si basava sull’idea del borgo di crinale, non andando contro lo “spirito del tempo” ebbe successo, ma non senza qualche travaglio. Le tipologie lineari inizialmente proposte in fregio al viale pedonale (il corso), a tre piani senza ascensore, di tecnologia tradizionale, con spunti Anni Venti-Trenta riferiti alla vicina borgata della Primavalle di Ignazio Guidi, furono respinte dalla dirigenza comunale che le interpretò come un tentativo del concessionario di risparmiare. Si passò quindi a tipologie a quattro piani con ascensore. Lungo i due bordi esterni dei crinali furono disposte schiere a due/tre piani con giardini. La grave quanto sciocca limitazione urbanistica di non poter realizzare attività commerciali a fronte strada, in quanto non finanziabili con le leggi dell’edilizia pubblica, ha prodotto un “paese senza botteghe” , una “rue corridor” senza controllo sociale, un viatico quindi al degrado. I tre nuclei di negozi ivi realizzati rappresentano altrettanti corpi estranei, presenze che non si amalgamano con il nuovo tessuto e che tradiscono direttive prese a monte del progetto. Nonostante ciò, il quartiere ottenne lodi e riconoscimenti, tra cui una segnalazione al Premio Regionale In/Arch per il Lazio del 1990 e una pubblicazione dell’ambientalista Francesco Perego sul Corriere della Sera che così titolò: “Finalmente la città!” . Inoltre incontrò molti favori nell’ambiente universitario e in quello professionale, dove la garbata scala urbana del Quartaccio venne contrapposta all’onnipotente astrattezza del Laurentino. «Nell’insieme, considerando le cose nell’ottica di oggi, il Quartaccio rispetto al Laurentino rappresenta un notevole arretramento. È la conferma di una constatazione emersa da tempo: nei quartieri di edilizia pubblica l’insuccesso non dipende tanto da questioni di progettazione, ma soprattutto dalla gestione e dalla qualità dell’utenza. Al Laurentino la gestione è stata inesistente, al Quartaccio è stata caotica. Prima ancora che fossero realizzati gli allacciamenti fognari, il Quartaccio è stato occupato da una moltitudine organizzata, arrivata a bordo di discrete automobili, alcune con roulotte, esponendo cartelli inneggianti a presunte ‘Liste di Lotta’. Dopo anni di abbandono e di inutili tergiversazioni, il Comune ha finito per assegnare gli alloggi agli occupanti abusivi. È lecito quindi domandarsi se sia stato giusto e utile alla città distruggere una fiorente attività privata e una famiglia perbene, tollerando un’occupazione abusiva e anzi premiandola con l’assegnazione legale del bene supremo, quello della casa. Quanto alle scelte di impostazione che, come volevano i tempi, suonavano quale critica o superamento dei principi a cui si ispirava il Laurentino, i conti non tornano. Al ritorno allo schema della strada quale tradizionale elemento cardine della vita di quartiere, si aggiungeva il tentativo di definire una spiccata identità al nuovo insediamento, suggerita dalla particolare natura dei luoghi. Il tentativo di farne un habitat che ispirasse un senso di appartenenza e di indipendenza dalla gravitazione sulle zone centrali della città. Tutto ciò non è avvenuto. Le strade sono ingolfate di automobili, simbolo e irrinunciabile strumento di fuga, e i luoghi deputati al verde, allo svago e alla socializzazione sono rimasti deserti e deturpati.» (P.B.)


MODELLI CAD
Planimetria Quartaccio
Saverio Pignanelli

APPROFONDIMENTI
Programma Innovativo in ambito urbano “Contratti di quartiere II” Quartaccio
Fonte

ALTRE INFORMAZIONI

Superficie residenziale e non residenziale mq 93.980
Superficie servizi pubblici mq 20.423
Superficie verde pubblico mq 127.812
Superficie viabilità e parcheggi mq 61.245
Superficie totale mq 303.460
Densità territoriale ab/ha 80


BIBLIOGRAFIA

Lenci, Ruggero. Pietro Barucci Architetto. Milano: Electa, 2009, ISBN 978-88-370-6749-6.