Quartiere della Garbatella
Gustavo Giovannoni, Massimo Piacentini
Garbatella, RM, Italia, 1920-1935

Nel 1870, con l’unità d’Italia in cui Roma venne scelta come capitale, fu redatto un nuovo piano regolatore per dare un aspetto più moderno e funzionale alla città. Il 9 Luglio del 1873 fu presentato al Consiglio Comunale che lo approvò ma non fu mai convertito in legge dallo stato. Il Tevere doveva  diventare, insieme alla ferrovia ed alla Via Ostiense, una via di comunicazione d’importanza strategica ed economica che avrebbe permesso una veloce evoluzione di quell’area che era morfologicamente adatta alla crescita di un polo industriale cittadino. Rendere navigabile fino al mare il Tevere fu necessario per dare un nuovo aspetto economico a Roma che in quel periodo si presentava poco sviluppata ed arretrata rispetto al resto dell’Italia. L’8 marzo del 1883 venne attuato il nuovo Piano Regolatore.

Il quartiere Garbatella nacque il 18 Febbraio 1920. La sua morfologia era delineata da colline tufacee dette “Rocce di San Paolo”, dalle gole e dalle strade circondate da muri che delimitavano gli ingressi alle proprietà. La ferrovia Roma-Ostia e la rete viaria da Via delle Sette Chiese, via del Casal Serafini e via Argonauti formarono la base su cui fu progettato il primo impianto urbano. L’idea iniziale era quella di creare una borgata di casette modello con orti adatti ad artigiani e operai, mentre le case vicine alla zona industriale erano destinare agli addetti all’industria e all’attività portuale.

L’area si sviluppa tra il 1920 e il 1935 circa, cambiando però il suo assetto rispetto alla progettazione iniziale. Venne infatti abbandonata l’idea della home-workplace, per dare spazio all’edilizia economica e quindi ad una costruzione più rapida che potesse accogliere le famiglie in tempi brevi.

La Garbatella si sviluppa con la pianificazione urbanistica Umbertina, che aveva come obbiettivo la costruzione di un canale parallelo al Tevere che doveva arrivare fino ad un porto collocato tra Testaccio e Garbatella. Lungo l’attuale via del Porto Fluviale furono progettati una serie di lotti abitativi per i lavoratori. Nel 18 febbraio 1920 Vittorio Emanuele III posò la prima pietra in Piazza Benedetto Brin dove ora sorge una lapide commemorativa.

Il quartiere storico, suddiviso in 62 lotti, fu affidato dall’Istituto Case Popolari (ICP) a differenti architetti ed ingegneri, su un territorio di circa 26 ettari; oltre a Gustavo Giovannoni contribuirono ai progetti Massimo Piacentini, Innocenzo Sabbatini e successivamente anche Costantino Costantini, Plinio Marconi e Gian Battista Trotta.

Il modello della città giardino si basava su piccoli villini economici con giardino privato ed alcuni fabbricati più grandi, per un totale di 40 palazzine con 190 alloggi. Lo stile utilizzato è quello del “barocchetto romano”, con forme sinuose che danno vita a edifici neomedievali. Alcuni elementi come comignoli, cancellate, finestre, caditoie e fregi in rilievo (che spesso riproducono strane specie animali) caratterizzano l’intera area. All’interno del quartiere sono però individuabili altri modelli architettonici che vanno dallo stile ottocentesco semi rurale del primo nucleo su Via delle Sette Chiese, alle fantasie ostiensi e teatrali di Piazza Bartolomeo Romano, alle innovazioni tipologico-linguistiche del “lotto 24” espressione del manifesto Piacentino.

Nei lotti I, II, III e IV che definiscono il primo gruppo di edifici realizzati ci troviamo di fronte alla messa a punto di un modello insediativo dove i caratteri ancora rurali e un po’ prematuri del nuovo quartiere si uniscono all’emergenza edilizia ed urbana di Piazza Benedetto Brin. Questi edifici comprendono unità abitative essenziali e piccole attività commerciali e si sviluppano intorno ad un  arco centrale, in asse con la scalinata che scende verso la Via Ostiense, che si pone come baricentro dell’intera composizione. Negli edifici che si affacciano su Piazza Bartolomeo Romano, lo stile architettonico di Innocenzo Sabbatini si affianca alle caratteristiche della modernità metropolitana. Infatti, oltre ai nuclei abitativi i due edifici includono, un grande cinema-teatro e i bagni pubblici in dotazione all’interno del quartiere.

Dopo il 1927 trionfa la tipologia degli “alberghi collettivi”; il nuovo progetto consiste in un complesso di edifici che si sviluppa intorno alle 3 piazze adiacenti alla circonvallazione Ostiense; questo nuovo sistema si sviluppa ad Y e rappresenta una tipologia edilizia opposta a quella prevista nel modello di città giardino. Questi grandi edifici, detti “Alberghi Rossi” sono 4 ed oggi sono abitati da circa 200 famiglie ognuno.

