Quartiere Testaccio
Pietro Camporese, Giulio Magni, Quadrio Pirani
Ponte Testaccio, 00153 Roma, Italia, 1870-1920

Il quartiere di Testaccio è uno straordinario laboratorio di trasformazioni urbane, un nodo strategico per lo sviluppo e la modernizzazione di Roma nel XXI secolo. Si tratta, infatti, di un’area di grande pregio, collocata a cavallo delle Mura Aureliane, a ridosso del centro storico e lungo un asse direzionale verso l’EUR ed il mare, costeggiata dal Tevere e lambita dal Parco dell’Appia. Si distingue dagli altri quartieri di Roma per essere riuscito a mantenere, nel corso del tempo, il suo originario spirito popolare, in contrasto con tante altre zone del centro che oggi hanno perso quel sapore familiare e caratteristico della Roma di inizio Novecento.

L’edificazione di Testaccio, cui non furono estranei interventi speculativi, si svolse in diverse fasi: dalle case alveare, edificate tra il 1883 e il 1905, ai progetti edilizi realizzati tra il 1909 e il 1917 da Giulio Magni e Quadrio Pirani, per volontà dell’Istituto romano per le case popolari, fino agli stabili di via Marmorata, progettati da Sabbatini e Costantini nel 1930, che contribuirono a rafforzare i connotati borghesi del quartiere.

La prima fase ebbe inizio con il lavoro della commissione presieduta dall’ing. Pietro Camporese, incaricata di occuparsi dei progetti di ampliamento e miglioramento della città. I lavori delle successive Commissioni edilizie ebbero esito nel Piano Regolatore del 1873, che prevedeva la costruzione di insediamenti industriali e abitativi per le relative maestranze operaie. Ma la trasformazione urbanistica del sito si concretizzò soltanto sul finire dell’Ottocento per effetto del Piano Regolatore del 1883, che stabilì la costruzione di abitazioni popolari e di un nuovo Mattatoio in sostituzione del precedente nei pressi di Porta del Popolo. Il complesso degli Stabilimenti di Mattazione e del Mercato del bestiame venne realizzato tra il 1888 e il 1891, su progetto dall’architetto comunale Gioacchino Ersoch. In abbandono dal 1975, dopo la trasformazione da parte del Comune di Roma su progetto dell’arch. Luciano Cupelloni, ospita oggi organizzazioni culturali, ricreative e alcune aule della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre. Tra il 1883 e il 1906 si realizzarono le prime costruzioni intensive ad opera di privati e a partire dal 1907 subentrò l’ICP. Nel 1913, gli interventi compiuti dall’Istituto a Testaccio consisterono nella realizzazione di un complesso di edilizia intensiva (circa 30 fabbricati) nell’angolo tra via Galvani e via del Mattatoio e sul lungotevere, zone periferiche rispetto agli insediamenti cooperativi già gravitanti intorno a via Mastro Giorgio. L’incarico di dirigerne i lavori venne affidato dall’Istituto all’arch. Giulio Magni, il cui contributo integrò la planimetria già redatta dall’ing. Alberto Manassei che, adottando una soluzione a doppia C contrapposta, superava la tradizionale struttura ottocentesca a blocco, intervenendo con grandi cesure sulla compattezza dei prospetti. Oggi i due corpi edilizi sono uniti al piano stradale con elementi di collegamento, uno solo dei quali, quello su via A.Volta, costituisce ingresso al cortile. Nel 1914 l’ICP deliberò di costruire a Testaccio case popolari, su progetto di Quadrio Pirani e Giovanni Bellucci. La costruzione terminò nel 1917 con la realizzazione di 395 edifici. Le palazzine, affacciate sul lungotevere, segnano un miglioramento di qualità nell’edilizia popolare testaccina. I nuovi edifici sono esclusivamente abitativi, essendo scomparsi i negozi al piano stradale e non sono più concepiti per occupare monoliticamente l’intero isolato, ma si articolano in più unità separate da spazi liberi e zone verdi.

Oggi il quartiere ha gradualmente trasformato il suo tessuto, accogliendo e metabolizzando realtà diverse nel fermento culturale degli ultimi decenni, testimoniato dalla presenza di associazioni e istituzioni culturali di primaria importanza, come il Museo di Arte Contemporanea di Roma (MACRO) e l’Istituto Europeo di Design (IED).


DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

Testaccio è un tipico esempio di urbanizzazione industriale programmata, nata come comparto residenziale per gli operai addetti alle attività che si insediarono lungo la via Ostiense dalla fine dell’Ottocento.
Il nome del quartiere deriva dal cosiddetto Monte Testaccio, dal latino "testa", ossia coccio, in riferimento al materiale laterizio che veniva riversato in questa antica discarica di origine romana che con i secoli ha assunto le dimensioni di un piccolo colle. Con un diametro di circa 700 metri e una superficie di 22.000 metri quadrati, da sempre rappresenta un simbolo imponente del rione.
Via Marmorata, una delle più importanti, ricollegando il porto di Ripa con la Porta San Paolo, deve il suo nome invece ai marmi, che i romani importavano da tutto il mar Mediterraneo e che qui transitavano.
Tra gli altri luoghi significativi del quartiere troviamo Piazza Testaccio, cuore commerciale del rione, Piazza Santa Maria Liberatrice, dove sorgono l’omonima chiesa e il Teatro Vittoria. Ed infine, Piazza dell’Emporio, Piazza Giustiniani e Largo Manlio Gelsomini.


BIBLIOGRAFIA

AA.VV., X. La grande guida dei rioni romani. Storia, segreti, monumenti, tradizioni, leggende, curiosità. Roma: Newton & Compton Editori, 2000.

RINALDI, Irene. Testaccio. Da quartiere operaio a Village della capitale. Milano: Franco Angeli, 2012.

BELARDI, Pierpaolo, Luigi S. GIOGGI. Testaccio. Il cuore di Roma. Roma: Castelvecchi, 2010.