Teatro dell’Unione
Virginio Vespignani
Via Teatro Nuovo, 10, 01100 Viterbo VT, Italia, 1846-1855

Verso la metà del XIX secolo si rese necessario costruire a Viterbo una nuova sala da spettacolo, poichè l’antico Teatro Genio aveva una capienza troppo ridotta ed una scarsa presenza scenica nel tessuto cittadino. Nel 1845 la nuova società teatrale della città, la Società dei Palchettisti, più tardi chiamata Società dell’Unione, pubblicò un programma di concorso per la costruzione di un nuovo teatro, nel quale si richiedeva esplicitamente una struttura in muratura a discapito delle tradizionali soluzioni lignee. L’area scelta per edificare il nuovo teatro, la piazza San Marco (oggi Piazza Verdi o del Teatro), si trovava all’estremità Nord della cinta muraria, al termine del corso cittadino, nei pressi dell’antica porta Sonsa. La posizione strategica del nuovo teatro richiedeva pertanto una facciata di grande impatto, in grado di elevare la piazza antistante a nuovo salotto urbano. La prima selezione dei progetti fu affidata all’Accademia di San Luca, che selezionò le proposte di Andrea Busiri Vici, dell’ingegnere Mariano Volpato e di Virginio Vespignani. La società teatrale viterbese, infine, scelse il progetto di Vespignani, dichiaratamente ispirato ai coevi esempi romani, dal Teatro Argentina al restauro del Teatro Valle ad opera di Giuseppe Valadier e Giuseppe Camporese, fino ai teatri dell’architetto modenese Luigi Camporese.

Il fronte principale del Teatro dell’Unione è articolato in un doppio ordine di colonne, dorico al livello basamentale e ionico al livello superiore, che inquadrano aperture ad arco, e si conclude con un timpano triangolare che incornicia una grande finestra termale. Avrebbero dovuto completare la facciata due file di statue, in basso le raffigurazioni dei Classici del Teatro italiano, in alto la statua di Apollo e delle nove muse.

Interessanti le soluzioni distributive e funzionali interne: i palchi, ventritre per ogni livello più due di proscenio, sono organizzati in quattro ordini. Il palcoscenico è arricchito da un vano per l’ingresso delle carrozze e dei cavalli per particolari rappresentazioni.

Il Teatro, i cui lavori iniziarono nel 1846, fu inaugurato la sera del 4 Agosto 1855, con l’opera verdiana chiamata allora il Viscardello, oggi il Rigoletto.

Della struttura originaria, duramente danneggiata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, le uniche parti che si sono conservate sino ai giorni nostri sono i palchi e parti della facciata.

Tra le altre opere viterbesi di Vespignani vanno ricordati il Caffè Schenardi, l’ingresso monumentale al parco di Prato Giardino, il cimitero cittadino, e le strutture provvisorie per celebrare l’arrivo di papa Pio IX in occasione della festa patronale di Santa Rosa nel 1857. Per l’occasione l’architetto romano progetta due monumentali porte trionfali, “concepite all’insegna della affermazione del classicismo romano in una città di prevalente impronta medievale” (Clementina Barucci).


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Le decorazioni originali del soffitto e dei lacunari sono opera dei bolognesi Samoggia e Dal Pane, gli stucchi sono di Giuliano Corsini da Urbino. Il lampadario, su disegno dello stesso Vespignani, fu realizzato dalla fabbrica Boni e Guerrini di Ancona, con materiale importato da Parigi.

Il soffitto che oggi vediamo è opera del pittore viterbese Angelo Canevari, mentre a Felice ludovisi fu affidata la realizzazione delle tele del soffitto dell'atrio e della biglietteria. I medaglioni dell'atrio sono opera del pittore Badaloni.


BIBLIOGRAFIA

Barucci, Clementina. Virginio Vespignani. Architetto tra Stato pontificio e Regno d'Italia. Roma: Argos, 2006, ISBN 9788888690063.

Scriattoli, Andrea. Viterbo nei suoi monumenti. Roma: F.lli Capaccini, 1915.