Durante il XII Congresso Internazionale delle Abitazioni e dei Piani Regolatori, venne dato il via alla progettazione di 12 edifici sperimentali. Tra questi si distingue la piccola casa bifamiliare all’angolo di Via delle Sette Chiese di Mario De Renzi, la quale costituisce un punto di riferimento per afferrare la vitalità della cultura romana sul finire degli anni venti.

La Garbatella è caratterizzata dalle sue strade tortuose, dalle ripide scalinate, dalle incantevoli piazzette e soprattutto dalla luce e dai colori ormai degradati. La tonalità che prevale nel quartiere è il rosso, lo ritroviamo negli intonaci dei palazzi e nei mattoni a vista, in contrasto con il bianco delle colonne, delle cornici, delle finestre e dei tanti elementi decorativi sulle facciate e il nero del ferro battuto delle ringhiere, delle grate e dei cancelli. L’altro colore predominate è il verde della vegetazione rigogliosa.

LOTTI DI MAGGIORE INTERESSE:

LOTTO V – FABBRICATO 1 – PIAZZA BRIN       

Una dei primi complessi della città giardino, il suo arco centrale rappresenta la porta dell’intero quartiere ed è il collegamento tra piazza Brin e il cuore della Garbatella. E’ costituito da due edifici aventi un corpo scala ciascuno, con tre alloggi per piano. Il volume non è compatto e le facciate sono decorate da diversi elementi architettonici opposti alla regolarità della pianta. Sabbatini utilizzò la stessa pianta per entrambi gli edifici creando prospetti asimmetrici. Le tecnologie usate sono: muratura mista di tufo con ricorsi di mattoni, facciate intonacate miste a parametri rustici in pietra e mattoni, solai con putrelle di ferro, tetti con struttura in legno e tegole alla romana, finestre con infissi, scuri, persiane a battente e serrande in legno, pavimentazioni, scalini e soglie in graniglia di cemento.

LOTTO VIII – FABBRICATO 1-2-3

Questo fabbricato è il più grande di tutti “Alberghi Rossi”, è l’unico con indice di fabbricazione medio di 7,4 mc/mq, contro i 3,00 mc/mq di tutti gli altri interventi. L’edificio è formato da tre corpi disposti a corte con altezza diversa, uniti tra loro da un basamento con archi e portici. Presentano sette corpi scala interni che servono 3-4 abitazioni l’uno. La corte è attrezzata ad area verde e limitata da tre fabbricati. Questi ultimi hanno al piano terra grandi arcate uniche che evidenziano gli accessi, mentre al piano superiore scandiscono i vani di abitazione. I prospetti sembrano singoli edifici a schiera accostati tra loro in stile medioevale, suddivisi in settori verticali con varie altezze, incorniciati da paraste e cornici in tufo sulle facciate intonacate e decorate da finestre di forme differenti. I balconi, le logge e i volumi sono sostenuti da barbacani; una particolarità è la soluzione d’angolo con i comignoli contrapposti che inquadrano la facciata.

LOTTO X – FABBRICATO 10 – PIAZZA ROMANO “CASA CON BASAMENTO”

Questo edificio è uno dei più rilevanti di Piazza Bartolomeo Romano. La pianta con andamento lineare segue la strada, é simmetrica e piegata lievemente sui corpi scala interni al giardino con tre alloggi per piano. Il prospetto principale è diviso in 3 fasce sovrapposte: un forte basamento, una facciata costituita da forti angoli pieni e il piano attico. In questa architettura sono evidenziati temi come la rotazione degli angoli e l’uso di volumi conclusi da timpani per accentuare la relazione dell’edificio e delle singole parti con il tessuto urbano.

LOTTO XII – FABBRICATO 6       

Il cinema-teatro ha una duplice funzione di residenza e teatro. Le due funzioni principali sono evidenti e separate: il volume del cinema-teatro risulta curvo verso la piazza, invece il corpo degli alloggi retrocede e si piega ad avvolgere il resto. L’edificio presenta un piccolo tempio, in riferimento ad un linguaggio classico, come conclusione del fabbricato, appoggiandosi sul fronte pieno e sottolineando la funzione pubblica e il ruolo urbano dell’edificio. La sala del teatro ha la stessa ispirazione classica, è ruotata di 90 gradi rispetto all’asse di simmetria dell’edificio in rapporto con la piazza. Il sistema di copertura della sala ellittica è costituito da travi in cemento armato poste su otto pilastri di cui quattro a sezione trilobata. Con gli interventi successivi la rimozione dell’arretramento del volume della galleria e la chiusura del portico d’ingresso hanno comportato un appesantimento sulla piazza.

