Radisson Blu ES Hotel
King Roselli Architetti Associati
Via Filippo Turati, 171, 00185, Roma, 1999-2003

L’Es Hotel, progettato dallo studio romano King Roselli Architetti Associati, è situato sul colle Esquilino, nel quartiere multietnico di Piazza Vittorio, adiacente alla stazione Termini. Nasce all’interno di un programma di riqualificazione urbana che vede interessate molte zone nel comune di Roma, esteso a tutto il tessuto urbano circostante, volto a migliorare gli spazi pubblici e aumentare la dotazione di parcheggi in un’area congestionata dal traffico. Le intenzioni dell’amministrazione per questa zona prevedevano la conservazione dell´involucro della preesistenza, una caserma ottocentesca.

Nel corso dei lavori la scoperta di resti archeologici risalenti al 200 a.c. ha determinato delle modifiche radicali della soluzione progettuale. Nell’edificio realizzato, i volumi galleggiano sulla preesistenza archeologica, tramite una piastra strutturale. Numerosi i riferimenti tratti dall’intorno e non solo, a partire dalle linee sinuose, chiaro riferimento alla pensilina della vicina stazione ferroviaria, l´uso dell’intonaco in polvere di travertino che cita le superfici di Termini, l’allusione dei materiali a un transatlantico, simbolo del viaggio e metafora di Le Corbusier sull’architettura moderna. L’edificio un lato cerca un dialogo con il contesto, dall’altro afferma la propria autonomia tramite un grande basamento con andamento del tutto differenziato dall’orizzontalità degli impianti ottocenteschi circostanti. L’impianto generale si presenta a corte aperta verso il vicino teatro Ambra Jovinelli e i resti dell’acquedotto. La corte è composta da tre blocchi con le due ali laterali sospese su pilotis. Dal lato opposto, la testata cieca ospita il silos dei parcheggi.

Il cuneo di basalto parte dal lato nord est, nasconde dapprima il marciapiede che diventa una rampa che porta alla hall, sottolineando il distacco dal contesto e diventando il basamento dell’edificio. Le due ali vetrate sono poste in netto contrasto con il blocco massiccio del parcheggio multipiano e il movimento curvilineo della copertura d’ingresso, sospesa su uno spazio continuo e contrappuntato da pilotis, che diventa elemento di cerniera fra lo spazio pubblico degli scavi archeologici e quello privato o semi-pubblico dell’albergo.

Al piano terra e mezzanino trovano posto il foyer con le sale conferenze, il ristorante e bar, con gli spazi comuni separati da librerie che ruotano per creare dei piccoli angoli-relax. A coronamento dell’edificio è situata l’ampia terrazza panoramica dotata di zona spa, piscina e ristorante. Le 235 camere sono studiate con una cura minuziosa del design, in esse la divisione tra bagni e camera diventa sempre più sfumata fino ad arrivare, nelle suite, alla presenza della vasca da bagno in camera.

Di notte le camere si distinguono dall’esterno con luci e colori differenti, dando luogo a un mosaico colorato. Come affermano i progettisti: «Ogni spazio ha un proprio ˮgiocoˮ fatto di una combinazione di materiali, luce e colore, seguendo la nostra attitudine un po’ provocatoria di forzare la funzionalità delle cose usando materiali, geometrie, forme e oggetti che ci sono affini. Tutto questo con un dialogo aperto e un contatto stretto con chi le realizza. Le camere d’albergo, circa 10 tipi, sono variazioni su un tema. Fin dall’inizio abbiamo contrastato l’idea di una camera d’albergo intesa come ˮcasa fuori casaˮ per l’uomo medio, comunque con tutti i comfort tecnologici ma che si adatti al gusto medio-classico-moderno, comunque ˮsafeˮ».


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BIBLIOGRAFIA

PELUFFO, Gianluca. Hotel architetture 1990-2005. Milano: Motta editore, 2003, ISBN 9788861164017.