Sala Ottagona delle Terme di Diocleziano
Giovanni Bulian
Via Giuseppe Romita, 8, Roma, RM, Italia, 1983-1997

L’Aula Ottagona costituisce attualmente un frammento dell’antico complesso ad opus caementicium delle Terme di Diocleziano a Roma, edificate tra il 298 e il 306 d.C. da Massimiano in onore dell’Imperatore romano Diocleziano che non esitò a demolire i fabbricati già presenti in quest’area, i cui resti sono stati rinvenuti nei sotterranei durante i successivi lavori di restauro.

Dopo un periodo di abbandono a seguito delle invasioni barbariche verso la metà del VI secolo d.C., il complesso termale è stato soggetto a continue trasformazioni che hanno visto la formazione della chiesa consacrata al culto della Madonna degli Angeli, realizzata da Michelangelo nel 1562, la annessa Certosa, i Granari di Gregorio XIII del 1575 ampliati da Paolo V nel 1609, la cappella dedicata a Sant’Isidoro del 1754, le Olearie e i depositi dell’olio dell’Annona Pontificia ricavati da Clemente XIII nel 1764 all’interno dei Granari Gregoriani.

A seguito dell’Unità d’Italia e di Roma Capitale, l’urbanizzazione di quel periodo portò nel 1878 alla realizzazione della Via Cernaia, il cui taglio nella grande fabbrica ha comportato la frammentazione delle parti.

Nel 1889 venne istituito il Museo Nazionale Romano, iniziando così un processo di valorizzazione del monumento che è proseguito fino ai giorni nostri, comprendendo il processo di recupero e adeguamento funzionale dell’Aula Ottagona, coperta con una cupola ad ombrello di circa 22 metri di diametro.

Inizialmente scuola di ginnastica, nel 1911 l’Aula Ottagona divenne una sala espositiva e di proiezioni educative (sala Minerva), per poi essere scelta nel 1929 come spazio per la realizzazione di un Planetario, la cui conformazione e relazione con la cupola antica sovrastante, del tutto nascosta, avrebbe giustificato il carattere temporaneo dell’intervento. L’ingresso principale su via Romita, che è di questo periodo, è segnato dalla scritta “Planetario” sul fregio della trabeazione e da un portale la cui cornice è arricchita da una serie di simboli zodiacali oltre che dalla citazione dantesca “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

Dopo la dismissione del Planetario, nel 1983 la Soprintendenza Archeologica di Roma in occasione della ristrutturazione del Museo Nazionale Romano, nella personalità dell’architetto Giovanni Bulian ha iniziato un progetto di trasformazione di alcuni spazi del complesso dioclezianeo, tra cui appunto l’Aula Ottagona. In questa circostanza Bulian ha dimostrato di saper interpretare ed esaltare il carattere unitario della spazialità romana che con le sue componenti di arcate, volte, nicchie, ecc…, dichiarava la volontà degli antichi di voler formare uno spazio interno unico e avvolgente.

Ad un primo intervento di conservazione del monumento, relativo al consolidamento delle superfici e delle malte nella grande aula, al consolidamento degli otto pilastri e delle volte seicentesche al piano inferiore e dei paramenti murari delle facciate, in cui è possibile rileggere il passaggio della storia attraverso gli interventi eseguiti nel corso del tempo, ha seguito il progetto del nuovo intervento di allestimento museale.

Quest’ultimo costituisce un dialogo moderato con l’antico dove le strutture moderne, con le loro geometrie e “trasparenze” valorizzano la preesistenza della costruzione romana. In particolare gli elementi di nuova progettazione compongono lo spazio secondo le logiche della reversibilità ma soprattutto della riconoscibilità degli strati.

L’Aula Ottagona oggi si propone come una sala di esposizione con circa venti statue in bronzo e marmo provenienti dalle terme imperiali di Roma e Cirene; al suo interno rimane la leggera struttura geodetica a maglia triangolare sostenuta da una trave circolare in ferro a “U” e da 24 colonnine anch’esse in ferro dell’ex Planetario che in quanto semplice struttura portante, privata di tutte quelle componenti accessorie ma necessarie alla proiezione del cielo, migliorano la vista della cupola antica che prima era bruscamente impedita.

La decisione di lasciare tale struttura come un’ulteriore traccia della stratificazione storica è anche una scelta che Bulian ha fatto per configurare uno spazio anulare di circolazione e rafforzare il senso unitario dell’ambiente centrale. A tal proposito, la pavimentazione, che è in lastre di peperino, segue un disegno a raggiera composto da corone circolari di dimensioni costanti che convergono al centro con un’apertura ottagonale in cristallo stratificato. Questa si propone come la proiezione a terra dell’oculo centrale dell’antica cupola romana verso le strutture archeologiche del piano sottostante che entrano così in comunicazione visiva con la grande Aula Ottagona. Una soluzione che fa senz’altro riferimento a quell’asse simbolico esistente fra cielo e terra, particolarmente sentito nel mondo antico.

Il piano inferiore, collegato con una scala metallica, è lo scenario di una stratificazione di strutture di età dioclezianea ed antecedente, sormontate da una serie di volte seicentesche. Le passerelle che definiscono i percorsi all’interno, sono state progettate come dei piani aerei, svincolati dalle preesistenze romane e sostenute con dei tiranti in acciaio dalle volte. La pavimentazione presenta delle parti opache in corrispondenza dei resti di epoca predioclezianea e trasparenti in cristallo stratificato in corrispondenza delle zone più significative per la presenza dei reperti archeologici.

Per rispondere alle esigenze impiantistiche dell’allestimento museale all’interno dell’intera Sala Ottagona, comprensiva del piano inferiore, è evidente l’atteggiamento organico di questo aspetto con la caratterizzazione formale degli spazi anche in relazione con l’importante preesistenza storica. Per quanto riguarda il sistema dell’areazione, l’aria della grande aula viene ripresa dal piano sottostante, dove è installato un estrattore, passando dalla griglia posta in corrispondenza del perimetro della bucatura ottagonale sul pavimento. L’aria di rinnovo passa invece all’interno di condutture che dai rinfianchi delle volte del piano inferiore e dall’allettamento della pavimentazione della grande Aula, entrano nelle colonnine di ferro della struttura anulare, per diffondere l’aria grazie a delle bocchette di mandata poste sui vari capitelli in ghisa. L’impianto elettrico necessario per l’illuminazione museale è ospitato invece oltre che nella pavimentazione e nei pilastri in ferro cavi, anche sulle generatrici della cupola geodetica. Infine il riscaldamento, che è a pavimento, è costituito da pannelli radianti a bassa temperatura, per migliorare le condizioni interne di comfort ambientale. Particolare attenzione è stata data anche all’illuminazione naturale della grande aula, applicando sulle grandi vetrate una pellicola traslucida in grado di diffondere uniformemente la luce nell’ambiente interno.

Una parte importante del progetto di Bulian ancora deve essere realizzata e prevede l’unione dell’Aula Ottagona al complesso delle Terme di Diocleziano con l’eliminazione del primo tratto di Via Cernaia, così da configurare un percorso continuo che permetterebbe la rilettura delle antiche strutture diocleziane.


DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
Fantone
Fonte
Lucchini
Fonte

BIBLIOGRAFIA

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Bulian, Gianni. Memoria e innovazione. Dal restauro del monumento al recupero dello spazio urbano. Il complesso monumentale delle Terme di Diocleziano a Roma In: Restauro Recupero Riqualificazione. Il progetto contemporaneo nel contesto storico. a cura di Marcello Balzani. Skira, 2011, ISBN 9788857212135. p. 58-65..


SITOGRAFIA