LOTTO XXXII – FABBRICATO 8 E XXXVII FABBRICATO 7 – PIAZZA SANT’EUROSIA “EDIFICIO A PONTE”        

Uno degli edifici più caratteristici e particolari del quartiere. L’ingresso principale è posto centralmente rispetto alle due unità simmetriche, poste ai lati di via Antonio Rubino, collegate da un grande arco ad uso terrazza che sottolinea l’importanza urbana dell’edificio, insieme al basamento che ospita le piccole botteghe. Il carattere monumentale è sottolineato dalle due grandi superfici verticali che risultano cieche e con una leggera concavità, contrapposte alle fasce orizzontali del marcapiano e delle trabeazioni terminali.


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ALTRE INFORMAZIONI

Gli alloggi sono composti da due o tre vani con un piccolo bagno; fino agli anni ’50 infatti le case non avevano né vasca da bagno né acqua corrente, così una volta alla settimana i cittadini si recavano ai Bagni pubblici in Piazza Bartolomeo Romano.

Il modello di città giardino partì dalla Garbatella e si estese in varie zone di Roma (Coppedè, San Saba, Aventino, città giardino Aniene a Monte Sacro, villini al Pigneto) e rappresentò una delle poche esperienze portate avanti nella città di Roma sui temi della moderna urbanistica internazionale.

L'idea iniziale del Quartiere, sul modello delle "Garden Cities" inglesi, venne ampliata, dal 1923 in poi, con la costruzione di "case rapide", edifici provvisori ed economici per i senza tetto modificando l'aspetto del progetto iniziale. Dopo il 1927 trionfa la tipologia degli "alberghi collettivi", veri e propri dormitori pubblici, per ospitare le vittime degli sventramenti attuati in epoca fascista.

L’Ente che realizzò le architetture del quartiere fu l’I.C.P. (Istituto per le Case Popolari) di Roma, allora gestito da Alberto Calza-Bini. I tecnici che lo affiancarono seppero in pochissimi anni e con una dotazione minima di mezzi, sia tecnici che finanziari, realizzare alcune delle opere più significative dell’architettura contemporanea non solo romana. Furono edificati 44 fabbricati (per 190 alloggi e 713 vani) su un terreno di circa 35.000 mq.

Il quartiere si presenta come “borgo marinaro”: ”Ma qui, alla Garbatella, tra i cortili delle case popolari è un’altra storia. La vita scorre più disincantata. Tra le piazzette, le fontane e le scalinate, alla luce fioca delle vecchie lampade attaccate ai muri scortecciati, nelle tipiche osterie romane e nelle nuove enoteche arredate anni Trenta, si respira un’aria da ‘luna e i falò’. A Garbatella non sembra di stare in città. In questo quartiere un po’ villaggio e un po’ borgo marinaro.”, (Tratto da: “Garbatella tra storia e leggenda”).

“Tutta la Garbatella brillava al sole: le strade in salita coi giardinetti in fila, le case coi tetti spioventi e i cornicioni a piatti cucinati, i mucchi di palazzoni marroni con centinaia di finestrelle ed abbaini, e le grandi piazzette cogli archi e i portici di roccia finta intorno.” (cit. P. Pasolini)

Il quartiere ospita oggi importanti sedi scolastiche e universitarie:
• Università degli Studi Roma Tre nell'edificio "Palladium".
• Università privata San Pio V in Via delle Sette Chiese.
• Liceo Classico Socrate e fino al 2003 ospitava il Liceo Scientifico Francesco Borromini.
• Sede distaccata Roberto Rossellini dell'Istituto Professionale di Stato per la Cinematografia e la Televisione.
• Scuola elementare Cesare Battisti.

CURIOSITA’ SULLA GARBATELLA:

FICTION/SERIE TV/CINEMA:

• La scuola elementare Cesare Battisti, in piazza Damiano Sauli, è protagonista di alcune riprese della fiction "I Cesaroni".
• Riprese del film "Caro diario" di Nanni Moretti con la passeggiata in Vespa del protagonista per le strade del quartiere. “Il quartiere che mi piace più di tutti è la Garbatella - dice Nanni Moretti - E me ne vado in giro per i lotti popolari. Ma non mi piace vedere solo le case dall'esterno, ogni tanto mi piace vedere anche come sono fatte dentro”.
• Caro maestro ambientata nella Casa dei Bimbi alla Garbatella.
• Il palazzo della Regione Lazio è stato protagonista di alcuni film della serie di Fantozzi.
• A piazza Sapeto, sopra il lotto 28, rivive il set delle “Ragazze di Piazza di Spagna”.
• Tanti attori hanno legato il nome alla Garbatella. Da Enrico Montesano al giovane Valerio Mastandrea, attore dell’ultima generazione che abitava nei pressi di largo delle Sette Chiese.
• Due volti hanno segnato il rapporto tra Garbatella e il cinema. Quello di Enzo Staiola e di Maurizio Arena, quest'ultimo in “Poveri ma belli”.
•Alberto Sordi abitava in via Vettor Fausto, frequentava come tanti ragazzi del quartiere l’oratorio di San Filippo Neri e molto probabilmente allo stile di vita della Garbatella si ispirò nella rubrica radiofonica che lo rese famoso: “Gli amici della parrocchietta”.

