Scuola di Musica dell’Istituto Politecnico di Lisbona
João Luís Carrilho da Graça
IPL, Campus de Benfica do, 1500-651 Lisboa, Portogallo, 2005-2008

La scuola di musica di João Luís Carrilho da Graça, realizzata a completamento del masterplan del campus universitario della freguesia di Benfica, è situata a nord della capitale portoghese ed è immersa in un contesto fortemente eterogeneo, caratterizzato da un crogiolo di identità differenti: case unifamiliari; edifici a schiera e in linea privi di un carattere architettonico, indifferenti alla cultura e alla tradizione locale, costruiti in seguito all’espansione urbana del XIX secolo; edifici speciali; complessi polifunzionali, tutti “mescolati” tra loro a definire un collage caotico ed inorganico. Limite fisico di questa espansione è il sistema infrastrutturale, in particolare la strada circolare 2, cesura reale tra l’area antropizzata e il Parco forestale di Monstanto.

Il progetto di Carrilho si incontra e si scontra con questo contesto disorganico, proponendo un volume puro, bianco, quasi asettico. L’edificio realizzato dimostra una sintesi perfetta tra funzione, destinazione d’uso e  tipologia edilizia. Esso prevedeva la realizzazione di una scuola di musica e questa particolare funzione, legata anche alla posizione nell’area di progetto, ha inevitabilmente influenzato l’intera idea progettuale che è immanente, chiara, non lascia spazio ad incomprensioni. È evidente la ferma volontà, nonché necessità, di definire uno spazio chiuso, introverso, un luogo “protetto” da rumori e occhi indiscreti. La forma prescelta è quindi quella del recinto, atto primario dell’ars costruendi, che precede la definizione dei tipi edilizi stessi. L’esempio di riferimento scelto dall’architetto, da lui stesso dichiarato, è la Certosa di Pavia, complesso monumentale storico che comprende un monastero ed un santuario, edificato in Italia alla fine del XIV secolo. Il tipo monasteriale è chiaramente riconoscibile nelle planimetrie, in particolare nella pianta del primo piano, caratterizzata da un’area verde centrale delimitata da un “muro cavo”, in cui si succedono piccole celle seriali. Quasi a voler seguire alla lettera l’analogia con il monastero, il progetto rispetta i precetti fondativi della “Regola” benedettina, che al capitolo 66 dispone: “possibilmente il monastero deve essere costruito in modo da potervi trovare quanto è necessario, cioè l’acqua, un mulino, un orto e reparti per le varie attività, così che i monaci non debbano girovagare fuori: ciò infatti non reca alcun vantaggio alle loro anime”.

Carrilho ci offre dunque una rivisitazione in chiave moderna della spazialità del monastero, derivante direttamente dal patio dell’antica domus romana, ma con delle differenze. Realizza infatti un luogo evocativamente sacro e concretamente laicizzato. I monaci sono gli studenti, i musicisti, che sono avvolti da un ambiente sicuro, calmo, protetto dal caos esterno. Hanno a disposizione un’area amministrativa, una biblioteca, un auditorium, una sala conferenze, una caffetteria. Hanno anche a disposizione ambienti singoli, le cellule seriali varianti in dimensioni a seconda dello strumento musicale, più piccole per quelli più deboli, più grandi per quelli a percussione. Il “muro cavo”, interamente in calcestruzzo per garantire  il controllo termico ed acustico, è caratterizzato dal forte dinamismo impressogli dall’andamento a spirale: esso sale sino a raggiungere la quota di 8 m sul lato sud, scelta non solo architettonica ma indispensabile anche per proteggere il lato più esposto al passaggio automobilistico. La percorrenza, che nel chiostro del monastero è affidata al porticato interno, qui viene ribaltata e posta all’esterno, permettendo alle singole unità di avere un affaccio diretto sul giardino. Il claustrum ancora una volta è il luogo dell’incontro, un’area verde scoperta, in cui la piccola comunità può dar vita a concerti collettivi. Al posto del pozzo centrale, quasi una sua trasfigurazione, ritroviamo uno “scavo” dalle curve sinuose, contrapposte alle stereometriche pareti parallele del recinto, articolate da una serie di bucature; tale scavo contiene una scalinata che permette l’accesso diretto ai vani sottostanti. All’esterno, il piano terra arretra e si differenzia dal corpo superiore per aspetto e funzioni, contenendo più destinazioni d’uso collegate tra loro da percorsi labirintici e da stanze nelle stanze. I due livelli sono connessi dalla struttura portante e dai vani scala, che permettono una disposizione “libera” dei vari ambienti. Il blocco inferiore, a differenza di quello superiore, non è “sordo”, ma si presenta permeabile con tagli netti lungo tutto il perimetro, intervallati da una serie di pilastri. Tagli progettati, forse, nel tentativo di offrire agli “abitanti” dell’edificio dei belvedere, delle viste selezionate, assecondando un minimo rapporto con il luogo; oppure semplicemente per realizzare dei “luoghi dello stare”, in un contesto esterno di certo non suggestivo e coinvolgente.


DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

João Luís Carrilho da Graça nasce nel 1952, a Portalegre, in Portogallo. Si diploma alla Scuola di Belle Arti di Lisbona (ESBAL) nel 1977. Dopo il diploma è assistente presso la Faculdade de Arquitectura dell’Universidade Técnica di Lisbona tra il 1977 e 1992. Dal 2001 è professore a contratto presso il Dipartimento di architettura dell’Universidade Autonóma di Lisbona. Dal 2005 è professore a contratto presso l’Universidade de Évora e partecipa a seminari, conferenze e semestri accademici. Nel corso della sua carriera ha conseguito numerosi premi, come il premio dell’Associazione internazionale dei critici d’arte nel 1992 per la costruzione della Scuola Superiore di Comunicazione Sociale; premio “Relação com o sítio”, menzione d’onore Associação dos arquitectos portugueses per la Piscina di campo maior nel 1993; Premio Secil per la Scuola di Comunicazione Sociale di Lisbona nel 1994; Grande premio della giuria “Fad” per il Padiglione “Conhecimento dos mares” dell’Expo 98 nel 1999; premio “Luzboa 2004” della prima Biennale internazionale d’arte di Lisbona; nominato più volte per il Premio Mies van der Rohe, Premio europeo di architettura e recentemente candidato per il Premio August Perret e per il Premi UIA 2005. Nella sua carriera professionale Carrilho da Graça sviluppa numerosi progetti indagando l’architettura sia alla piccola scala, con edifici di abitazione, sia attraverso la costruzione di edifici specialistici come l’edificio preso in esame.


BIBLIOGRAFIA

AA.VV. (a cura di). Joao Luis Carrilho da Graca. a cura di Roberta Albiero, Rita Simone. Milano: Electa, 2006, ISBN 9788837042387.

. Carrilho da Graca - Catálogos de arquitectura contemporánea. a cura di Xavier Güell. Traduzione a cura di Santiago Castàn. Barcelona: Editorial Gustavo Gili, S.A., 1995, ISBN 8425214955.

Ieva, Matteo. Architettura come lingua. Processo e progetto. Milano: Franco Angeli. Nuova serie di Architettura, 2018, ISBN 9788891779397.

Strappa, Giuseppe. Unità dell'organismo architettonico. Note sulla formazione e trasformazione dei caratteri degli edifici. Bari: Dedalo, 1995, ISBN 8822018559.

(a cura di). Ego miles de ordine templi. Ricerche 2010. a cura di Massimo Rassu. Ormea: A.T.S.B. - O.M.R.C.C., 2010, ISBN 9788890539206.

Caniggia, Gianfranco. Strutture dello spazio antropico. Studi e note. Firenze: Uniedit, 1976.