Recupero del sito di San Nicolao
Carlo Carreras
Soriano nel Cimino ( Viterbo ) – Selva di Malano, 2008-2012

I ruderi della struttura, a carattere religioso, situati nella selva di San Nicolao, risalgono presumibilmente al 1100. Il progetto di recupero della torre medievale e del sito, su cui insiste, è stato premiato nel 2012 alla Triennale di architettura INTERARCH di Sofia. La torre, dalle dimensioni interne di circa metri 7 x 6, poggia su un grande basamento roccioso di peperino, assimilabile ad un parallelepipedo di metri 8 x 12 x 7 di altezza, in cui sono scavate tombe etrusche. Ai piedi del masso vi è il tracciato di una piccolissima pieve, in parte annessa ad una grotta.

Carlo Carreras scrive nella relazione di progetto: “Lo stato di conservazione del manufatto della torre era in uno stato di degrado talmente avanzato  da far rinunciare a qualsiasi iniziativa di intervento di riutilizzazione e di restauro. La sfida del recupero è nata dopo una giornata di contemplazione del manufatto e soprattutto del suo intorno; infatti, dal punto di vista naturalistico, a poche decine di metri dal complesso torre – pieve, ai margini della suggestiva Selva di Malano, scorre un piccolo torrente, che rende il luogo molto particolare. In più, una piccola necropoli etrusca circonda il grande masso su cui sorge la torre, ed è diffusa in un noccioleto ben curato, tale da armonizzarsi con la vegetazione spontanea della selva. Un’ulteriore riflessione, non di poco conto, veniva sull’origine dell’insediamento, mantenuto vivo nei secoli per diverse motivazioni. Deciso pertanto di ridare vita al sito, la sfida era divenuta, oltre che sulla scelta della nuova funzione da assegnare,  anche di carattere tecnologico-costruttivo, poiché l’accesso al luogo avviene solo attraverso un ripido e disagevole sentiero, forse causa dell’abbandono e al tempo stesso straordinario strumento di custodia e tutela dell’intero complesso nel tempo”.

Il rudere domina sulla piccola necropoli etrusca sottostante. L’accesso alla torre avviene da un vano, posto a mezza quota del masso, che conduce ad una scala in esso scolpita. Con il recupero la scala è stata collegata ad un ponte sospeso per far apprezzare dalla torre il complesso della pieve, riportata in luce nel suo impianto murario. La torre è stata ricostruita in chiave contemporanea con un volume trasparente, che completa la parte superiore mancante del rudere, agganciandosi ad esso e sostenendo all’interno due solai sospesi e due scale. La muratura della preesistenza è stata restaurata con conci di pietra squadrata, ritrovate sul terreno. Le pareti sono state consolidate con un cordolo di cemento armato scalettato, su cui è stato fissato un telaio in ferro tubolare, costruito con un reticolo di elementi modulari assemblati, che sostengono la scatola di vetro. Alla struttura di quest’ultimo è stato ancorato un sistema di pannelli di legno naturale, a maglia quadrata, che servono da protezione e da frangisole, e rendono, insieme al vetro, unitario il trattamento della parte nuova. La soluzione tecnologica ed architettonica scelta ha avuto il massimo rispetto per la preesistenza, che non è stata mai intaccata: i solai interni risultano, infatti, appesi alla travatura reticolare in ferro, poggiante, solo, sul cordolo scalettato del perimetro, rigenerato in quota. Il progettista ha scelto la soluzione del montaggio semplice di elementi di dimensioni ridotte, per un facile trasporto a braccio, in un cantiere di tipo quasi primordiale.

All’interno sono stati ricostituiti tre livelli (piano terra, piano primo, piano secondo) e la copertura. I nuovi solai, collegati da due scale di legno, una chiusa tra pareti, l’altra aperta, non rispettano volutamente in altezza la posizione delle bucature del rudere, facendo riferimento al tema compositivo della ‘casa nella casa’ e rispondendo alle necessità funzionali e architettoniche di uno spazio moderno. I solai aggiunti sono staccati dalla preesistenza, in maniera minore su due lati e maggiore sugli altri due, stabilendo un margine di distacco tra nuovo e antico e generando un vuoto a tripla altezza, che, anche se di ridotte dimensioni, consente di misurare la profondità dello spazio in verticale alle diverse quote.  La scatola di vetro, schermata dai pannelli di legno, inonda la torre di luce, stabilendo continuità tra interno ed esterno e fornendo una visione sul paesaggio a 360°.


DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

Sacchi, Livio. Italia en Mèxico 2013. Architetti romani : opere recenti. Roma: Prospettive Edizioni, 2013, ISBN 9788889400968.