DULCIS IN FUNDO:

• Si dice, ma forse è leggenda, che in zona una compiacente e garbata locandiera avesse gestito una troppo ospitale osteria. Sta di fatto che quel tratto dei colli di S. Paolo (questo l'antico nome del luogo) cominciò a chiamarsi Garbatella, forse proprio in riferimento alla garbata ostessa.
• I nomi delle strade sono di ispirazione marinara, tutte dedicate a costruttori navali, storici della navigazione, capitani di ventura e addirittura Ministri della marina. Eccone alcuni: Luigi Orlando “armatore”, Benedetto Brin, Edgardo Ferrati “costruttore navale”, Giovan Battista Albini “ammiraglio”, Attilio Odero “armatore”, Luigi Fincati “contrammiraglio”, Luigi Luiggi e Giacinto Pullino “costruttori navali”, Alberto Guiglielmotti “storico navale”, Giovanni Ansaldo e Domenico Chiodo “generale”.
• Quando uscì dal portone della Maternità in piazza Biffi, la gente della Garbatella pensò all’arrivo di qualche rappresentante della Casa Reale o qualche capo di Stato ma, non era così. In quel 12 dicembre del 1931 Mahatma Gandhi si fermò a Roma all’Albergo bianco. Durante la sua permanenza visitò anche gli Alberghi dei poveri, il Nido e la Maternità Onmi.
• Era il 16 marzo del 1934 quando i reali del Siam, oggi Thailandia, visitarono il centro di assistenza materna ed infantile dell’Onmi.
• Furiose furono le rappresaglie dal cielo il 3 e il 7 marzo del 1944. I vari bombardamenti colpirono l’Albergo bianco di piazza Biffi lasciando sotto le macerie 50 morti, tra cui alcuni bambini del Nido.
• Nel dopoguerra nacquero nei lotti popolari alcune società di mutuo soccorso, che servivano a fare prestiti alle famiglie bisognose o ad integrare le qualità delle giovani spose. La più famosa era quella delle “Sgarbatelle”, il cui quartiere generale era al lotto 27.
• Ha avuto una parte significativa nei romanzi di Pier Paolo Pasolini “Ragazzi di vita” o “Una vita violenta”, ma anche nelle sue attività di articolista nelle rubriche delle lettere su “Vie
Nuove”. Ambientò alla Garbatella molte scene del romanzo “Una vita violenta” in cui si intrecciano alcune delle storie dei protagonisti: “Il Quo Vadis era bello lungo, e quando che finì e Tommaso e Irene uscirono dal
Garbatella, era già uno scuro che pareva notte alta. Il baretto sulla piazzetta davanti al cinema luccicava come un brillocco, con tutti i suoi tubetti al neon, e la Garbatella intorno era un mucchio di luci sparse nella notte”.


BIBLIOGRAFIA

ICP, ISTITUTO PER LE CASE POPOLARI (Roma). La borgata giardino Garbatella e il nuovo quartiere per i baraccati. Roma: Istituto per le case popolari in Roma, 1925.

STABILE, Francesca Romana. Regionalismo a Roma. Tipi e linguaggi: il caso Garbatella. Editrice librerie dedalo, 2001, ISBN 9788886599481.

BONAVITA, Antonella, Piero FUMO, Maria Paola PAGLIARI. Il moderno attraverso Roma: Guida all'architettura moderna della Garbatella. Palombi editori, 2010, ISBN 9788860600202.

RIVOLTA, Gianni. Garbatella tra storia e leggenda. Roma: Iacobelli, 2010, ISBN 9788862520744.

PAGLIARI, Maria Paola. La Garbatella ICP. a cura di Antonella Bonavita e Angela Bruni. Fratelli Palombi, 1998.

CUNDARI, Gian Carlo. Elementi di analisi della casa popolare ICP Sant'Ippolito 2 di Innocenzo Sabbatini a Roma. Aracne, 2014, ISBN 9788860600202.

COCCHIONI, Cristina, Mario DE GRASSI. La casa popolare a Roma: trent'anni di attività dell'ICP. Kappa, 1984.

. Invito alla Garbatella : percorsi d'arte nella città-giardino. a cura di dell'Associazione culturale Futuro. Fratelli palombi, 1998, ISBN CFI0427840.