Sinagoga
Vincenzo Costa e Osvaldo Armanni
Lungotevere Dè Cenci, Roma, 00186 RM, Italia, 1901-1904

La Sinagoga di Roma o Tempio Maggiore è sita tra il Lungotevere De’ Cenci e il Portico D’Ottavia. L’edificio occupa uno dei quattro isolati costruiti dopo la demolizione del ghetto, compiuta all’indomani del piano regolatore della capitale entrato in vigore nel 1888. La storia della Sinagoga è legata alle trasformazioni politiche e sociali che cambiarono Roma e l’Italia dopo il 1870. Infatti, solo dopo l’indipendenza della città dallo stato Pontificio e la trasformazione in capitale gli ebrei, che avevano contribuito alla storia millenaria della penisola e in tempi più recenti al Risorgimento, furono equiparati nei diritti civili agli altri cittadini. L’edificio del Tempio Maggiore rappresentava così allo stesso tempo il simbolo dell’emancipazione e un nuovo monumento per la città. Nel 1889 fu indetto un concorso e solo nel 1897 la Comunità ebraica acquistò il terreno dal Comune di Roma. L’università israelitica scelse due progetti che si erano distinti: quello dell’ingegner Attilio Muggia e dell’ingegner Vincenzo Costa in coppia con l’architetto Osvaldo Armanni. Dopo il ritiro del primo, l’incarico fu affidato ad Armanni-Costa che si prefissarono di progettare un edificio che “assumesse forme severe, semplici, non prive tuttavia di una moderata ricchezza e armonizzanti perfettamente […] con quelle degli altri monumenti”. I lavori iniziarono nel 1901 e si conclusero con l’inaugurazione nel luglio del 1904. La Sinagoga è a pianta a croce greca orientata a est, verso Gerusalemme, sormontata da una cupola a padiglione in alluminio traslucido illuminata da dodici finestre nel tamburo e sostenuta all’interno da colonne binate che poggiano su mensoloni. L’edificio è rialzato dal livello della strada da una gradonata che nel fronte principale anticipa un vestibolo colonnato e nei prospetti laterali, in corrispondenza degli ingressi, da edicole con iscrizioni a caratteri ebraici. Il Tempio Maggiore è in stile eclettico con influenze che vanno dalla tradizione greca a quella assira con motivi che dettano le decorazioni interne. L’interno è, infatti, dipinto finemente da Domenico Bruschi e Annibale Brugnoli con dei motivi geometrici e floreali in osservanza al divieto biblico di raffigurazioni umane. La cupola è dipinta con i colori dell’iride, intervallati da palme e alberi di cedro, il resto dei soffitti è dipinto con dei cieli stellati. Le pareti hanno decorazioni floreali di diverse tonalità dell’oro. L’illuminazione è affidata, inoltre, a vetrate policrome all’altezza dei matronei, sostenuti da colonne portanti, in stile greco con influenze Liberty realizzate da Cesare Picchiarini. In corrispondenza dei matronei al livello inferiore si aprono delle navate che conservano antichi arredi marmorei del XVI e del XVII secolo provenienti dalle Cinque Scole, l’edificio di culto dell’antico ghetto prima della costruzione del Tempio Maggiore. Nei giardini che circondano la Sinagoga, crescono piante legate alla tradizione biblica come la palma, l’olivo e il cedro. Il Tempio maggiore rappresenta, in maniera tangibile, il legame profondo tra cultura ebraica e la città di Roma che con la piccola comunità sulle sponde del Tevere, ha condiviso i cambiamenti storici e sociali che si sono succeduti nei secoli.


DISEGNI / ELABORATI

APPROFONDIMENTI
Un'architettura - fra rappresentazione e tradizione
Fonte

BIBLIOGRAFIA

ASCARELLI, Gianni, Daniela DI CASTRO, Bice MIGLIAU, et al. (a cura di). Il Tempio Maggiore di Roma. Torino: Umberto Allemandi, 2004.


SITOGRAFIA